10 maggio 2017 ore: 13:34
Immigrazione

Migranti, SOS Mediterranee scrive all'Europa. "Mettere in pratica la solidarietà"

Lettera aperta ai capi di governo europei per chiedere, tra le altre cose, di accrescere i mezzi di soccorso in mare per salvare vite umane, porre fine alla criminalizzazione delle Ong e garantire che i migranti siano condotti in un porto sicuro conformemente al diritto internazionale
Migranti. Soccorso in mare della nave SOS Mediterranee

PALERMO - Accrescere i mezzi di soccorso in mare per salvare le vite umane, porre fine alla criminalizzazione delle organizzazioni non governative e garantire che i migranti siano condotti in un porto sicuro conformemente al diritto internazionale. Sono alcune delle richieste che nella sua lettera aperta l'associazione SoS Mediterranee rivolge ai capi di governo dell'Europa.

"Per la Giornata dell'Europa, SOS Mediterranee chiede a tutte le istituzioni e ai capi di governo europei di mettere in pratica i valori comuni di solidarietà e di umanità, fornendo i mezzi necessari per salvare vite umane in mare - scrive la ong -. Tutte le persone in pericolo in mare, indipendentemente dal loro background, hanno diritto alla protezione e al rispetto dei loro diritti umani, e in particolare il diritto a ricevere assistenza umanitaria. Pertanto chiediamo alle istituzioni europee: di sostenere e di aumentare drasticamente i mezzi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. La presenza delle ONG è un contributo limitato, e non possiamo essere l'unica soluzione; di garantire che le persone salvate siano condotte in un porto sicuro, conformemente al diritto internazionale; di porre fine alla criminalizzazione delle organizzazioni non governative, il cui unico scopo è salvare vite umane; di dare priorità alla protezione e conservazione della vita e della dignità umane, anche in mare".

"Il Mar Mediterraneo è diventato il confine più mortale del mondo. Nel solo 2016, 5.079 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e dal 2000 i morti sono stati decine di migliaia - continua nella sua lettera la ong -. Questa tragedia umanitaria ha luogo alle porte dell'Europa da più di 15 anni. Il 9 maggio 2015, un gruppo di cittadini europei ha fondato SoS Mediterranee, credendo che fosse inaccettabile lasciare annegare le persone senza tendere una mano. Questo è accaduto solo pochi mesi dopo che l'Europa ha fatto la scelta deliberata di porre fine a Mare Nostrum, l'operazione di soccorso su larga scala condotta dalla Marina Militare italiana per un anno. Da allora, siamo stati testimoni della mancanza di mezzi di soccorso sufficienti così come di una più generale mancanza di una risposta politica nel Mediterraneo". 

"Fin dal lancio della nostra missione 14 mesi fa, abbiamo completato 101 operazioni di soccorso - si legge ancora nella lettera - sotto l'autorità del Maritime Rescue Coordination Centre (MRCC) di Roma e accolto un totale di quasi 18n mila persone a bordo della Aquarius, 1/4 dei quali sono minori, la maggior parte di loro non accompagnati. Le persone soccorse dalle nostre squadre hanno avuto motivi diversi per lasciare i loro paesi di origine, ma ora hanno tutti lo stesso obiettivo: fuggire dalla Libia che essi descrivono come l'inferno e trovare un futuro sicuro. Come professionisti marittimi e umanitari, ci sentiamo in dovere di farci avanti e di agire, motivati da un principio universale: ogni persona in pericolo in mare deve essere soccorsa e trattata con dignità. Non importa da dove viene, non importa dove va. Consideriamo questo un dovere morale e legale, basato sui principi di umanità e di solidarietà in mare e del diritto marittimo internazionale".

"Abbiamo raccolto numerose testimonianze a bordo della Aquarius, che illustrano chiaramente i livelli estremi di violenza subita in Libia - riporta ancora la lettera -. Mentre le storie variano da persona a persona, tutte hanno una cosa in comune: in Libia, la violenza contro i rifugiati e migranti è all'ordine del giorno. Si presenta sotto forma di arresti arbitrari e sequestri, estorsioni e lavoro forzato, abusi fisici e torture nei centri di detenzione, violenza sessuale e omicidio. Il nostro partner medico, Medici Senza Frontiere conferma di questi terrificanti racconti durante le visite mediche".

Una delle forti richieste della ong all'Europa è anche quella di porre fine alla criminalizzazione delle Ong. "Nonostante gli instancabili sforzi per salvare vite umane nel Mediterraneo centrale durante tutto l'ultimo anno - scrivono -, le ONG hanno recentemente affrontato attacchi provenienti da diverse parti, tra cui Frontex, l'agenzia della guardia di frontiera e costiera dell'UE, il procuratore capo di Catania (Sicilia) Carmelo Zuccaro e, ultima ma non meno importante, la Guardia Costiera libica. SOS Mediterranee prende nettamente le distanze da queste accuse. L'azione umanitaria non è la causa di questa crisi, ma una risposta. Le organizzazioni umanitarie che svolgono ricerca e soccorso in mare hanno salvato decine di migliaia di persone dall'annegamento ogni anno. Senza la nostra presenza in mare, ancora più persone sarebbero morte. Riconosciamo che le operazioni di ricerca e soccorso in mare da sole non sono una soluzione sostenibile alla crisi umanitaria in corso nel Mediterraneo. Tuttavia, in assenza di vie di accesso sicure per le persone in cerca di rifugio, spetta ai leader europei fornire una risposta comune". (set)

© Copyright Redattore Sociale