2 dicembre 2002 ore: 15:01
Salute

Sono 5301 le persone colpite dal virus in Emilia Romagna. Scende il numero di bambini infetti

BOLOGNA - Emilia-Romagna e Aids: se n’è parlato stamani durante il seminario intitolato “Vivi e lascia vivere”, organizzato dalla Regione e dall’Azienda Usl Città di Bologna nell’Aula Prodi, piazza San Giovanni in Monte. “Vivi e lascia vivere”, infatti, è lo slogan scelto per la campagna 2002-2003 lanciata dall’Unaids (che raggruppa vari organismi tra cui Oms, Unicef e Unesco), in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids, svoltasi ieri. Ecco i dati dell’Emilia-Romagna: nel periodo ‘84-2001, i casi di Aids notificati da parte delle strutture sanitarie regionali ammontano a 5301 (di questi, 4803 sono residenti); le persone sieropositive, dall’inizio dell’epidemia, sono stimate tra le 11.000 e le 15.000. Nel confronto nazionale, secondo i dati del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità, nel 2001 l’Emilia-Romagna è al terzo posto (4,9) dopo Lombardia (5,8) e Lazio (5,1), per tasso di incidenza ogni 100.000 abitanti. Uno sguardo ai pazienti più piccoli: in Emilia-Romagna, come nel resto del Paese, il numero dei bambini risultati infetti è andato riducendosi in maniera significativa con l’adozione dei protocolli di prevenzione e profilassi anche farmacologica della trasmissione verticale dell’infezione da Hiv. Il seminario di stamani è stata un’occasione per fare il punto sul fenomeno, ma anche per proporre una riflessione sull’utilizzo di nuovi strumenti di comunicazione per la diffusione dell’informazione e sul servizio di consulenza anonimo (“counselling”). Tra tante difficoltà, un “nodo” da risolvere: la malattia, infatti, rappresenta un rilevante problema di sanità pubblica anche a causa dell’insufficiente percezione di rischio che ne ha la popolazione. Lo dimostra il fatto che in Emilia-Romagna, ben il 42% delle persone che si scopre ammalato di Aids non sia venuto a conoscenza prima della propria sieropositività: il concetto di “rischio per tutti” non sembra dunque essere ancora sufficientemente introiettato. Bisogna poi tenere presente che la repentina riduzione dei casi verificatisi negli ultimi anni è difficilmente attribuibile ad una riduzione delle infezioni da Hiv che risultano invece stabilizzate, ma è piuttosto da mettere in relazione alla diffusione di nuove terapie che “combinano” più farmaci antiretrovirali, i quali consentono un aumento del tempo trascorso tra la sieropositività e la malattia e la riduzione di rischi di sviluppo di patologie correlate e di morte. Da tutte queste considerazioni emerge la necessità di un maggiore investimento nelle attività di prevenzione e di comunicazione: tra le prime iniziative in questa direzione, il Telefono verde Aids (800 856080, risponde 24 ore su 24) promosso e finanziato dalla Regione, e il sito internet www.telefonoaids.it, che offre la possibilità di un contatto diretto con medici e psicologi. (mp)
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