11 aprile 2018 ore: 14:44
Economia

Censimento dei senza dimora, una "fotografia dell'emergenza" a Milano

I commenti degli enti che si occupano dei clochard. Pedroni (Padri Somaschi): "Rappresentano gli ultimi degli ultimi". Regazzo (Progetto Arca): "Persone che fino a poco tempo fa non erano in quella condizione". Maggi (Sant'Egidio): "Sert e Cps non sono strutturati per intervenire"
Senza dimora si copre con coperta

MILANO - Ognuna delle 2.608 persone senza dimora censite dall'Università Bocconi e dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti, ha una sua storia particolare e bisogni precisi. Sono volti che le organizzazioni di volontariato e del terzo settore conoscono bene, perché offrono loro assistenza e ascolto. Tutto l'anno. Rappresentano un piccolo spicchio della popolazione della città, 2 persone ogni mille abitanti. "Capita a tutti di incrociarli - sottolinea Costantina Regazzo, direttrice dei servizi di Progetto Arca -. Oggi più che una volta, capita che si tratti di persone che magari fino a poco tempo fa non erano in quella condizione. In strada finiscono padri separati, disoccupati o gli stranieri a cui è stata respinta la domanda d'asilo". "Dobbiamo partire dalla consapevolezza che la strada ci dà una fetta della popolazione che rappresenta gli ultimi degli ultimi - aggiunge Valerio Pedroni della Fondazione Padri Somaschi -. E se finisci in strada poi è molto difficile uscirne. La rete degli enti che si occupano di senza dimora cerca di conservare la dignità di queste persone, così che possano trovare la forza e la fiducia per reinserirsi nella società".

Il censimento, Raccontami2018, è stato svolto in tre sere, grazie a circa 700 volontari. La prima sera, il 19 febbraio, è stata effettuata una vera e propria conta di chi dormiva in strada o nei dormitori. Nei due giorni successivi, sono state fatte delle interviste a chi era ospite dei dormitori. Dai primi dati emersi (vedi lancio del 9 aprile), dei 2.608 senza dimora censiti, 587 erano in strada e 2.021 (pari al 77%) in strutture di accoglienza notturna. Le persone in strada rispetto al totale dei senza dimora sono meno a Milano (23%) che a Roma e Torino (48% e 38% rispettivamente). Bocconi e Fondazione Rodolfo Debenedetti hanno svolto un analogo censimento nel 2013. Nell’arco degli ultimi cinque anni, la presenza dei senza dimora a Milano risulta nel complesso stabile. È tuttavia leggermente aumentata la percentuale di persone incontrate in strada o in "luoghi non preposti all’abitazione (stazioni, ospedali, bus, veicoli, etc.)" piuttosto che in strutture di accoglienza notturna: nel 2013, il 19% dei senza dimora era stato rilevato in strada, contro il 23% della rilevazione di quest’anno. In termini assoluti, il numero di persone in strada è passato da 492 nel 2013 a 587 nel 2018 (+19%). Delle persone che dormono in strada, il 71% passa la notte all’aperto in senso stretto (marciapiedi, porticati, panchine, etc.). Di queste, il 78% dispone di coperte o sacco a pelo per ripararsi durante la notte e il 30% ha con sé oggetti ingombranti (valige, sacchi, etc.). 

"I dati sui dormitori fotografano l'emergenza - sottolinea Ulderico Maggi della Comunità di Sant'Egidio -. Il problema che ci dobbiamo porre tutti, anche a livello istituzionale, è come avviare percorsi e servizi strutturati. E il primo nodo da sciogliere è quello della separazione tra sanità (che fa capo alla Regione, ndr) e assistenza (compito del Comune, ndr). In strada incontriamo persone con dipendenze da droghe, da alcol o con problemi di salute mentale. Ma sia i Sert che i Cps non sono strutturati per intervenire in queste situazioni. Ci vuole una regia unica e interventi integrati. Se un senza dimora è alcol dipendente e soffre di disturbi psichici deve essere possibile seguirlo anche in strada. Oggi non è così". (dp)

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