18 marzo 2014 ore: 14:11
Disabilità

Expo, Ledha: "Milano non è pronta per accogliere i visitatori disabili"

Per la prima volta le associazioni incontrano comune, regione ed Expo spa per affrontare la mobilità a Milano. Le strutture ora sono insufficienti e manca un piano condiviso tra gli attori del trasporto pubblico
Barriere architettoniche, carrozzina e scale

MILANO – Se oggi arrivassero 200 mila turisti con disabilità a Milano, la stima minima dei visitatori di Expo, "in Lombardia salterebbe tutto: il sistema dei trasporti, i percorsi culturali". Lo dice Franco Bomprezzi, giornalista e presidente di Ledha. Milano non è pronta ad ospitare le persone con disabilità che arriveranno in vista di Expo. "C'è un divario enorme tra l'attenzione dedicata all'accessibilità del padiglione e il resto dei trasporti nella città metropolitana", aggiunge. Sono due anni che la Ledha chiede che si affronti il tema. Per la prima volta oggi alle 17 Regione, Comune ed Expo spa si siedono ad un tavolo per discutere, alla Casa dei diritti di via De Amicis.

Titolo dell'incontro: "Expo 2015: esposizione universalmente accessibile". Ne parleranno Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali e Cultura della salute del Comune di Milano; Giovanni Daverio, direttore Generale Assessorato alla Famiglia, Solidarietà sociale e Volontariato della Regione Lombardia; Umberto Ambrosoli e Carlo Borghetti, consiglieri Regione Lombardia e Guido Arnone, di Expo 2015 spa. Insieme a loro ci saranno le associazioni, Ledha, Acli e Unione ciechi. "Credo che l'incontro sia positivo, ma da solo non basta", continua Bomprezzi.

Trenord, Trenitalia, Grandi Stazioni, Sea e Atm ancora non hanno condiviso insieme un piano per la gestione dei mezzi pubblici. È questa la mancanza più evidente finora riscontrata da Ledha: i grandi attori del trasporto pubblico lombardo e milanese non hanno trovato un modo per garantire a visitatori in sedia a rotelle un comodo ingresso dall'uscita dell'aeroporto fino al centro cittadino. "Ci vuole un coordinamento – conclude Bomprezzi – bisogna decidere chi fa qualcosa, come e in che tempi". Il tempo stringe, gli allarmi sul ritardo accumulato si moltiplicano. (lb) 

© Copyright Redattore Sociale