27 ottobre 2013 ore: 17:26
Disabilità

Comitato 16 novembre: ''Perso un caro amico, pronti a tornare in piazza''

Il segretario Salvatore Usala annuncia una nuova mobilitazione per il 22 gennaio. “Perché il 2013 è quasi finito e non avete distribuito un euro dei 275 milioni del Fondo non autosufficienza? L'accordo del 23 ottobre va attuato in tempi rapidi”
Chiara Ludovisi/Rs Comitato 16 novembre - Manifestazione dei malati di Sla (Roma, 21/11/2012)

Comitato 16 novembre - Salvatore Usala alla manifestazione dei malati di Sla (Roma, 21/11/2012)

ROMA - “Il 22 gennaio 2014 saremo davanti al Ministero dell'Economia, non ci fermeranno freddo, pioggia o neve, saremo più risoluti che mai”: dopo l'ultimo saluto a Raffele Pennacchio e i tre giorni di silenzio che hanno seguito la triste perdita, il Comitato 16 novembre torna a farsi sentire, attraverso il suo segretario Salvatore Usala, che oggi ha indirizzato al governo una nuova lettera aperta: una lettera che contiene una riflessione su quanto accaduto la scorsa settimana, ma che soprattutto rilancia le richieste del Comitato, cxon una serie di precisazioni e suggerimenti.

“Egregi Ministri, egregi Viceministri, egregi Sottosegretari – scrive Usala - dall'incontro che siamo riusciti, non senza fatica, ad ottenere con referenti politici, abbiamo portato a casa qualche risultato e perso un grande Uomo, il nostro Consigliere direttivo, Raffaele Pennacchio che qualcuno di voi ben conosceva da oltre un anno, in quanto lo aveva incontrato, sempre in prima linea, per la difesa dei diritti dei disabili gravi e gravissimi. Ringraziamo l'amico Paolo Fadda, che ha chiamato dichiarando la vicinanza del Governo per questa triste scomparsa. Il sottosegretario ha anche detto che il Governo non ha alcuna responsabilità sulla morte di Lello. Non siamo d'accordo – replica Usala - pur non volendo dare colpe ad un esecutivo in carica da pochi mesi. Perché non avete mai risposto alle nostre istanze? Perché non avete approvato progetti e delibere delle regioni? Perché il 2013 è quasi finito e non avete distribuito un euro dei 275 milioni del Fondo non autosufficienza?”

Le “colpe”. Torna quindi con forza il tema delle responsabilità, in un braccio di ferro tra il Comitato, che punta il dito contro le istituzioni, e i rappresentanti di queste, che respingono le accuse al mittente, difendendo il proprio operato e la propria buona volontà: “Le colpe hanno nomi e cognomi – torna all'attacco Usala - L'ex Ministro Tremonti,che ha tagliato 2.300 milioni dal sociale: per lui il disabile era un falso invalido. Ha colpe il Governo Monti – continua Usala - che si era impegnato per 400 milioni per il Fondo non autosufficienza, non mantenendo l'impegno. Ha gravi colpe la giunta Caldoro della Campania, che tiene in cassa da due anni i fondi Sla stanziati nel 2010. Stessa cosa nel Lazio e altre regioni che hanno 'regalato' i fondi a cooperative e Rsa”.

L'accordo e le richieste. Dopo la riflessione sul passato, si apre quella sul futuro prossimo: quello iniziato, appunto, con l'incontro del 23 ottobre tra il comitato e i rappresentanti delle istituzioni, Fadda, Baretta e Guerra. “L'accordo raggiunto non deve diventare un semplice proclama d'intenti, va attuato in tempi rapidi, con le seguenti precisazioni e suggerimenti: il Comitato 16 Novembre non vuole chiudere nessuna Rsa – afferma Usala - Vogliamo la libertà di stare a casa e poterci tornare. Chiaramente vogliamo un contributo di almeno del 50% del costo che le regioni erogano alle Rsa o simili. I risparmi certificati devono confluire aal Fondo non autosufficienza o ai nuovi Lea”. Il secondo punto riguarda l'incremento del Fondo non autosufficienza, che “deve essere portato a 600 milioni strutturali, di cui il 50% deve essere dedicato ai gravissimi, previo accordo urgente in Conferenza Stato Regioni. Il decreto di riparto 2014 – aggiunge Usala - va modificato rispetto al 2013 in alcuni punti”. Il Comitato chiede poi di aumentare “al 50% la quota per i gravissimi” e di integrare un “contributo caregiver di almeno del 25% del totale, chiaramente rendicontato. Il riparto – chiede ancora Usala - deve essere fatto in funzione del numero dei malati e non al numero di abitanti” e il relativo decreto deve essere “fatto entro gennaio 2014 ed erogato entro un mese”. Tutte queste richieste devono essere accolte tramite emendamenti nella legge di stabilità, insieme agli atri impegni sottoscritti il 23 ottobre, o comunque con decreto entro Natale 2013”.

La prossima mobilitazione. La tristezza per la perdita dell'amico, in conclusione, non toglie ma anzi rinforza la protesta dei malati. “Siamo costretti a rischiare la morte per avere una possibilità di vita – scrive Usala - ma ancora non abbiamo raggiunto il massimo: abbiamo gli attributi per morire in diretta TV, chiaramente davanti al Ministero. Non osate poi dire che siete innocenti!”. Per quanto riguarda le prossime azioni del Comitato, “non riteniamo i tavoli tecnici importanti se prima non si prendono opportune decisioni politiche, comunque parteciperemo il 5 novembre se ci convocherete ufficialmente. Raffaele Pennacchio – ricorda infine Usala - ha detto piangente: 'Fate in fretta, i malati terminali non possono attendere!' Confidiamo nella Vostra oculata ragionevolezza, questa volta solo la morte potrà fermarci, siamo veramente arrabbiati!”. (cl)

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