16 ottobre 2018 ore: 16:15
Disabilità

Giornata del cane guida. Studenti "a scuola di disabilità" con Italo e Freddy

A Pesaro seconda edizione del progetto “I miei occhi sono pelosi”, promosso dall’Uici Marche in collaborazione con la sezione territoriale e la Commissione regionale cani guida. Nelle Marche in aumento le persone non vedenti che fanno richiesta di un cane guida, ma l’attesa è lunga

PESARO - L’attenzione costantemente rivolta ai due splendidi cani guida, l’interesse crescente per un mondo che fino a quel momento non conoscevano affatto. E poi le domande, tante. Si è svolta con successo, nell’istituto comprensivo “Gianfranco Gaudiano” di Pesaro, la seconda edizione del progetto “I miei occhi sono pelosi”, rivolto ai ragazzi delle scuole medie. Pensato per sensibilizzare i giovani in tema di disabilità e realizzato in occasione della Giornata Nazionale dei Cani Guida, mira a spiegare come ci si deve comportare quando si incontra un non vedente con il proprio cane, come avviene il complesso addestramento e cosa dice la legge.

Promosso dall’Uici Marche (Unione italiana ciechi e ipovedenti) in collaborazione con la sezione territoriale di Pesaro e la Commissione regionale cani guida, l’incontro ha visto la partecipazione di una cinquantina di studenti, accompagnati dalla preside Angela De Marchi. In cattedra Italo e Freddy, fedeli e preparati accompagnatori a quattro zampe, e gli amici non vedenti con i quali vivono in simbiosi: Stefania Terrè, referente regionale della Commissione, e Mario Santoni, dell’Uici di Ancona. In aula anche Maria Mencarini, presidente della sezione territoriale Uici, e Bedale, labrador ‘da lavoro’ impegnato nella pet therapy.

Tante le domande dei ragazzi: “Il tuo cane è bellissimo, ma tu che non lo puoi vedere, come te lo immagini?”. “Come fai ad accorgerti quando deve fare pipì?”. “Lui come fa a sapere dove vuoi andare?”. E ancora: “Ma insieme potete entrare dappertutto?”. La lezione con gli operatori dell’Uici è stata soprattutto uno scambio di esperienze e di emozioni per inviare il messaggio più importante: “Per un cieco il cane guida non è un capriccio. Per un cieco il cane guida è una necessità e non può essere mai allontanato dal suo padrone”.

 

Nelle Marche sono in aumento le persone non vedenti che fanno richiesta di un cane guida: attualmente sono una quindicina, ma i tempi di attesa (da 24 a 30 mesi) a volte scoraggiano le richieste. Le lunghe attese sono dovute a ragioni economiche e tecniche, perché per addestrare un cane guida ci vogliono almeno sei mesi e in Italia esistono solo quattro scuole.

“Il cane ti fa attraversare la strada?” hanno chiesto ancora i ragazzi. “In realtà no – ha risposto Mario – perché la sua altezza non gli permette di capire quando può attraversare, allora devi affidarti alle tue orecchie. Per questo tutti i semafori dovrebbero essere dotati di cicalino sonoro. Per questo è importante parcheggiare sempre bene, lasciando libere rampe e strisce pedonali: quell’”attimino” che per un automobilista non significa niente, per noi è spesso causa di incidenti, a volte anche mortali. Il cane guida è un vero e proprio ausilio, oltre che un compagno di vita. E chi decide di muoversi con lui migliora la propria autonomia e il proprio stato psico-fisico, adottando un amico inseparabile”.

 

Particolare attenzione è stata rivolta alla legge nazionale 37/74, poi integrata e modificata dalla 376/88 e dalla 60/06, secondo cui il cane guida può entrare in tutti gli esercizi aperti al pubblico, ospedali, ambulatori medici, mezzi di trasporto come autobus, navi e aerei senza dover pagare nessun supplemento. “Abbiamo una legge ma non mancano episodi discriminatori – è stato ribadito - frutto di pregiudizi e scarsa conoscenza delle norme”.

“Il cane è anche un impegno – ha sottolineato Stefania -. Ma il piacere di uscire da soli è unico. La prima volta che ce l’ho fatta a entrare da sola in un bar con Italo, ho pianto. Il cane ti stimola a essere più intraprendente, perché con lui non ti senti sola. Se arrivi in un posto affollato con il bastone bianco avverti subito la sensazione di disagio di chi ti sta intorno. E tutto questo ti isola ancora di più. Quando c’è il cane invece, le persone si avvicinano, anche solo per accarezzarlo. Io quando sono con Italo non mi vergogno di chiedere informazioni o frequentare gli ambienti che mi piacciono. Lui è un essere vivente che ti sta a fianco. Non posso vederlo – conclude Stefania -, ma lo so che il mio cane è bellissimo”.

 

 

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