31 marzo 2016 ore: 15:10
Disabilità

Falsi invalidi: Fish e Anmic criticano lo “stigma” nella lettura dei dati Inps

ieri un articolo di Rizzo sul Corriere della Sera denunciava “5 miliardi di welfare clientelare”. Oggi insorgono le associazioni. “Titoli strillati, dati enfatizzati. Veri invalidi prendono 280 euro al mese”. Falabella: “Campagna di accertamenti ha portato irrisorio risparmio dello 0,2%. Disponibili a confrontarsi”
Disabilità: giovanni chiarinelli - falsi invalidi

Disabilità: giovanni chiarinelli - falsi invalidi

ROMA – Dai dati allo stigma: così dalle pensioni d'invalidità si torna a parlare di falsi invalidi. La denuncia arriva, quasi all'unisono, da Fish e Anmic, all'indomani dell'articolo pubblicato da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera con il titolo “Accompagnatori, ciechi e falsi invalidi: cinque miliardi di welfare clientelare”. Dato fondamentale: il 44,8 per cento dei trattamenti erogati riguarda il Sud, dove risiede il 34,4 per cento della popolazione. Segno che qualcosa non va. Segno che sulle pensioni e gli assegni d'invalidità e accompagnamento “lucrano” i soliti “falsi invalidi”.

Insorgono però le associazioni. “Nei titoli strillati e, talvolta, strumentalmente enfatizzati dai media riguardo alle pensioni di invalidità - dichiara il Presidente nazionale Anmic Nazaro Pagano - sembra prevalere anche stavolta il tentativo di suscitare nella pubblica opinione l’errata convinzione della necessità di tagliare la spesa al Welfare. Sarebbe invece a nostro giudizio più serio e fruttuoso istituire un tavolo di concertazione e collaborazione fra Inps e associazioni di tutela dei disabili, al fine di monitorare la reale situazione, a vantaggio sì del legittimo controllo della spesa pubblica. Ma anche, e soprattutto, a tutela dei cittadini realmente invalidi che rischiano di divenire il capro espiatorio dei progetti di revisione di spesa mentre, paradossalmente, percepiscono una pensione assolutamente bassa e inadeguata, di soli 280 euro al mese”. Per questo Anmic chiede di conoscere “i risultati delle numerosissime verifiche che vengono effettuate sui disabili e quali sono i risparmi finali davvero ottenuti. Infatti – ricorda Anmic - per la valutazione della invalidità l’Inps utilizza tabelle elaborate dal ministero della Salute (ma bocciate dalle Commissioni parlamentari Salute e Affari sociali della Camera), ritenute inidonee a valutare oggettivamente l’invalidità civile”. 

Critica anche la Fish, che tramite il presidente Vincenzo Falabella commenta: “Rizzo riporta alcuni dati enfatizzando lo squilibrio territoriale nell’erogazione delle provvidenze agli invalidi civili”. A tal proposito, la federazione ricorda a Rizzo che “andrebbe osservata la spesa sociale nella sua interezza, non limitandosi alle sole pensioni e indennità. Scoprirebbe – Rizzo e altri – che la spesa sociale in servizi e sostegni per la disabilità in Emilia-Romagna è – secondo Istat – di 4.232 euro l’anno per persona con disabilità, quasi dieci volte la spesa della Calabria: 469 euro all’anno. Scoprirebbe come aumenti il ricorso alle pensioni di invalidità laddove la spesa sociale e i servizi sono più lacunosi”. Continua Falabella: “Rizzo, in buona compagnia, lascia trasparire abusi, elusioni, truffe, ipotizzando addirittura l’importo (non si comprende su quali stime) di tale fenomeno: 5 miliardi originati da un welfare truffaldino. Dimentica Rizzo che dal 2010 al 2015 è stata condotta in Italia una gigantesca campagna di controlli: circa un milione e 200 mila persone. Una campagna condotta dall’Inps su mandato del Parlamento con costi enormi rispetto ai risultati.

Fish stima prudenzialmente che tale operazione abbia prodotto l’irrisorio risparmio dello 0,2% della spesa annui”. Non solo: “Rizzo, e forse anche Boeri, ignorano o fingono di ignorare che dal 2007 tutti i verbali prodotti dalle Aziende Asl (con commissioni di 6 operatori) vengono rivisti da Inps (altra commissione) prima che vengono concesse pensioni o indennità. Un apparato di controllo costoso su cui forse è il caso di interrogarsi. “Noi lo abbiamo fatto – conclude Falabella – I dati di Istat, Inps, Corte dei Conti li conosciamo bene e li abbiamo analizzati con la serietà e l’attenzione che meritano e siamo disponibili a confrontarci pubblicamente con chiunque. Al contrario, continuiamo ad assistere allo stigma e alla distorsione che non producono nulla di positivo né per le persone con disabilità né per le politiche sociali di questo Paese”.

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