15 ottobre 2001 ore: 15:46
Non profit

Un progetto di sviluppo per l'Africa dall'Africa: dopo il G8 il Map torna in Italia

ROMA - L'Africa "può". Partendo dalle proprie forze, dalla terra e dalle risorse di cui è ricca. E' questo il dogma principale su cui si regge il Map, Millennium partnership for the african recovery program. Ovvero, il primo piano di rilancio economico e politico elaborato dagli africani per l'Africa e presentato, quasi nell'indifferenza generale, durante il G8 di Genova. E proprio per spezzare l'ostinato silenzio che ha coperto in questi mesi il progetto, del Map si è riparlato oggi, presso la libreria Odradek, in un incontro pubblico organizzato da "Chiama l'Africa", al quale hanno partecipato Eugenio Melandri (coordinatore nazionale), il giornalista Jean Leonard Touadi e alcuni ambasciatori africani.
Map: la sigla è breve, ma il progetto è complesso e articolato ed è portato avanti congiuntamente dai presidenti del Sudafrica, della Nigeria, dell'Algeria, del Mali, del Senegal.
Fermo restando che il problema principale dell'Africa è la riduzione della povertà, secondo il Map occorre mettere in campo tutti i necessari cambiamenti politici, economici e culturali per affrontare il problema. Partendo da questa premessa, si arriva all'asse portante del Piano, ossia la qualità del governo, essenziale per ridurre la povertà. Che significa, democrazia, difesa dei diritti umani, trasparenza amministrativa, cessazione dei conflitti.
Sul piano economico il Map sottolinea che l'Africa ha bisogno di una crescita annua ferma al 7 per cento se vuole cominciare ad intaccare il muro della povertà. Crescita economica, d'altra parte, che non può prescindere dall'accesso all'istruzione, al credito, alla valorizzazione del ruolo delle donne anche nei grandi processi politici ed economici. Senza trascurare le riforme strutturali della sanità, dei servizi pubblici, delle infrastrutture, della cooperazione regionale.
Un Piano completo che però non ha ricevuto alcun riscontro da parte dei "Grandi della terra" a Genova, che si sono invece limitati ad elaborare l'ennesimo piano di aiuti esterni al continente. I Capi di stato africani non perdono occasione per sottolineare come la politica di autodeterminazione dell'Africa sia anche un vantaggio per i paesi europei, che non potranno sostenere ancora per tanto tempo "l'onere" di aiutare lo sviluppo di una zona della terra con 700 milioni di abitanti e i rischi sempre incombenti di destabilizzazioni politiche ed economiche. (mtm)
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