23 maggio 2016 ore: 10:00
Giustizia

Carcere e disabilità, "a Bari urgente un’equipe di salute mentale stabile"

Una nuova struttura e personale specializzato per migliorare l’assistenza: la direttrice Lidia de Leonardis apre le porte del carcere, che ha un secolo di vita: “Al lavoro con la Asl per una intensificazione della telemedicina”
Carcere: detenuto di spalle

BARI – Un vecchio carcere nel cuore di Bari, con un secolo di vita sulle spalle e 355 detenuti nelle celle, il 70 per cento dei quali non ha una condanna definitiva. Un centro clinico importante e progetti all’avanguardia che però hanno bisogno di una struttura che segua il passo e tenga il ritmo.

Il progetto Caregiver compie un anno e conferma che la formazione professionale è la strada giusta. Ma cosa si può fare per migliorare ulteriormente l’assistenza dei detenuti disabili? La direttrice della Casa circondariale, Lidia de Leonardis, apre le porte del suo istituto, tra progetti, carenze e la presenza, sempre più pressante ed urgente, della tecnologia. La Casa Circondariale è una vecchia struttura, operativa ormai da un secolo, con 2 sezioni di alta sicurezza, 2 di media sicurezza, un reparto per i detenuti precauzionali e sex offender, il reparto Sai di assistenza sanitaria integrata, l’ex centro clinico, con tre piani due di degenza, uno destinato a paratetraplegici, un altro per gli ammalati cronici e per diagnosi e cura ed un altro piano destinato a fisioterapia, ambulatori diagnostici, gabinetti radiografici e visite specialistiche. Nella struttura c’è anche una distinta sezione femminile per la quale è programmata la completa ristrutturazione.

“Sul piano strutturale Bari avrebbe bisogno di un nuovo carcere, concepito con canoni moderni. – spiega la direttrice  - L’attuale struttura è stata costruita nel 1914 ed è operativa dal 1926. I molteplici adattamenti strutturali eseguiti e programmati non potranno mai soddisfare appieno le esigenze della medicina penitenziaria in materia di disabilità croniche. Nel campo dell’offerta sanitaria la Regione Puglia dovrebbe ancora adeguarsi agli standard delineati negli stessi accordi Stato/Regioni, potenziare le strutture di accoglienza e riabilitazione di carattere socio/sanitario dove collocare, ove ammissibile sul piano giuridico penitenziario, i detenuti con disabilità; adeguare il personale: a Bari in modo particolare sarebbe urgente la piena operatività di un’equipe di salute mentale stabile, che prenda in carico il detenuto, sul modello dei centri d’igiene mentale sul territorio, modello operativo specificatamente previsto dalla stessa Regione per Bari. L’assistenza alle numerose disabilità mentali oggi è gestita con la sola attività di consulenza di psichiatria e psicologia”.

“Sul piano strutturale – prosegue la direttrice - stiamo lavorando con la Asl per una intensificazione della telemedicina, come per esempio la possibilità di lettura a distanza di referti radiologici ed elettroencefalici, oltre il cardio on line già attivo. Molteplici sono i progetti proposti, alcuni in corso col Comune e l’Area Metropolitana di Bari, con la Regione Puglia, con l’Università di Bari e con molte istituzioni ed agenzie anche del volontariato che operano nel territorio per quell’impegno alla cultura della egalità ed al processo di inclusione sociale che la Costituzione ci chiede”.

Per la de Leonardis “solo differenziando, concentrandosi sulla persona, aprendosi con opportunità concrete al territorio è possibile realizzare il dettato costituzionale”. “I nostri progetti sono molteplici. – sottolinea - Per rimanere nell’ambito della stessa Azienda universitaria del Policlinico di Bari, c’è un altro progetto in attuazione per il quale è stata già sottoscritta una convenzione che riguarda un miglior utilizzo del reparto ospedaliero detentivo all’interno dello stesso Policlinico di Bari in modo da velocizzare e migliorare gli inquadramenti diagnostici e terapeutici complessi, riducendo così le degenze nel Sai e le visite specialistiche portando di volta in volta il detenuto presso gli ambulatori e reparti esterni”.

I detenuti. Attualmente sono presenti 335 detenuti, in linea con i parametri minimi della Corte Europea (Cedu), avendo superato il problema del sovraffollamento che registrava 659 detenuti nel 2010. I detenuti presenti sono per il 70 per cento circa non ancora definitivi (57 per cento in attesa di giudizio) e per il 30 per cento condannati definitivi in espiazione di pena. Il 27 per cento è di nazionalità straniera. Tra gli stranieri la percentuale dei non definitivi sale al 75 per cento.

I reati. La prevalenza dei reati commessi  è contro il patrimonio. Estorsioni, ricettazioni, rapine e varie fattispecie di furti sono le principali attività criminose, insieme allo spaccio organizzato di sostanze stupefacenti. “Queste due aree di reati – sottolinea la direttrice - sono da incrociare col dato dell’associazione a delinquere organizzata, il 461/bis, che è abbastanza rilevante nelle fattispecie presenti in Bari. Abbastanza consistente anche il dato relativo alla violenza sessuale su minori e donne”. (Teresa Valiani)

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