19 febbraio 2019 ore: 10:05
Giustizia

La protesta artistica dei redattori detenuti: il giornale esce scritto a mano

Tre mesi fa i computer della redazione sono stati sequestrati, ecco perché il numero di febbraio di “Penna libera tutti” il giornale del carcere di Pesaro è uscito in “forma pre Gutemberg”. Dal 2012 a oggi sono 150 i detenuti che si sono alternati in redazione, oggi sono 14, di cui 4 donne
Penna libera tutti

PESARO - “Questo numero esce in forma pre-Gutemberg, l'inventore della stampa a caratteri mobili, non per cifra stilistica vintage oggi molto di moda ma perché in redazione non abbiamo più i computer”. Con queste parole i redattori di “Penna libera tutti”, il giornale del carcere di Pesaro, spiegano nell'editoriale del numero di febbraio la scelta di far uscire le 4 pagine in formato tabloid interamente scritte a mano. Il motivo? “Nel mese di novembre durante un'ispezione di routine è stata riscontrata la manomissione della password di administrator, manomissione fatta in buona fede nel tentativo di correggere delle anomalie che si verificavano nel software”, spiegano i redattori. Da qui il sequestro da parte degli ispettori della Casa circondariale. “I ragazzi capiscono il motivo del provvedimento ma visto che, dopo tre mesi, i computer non sono ancora tornati indietro, hanno pensato a questa forma pacifica di protesta: scrivere il numero a mano”, spiega il direttore Roberto Mazzoli.

La protesta pacifica non è passata inosservata. Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale volontariato e giustizia e direttrice di “Ristretti orizzonti”, il giornale del carcere di Padova, l'ha definita “un'idea geniale perché si fa capire che si può protestare in modo non violento e quindi ancora più significativo”. Mentre Sibyl von der Schulenburg, che dirige Artisti Dentro onlus, un'associazione che si pone come tramite tra il dentro e il fuori le mura carcerarie, ha palato dalle pagine del Resto del Carlino di Pesaro, di “gesto artistico”.

Penna libera tutti



“Penna libera tutti” esce una volta al mese come inserto del settimanale interdiocesano “Il nuovo amico” dal 2012. “In questi 7 anni non abbiamo mai saltato un'uscita e abbiamo visto passare dalla redazione 150 persone – dice Mazzoli - Oggi sono 14 i redattori, di cui 4 donne”. Il carcere di Pesaro (200 detenuti per 130 posti) è una Casa circondariale “e il turnover è serrato”. In media i redattori rimangono per un anno e mezzo, due in redazione. “La nostra è una delle attività dell'area pedagogica che viene proposta ai detenuti – continua il direttore – Le domande sono tante ma riusciamo a prendere al massimo 15 persone, le altre rimangono in attesa che il turnover le sblocchi”. Capita però che anche chi non partecipa alla redazione abbia la possibilità di scrivere sul giornale, “alcuni mandano lettere o articoli che cerchiamo di inserire, spesso si tratta del compagno di cella di uno dei redattori. C'è grande interesse per questa attività e l'uscita del giornale è un momento molto atteso: i detenuti se lo passano e lo spediscono ai familiari”.

La redazione si riunisce una volta alla settimana, il venerdì mattina. Oltre a Mazzoli, in redazione c'è Francesca Renga a coordinare il lavoro dei redattori. “La redazione è multietnica, ci sono persone religiose e altre che non lo sono, l'età media è di 30/35 anni, il più giovane ha 23 anni, il più vecchio 60 – dice il direttore – Il vantaggio di Penna libera tutti è di essere inserito in un altro giornale che riesce a portare la voce dei detenuti a tante persone. La linea editoriale che ci siamo dati non è quella del Nuovo amico, ma si rifà a Ristretti orizzonti: ci siamo dati un'autodisciplina e raccontiamo l'esperienza della detenzione ponendo attenzione sia verso chi scrive sia verso chi è fuori”.

Da quattro anni anche gli studenti delle scuole superiori del territorio entrano in carcere. Da ottobre a dicembre 2018 sono entrate 7 classi. “Gli insegnanti fanno compilare agli studenti una sorta di questionario per capire cosa sanno del carcere – spiega Mazzoli – Nel primo incontro il dialogo nasce in maniera spontanea, si legge il giornale, si fanno raccontare dai detenuti cos'è la detenzione”. Durante l'anno gli studenti rimangono in contatto con la redazione in forma epistolare. “Il percorso si chiude alla fine dell'anno quando gli studenti ritornano in carcere – continua – e il questionario compilato all'inizio viene ribaltato: i ragazzi si fanno un'idea più precisa del carcere e spesso cadono i pregiudizi verso una realtà che appartiene alla città. È un percorso di legalità”. (lp)

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