17 dicembre 2018 ore: 15:00
Non profit

Volontariato. Padova verso il 2020, un “laboratorio di innovazione”

A pochi giorni dalla nomina a Capitale europea del volontariato, il Csv di Padova racconta l'associazionismo in città con il Rapporto annuale 2018. Oltre 6,3 mila le associazioni attive nella provincia, con un trend positivo. Alecci: “C’è un nuovo sussulto civico. Non si può rimanere fermi al fare, servono proposte”
Rapporto volontariato Padova 2018

PADOVA - Oltre 6,3 mila associazioni attive in tutta la provincia, con un trend in crescita nell’ultimo anno e un’attenzione sempre più rivolta verso i settori della cultura e dell’ambiente. È questo il panorama dell’associazionismo della provincia di Padova, che il 5 dicembre scorso, ad Aarhus, in Danimarca, è stata proclamata Capitale europea del volontariato del 2020. A fotografare l’associazionismo padovano è il terzo Rapporto annuale 2018 curato dal Centro di servizio per il volontariato provinciale di Padova che verrà presentato questa sera in occasione dell’evento “Il volontariato è la differenza”, organizzato presso il Centro congressi Villa Ottoboni. Durante l’evento, inoltre, saranno presentati anche i vincitori del premio Gattamelata, il riconoscimento nato per valorizzare quanti si impegnano in azioni di solidarietà. “Dal primo rapporto al terzo abbiamo percepito non solo l’aumento del numero di organizzazioni, ma anche un fermento di innovazione - racconta Emanuele Alecci, presidente del Csv di Padova -. Tutto questo ha convinto noi e l’amministrazione comunale a sostenere la sfida che ha portato Padova a diventare Capitale europea del volontariato per il 2020”.

La forte presenza del non profit sul territorio veneto non è una novità. Il Censimento permanente avviato dall’Istat sulle realtà non profit di tutta Italia, infatti, ha riconosciuto al Veneto il podio, piazzando la regione in terza posizione (dopo Lombardia e Lazio) per numero di enti non profit presenti, con una predominanza netta di associazioni (25.737), contro le ben più poche cooperative sociali (917) e fondazioni (490). Tra queste, le 6.374 associazioni censite su tutta la provincia padovana (che è composta da ben 102 comuni e una popolazione complessiva che sfiora il milione di abitanti). Rispetto all’anno precedente, sono 270 le new entry che “costituiscono principalmente organizzazioni nuove nate - si legge nel rapporto  - e soltanto in minima parte l’emersione di realtà esistenti ma operanti nell’anonimato”. Un numero complessivo di associazioni che “conferma l’incidenza dell’anno precedente - continua il rapporto -, con una media complessiva di 0,6 associazioni ogni 100 abitanti”. Nella città di Padova, invece, è attiva sul territorio cittadino un’associazione per ogni 100 abitanti. Esaminando le attività svolte dalle diverse realtà che operano nella provincia, inoltre, è la macro-area cultura e ambiente a predominare. “Risulta sempre la più vasta”, precisano gli autori del rapporto. Al secondo posto, considerando sempre tutta l’area provinciale, è lo sport. Segue l’area sociale che nella città di Padova, invece, insieme all’area sociosanitaria, risultano essere le due aree di interesse predominanti.  

Un aspetto interessante che emerge dal terzo rapporto è “l’eclettismo che contraddistingue le nostre associazioni - si legge nel testo - e quindi la loro attitudine a dedicarsi in modo trasversale a molteplici categorie di utenti”. Secondo il rapporto infatti, “la maggioranza delle organizzazioni si rivolge ad una popolazione generica, svolgendo attività di interesse diffuso. Non v’è dubbio che su questo dato pesa notevolmente il numero di associazioni che svolgono attività culturali, le quali non hanno come utenti specifiche fette di popolazione bensì l’interesse collettivo”. Per Alecci, siamo di fronte ad un “nuovo sussulto civico da parte delle organizzazioni che hanno capito che non si può rimanere fermi al fare, ma bisogna cominciare a fare proposte. Il reticolo di numeri di un territorio come la provincia di Padova è rilevantissimo e sta smuovendo anche le amministrazioni, che iniziano a percepire che forse non siamo più quelle organizzazioni che fanno e basta”. 

Dall’analisi dei bilanci di 295 associazioni di volontariato, invece, il rapporto restituisce un quadro della forza economica delle stesse che operano sul territorio. “Le organizzazioni hanno un volume di entrate principalmente di piccola entità (inferiore ai 30.000 euro) - spiega il rapporto -, con un lieve ulteriore aumento percentuale (76 contro il 70 per cento). Le associazioni di medie dimensioni (con un ammontare di entrate tra i 30.000 ed i 100.000 euro) sono il 13 per cento, in percentuale quasi analoga (11 per cento) sono presenti le associazioni grandi (con entrate superiori ai 100.000 euro)”. Piccole, medie e grandi realtà che risultano distribuite in modo omogeneo nei mandamenti di tutta la provincia. Anche nella classifica nazionale del 5 per mille il Veneto spicca tra le prime posizioni. Sebbene nel 2016 la regione sia scesa di una posizione rispetto all’anno precedente, passando dalla quarta alla quinta regione ‘più generosa’ d’Italia (preceduta da Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Piemonte), è proprio la città di Padova a distinguersi in ambito regionale, occupando “il primo posto per numero di organizzazioni beneficiarie ed importo erogato: infatti a Padova ricevono il 5 per mille 727 organizzazioni, per un totale di 6,8 milioni di euro. Circa 600 mila euro in più rispetto al 2015”.

Il rapporto 2018 si chiude quest’anno con una novità, ovvero un’ampia sezione dedicata alla valutazione dell’impatto sociale del lavoro delle associazioni del territorio. “Si è ritenuto fondamentale avviare un percorso di studio sul tema della valutazione d’impatto - si legge nel rapporto -, coinvolgendo in via sperimentale un campione di associazioni, destinatarie di contributi per la realizzazione di un piccolo progetto. Partendo dalla convinzione che l’operato delle associazioni può generare cultura della solidarietà e che la solidarietà genera a sua volta cultura, si è voluto dedicare una sezione del Report 2018 al tema del cambiamento apportato dalle associazioni, e degli effetti dei loro progetti nel territorio in cui operano”. Da progetti di riuso a quelli di integrazione, da iniziative rivolte agli anziani agli orti collettivi, i progetti analizzati hanno mostrato una capacità di creare benefici non solo per i beneficiari dei progetti, ma anche per le associazioni e per i volontari. “Anche con poche risorse si possono fare cose straordinarie - conclude Alecci -. Questa ricerca, che abbiamo condiviso con l’università di Padova, ha mostrato l’impatto di questi microprogetti. Iniziative che hanno fatto nascere delle novità. Tutto questo ci ha permesso di far diventare Padova un vero e proprio laboratorio”. (ga)

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