Falsi invalidi: Fish e Anmic criticano lo “stigma” nella lettura dei dati Inps
Disabilità: giovanni chiarinelli - falsi invalidi
ROMA – Dai dati allo stigma: così dalle pensioni d'invalidità si torna a parlare di falsi invalidi. La denuncia arriva, quasi all'unisono, da Fish e Anmic, all'indomani dell'articolo pubblicato da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera con il titolo “Accompagnatori, ciechi e falsi invalidi: cinque miliardi di welfare clientelare”. Dato fondamentale: il 44,8 per cento dei trattamenti erogati riguarda il Sud, dove risiede il 34,4 per cento della popolazione. Segno che qualcosa non va. Segno che sulle pensioni e gli assegni d'invalidità e accompagnamento “lucrano” i soliti “falsi invalidi”.
Insorgono però le associazioni. “Nei titoli strillati e, talvolta, strumentalmente enfatizzati dai media riguardo alle pensioni di invalidità - dichiara il Presidente nazionale Anmic Nazaro Pagano - sembra prevalere anche stavolta il tentativo di suscitare nella pubblica opinione l’errata convinzione della necessità di tagliare la spesa al Welfare. Sarebbe invece a nostro giudizio più serio e fruttuoso istituire un tavolo di concertazione e collaborazione fra Inps e associazioni di tutela dei disabili, al fine di monitorare la reale situazione, a vantaggio sì del legittimo controllo della spesa pubblica. Ma anche, e soprattutto, a tutela dei cittadini realmente invalidi che rischiano di divenire il capro espiatorio dei progetti di revisione di spesa mentre, paradossalmente, percepiscono una pensione assolutamente bassa e inadeguata, di soli 280 euro al mese”. Per questo Anmic chiede di conoscere “i risultati delle numerosissime verifiche che vengono effettuate sui disabili e quali sono i risparmi finali davvero ottenuti. Infatti – ricorda Anmic - per la valutazione della invalidità l’Inps utilizza tabelle elaborate dal ministero della Salute (ma bocciate dalle Commissioni parlamentari Salute e Affari sociali della Camera), ritenute inidonee a valutare oggettivamente l’invalidità civile”.
Critica anche la Fish, che tramite il presidente Vincenzo Falabella commenta: “Rizzo riporta alcuni dati enfatizzando lo squilibrio territoriale nell’erogazione delle provvidenze agli invalidi civili”. A tal proposito, la federazione ricorda a Rizzo che “andrebbe osservata la spesa sociale nella sua interezza, non limitandosi alle sole pensioni e indennità. Scoprirebbe – Rizzo e altri – che la spesa sociale in servizi e sostegni per la disabilità in Emilia-Romagna è – secondo Istat – di 4.232 euro l’anno per persona con disabilità, quasi dieci volte la spesa della Calabria: 469 euro all’anno. Scoprirebbe come aumenti il ricorso alle pensioni di invalidità laddove la spesa sociale e i servizi sono più lacunosi”. Continua Falabella: “Rizzo, in buona compagnia, lascia trasparire abusi, elusioni, truffe, ipotizzando addirittura l’importo (non si comprende su quali stime) di tale fenomeno: 5 miliardi originati da un welfare truffaldino. Dimentica Rizzo che dal 2010 al 2015 è stata condotta in Italia una gigantesca campagna di controlli: circa un milione e 200 mila persone. Una campagna condotta dall’Inps su mandato del Parlamento con costi enormi rispetto ai risultati.
Fish stima prudenzialmente che tale operazione abbia prodotto l’irrisorio risparmio dello 0,2% della spesa annui”. Non solo: “Rizzo, e forse anche Boeri, ignorano o fingono di ignorare che dal 2007 tutti i verbali prodotti dalle Aziende Asl (con commissioni di 6 operatori) vengono rivisti da Inps (altra commissione) prima che vengono concesse pensioni o indennità. Un apparato di controllo costoso su cui forse è il caso di interrogarsi. “Noi lo abbiamo fatto – conclude Falabella – I dati di Istat, Inps, Corte dei Conti li conosciamo bene e li abbiamo analizzati con la serietà e l’attenzione che meritano e siamo disponibili a confrontarci pubblicamente con chiunque. Al contrario, continuiamo ad assistere allo stigma e alla distorsione che non producono nulla di positivo né per le persone con disabilità né per le politiche sociali di questo Paese”.