19 febbraio 2013 ore: 10:14
Giustizia

Sovraffollamento e carenza di agenti: è allarme nelle carceri del Lazio

Il Garante dei detenuti e la Cgil fp di Roma e Lazio presentano il primo rapporto congiunto. I detenuti sono 7.069 a fronte di una capienza di 4.834. Marroni: "Emerge la crisi di tutti gli ambiti che riguardano il complesso pianeta carcere"
Tania/A3/Contrasto Carcere di Rebibbia ; poliziotto della Penitenziaria davanti ad una cella

Carcere di Rebibbia ; poliziotto della Penitenziaria davanti ad una cella

ROMA - A fronte di un sovraffollamento che ha raggiunto quasi il 50 per cento - 4.834 i posti disponibili nelle carceri, 7.069 i detenuti effettivi - sono sempre più pesanti le carenze di organico fra coloro che le carceri le dovrebbero sorvegliare: gli agenti di polizia penitenziaria. Secondo le ultime stime, infatti, in servizio nelle 14 carceri del Lazio ci sono il 25 per cento di agenti in meno rispetto a quanto previsto dalla dotazione organica: 3.166 effettivi contro i 4.136 previsti.
 
E’, questo, il dato più allarmante che emerge dal Primo Rapporto congiunto sulla situazione delle carceri del Lazio intitolato “Emergenza carceri Lazio: i diritti violati dei detenuti, le condizioni insostenibili dei lavoratori”, realizzato dal Garante dei detenuti Angiolo Marroni e dalla Cgil funzione pubblica di Roma e del Lazio.
 
Nelle carceri della regione, il tasso di sovraffollamento è del 46 per cento. La metà degli istituti ha un sovraffollamento superiore al 50 per cento. Le percentuali più alte si registrano al Nuovo Complesso di Civitavecchia con l’88 per cento (332 posti, 625 presenti), a Latina con l’85 per cento (86 posti, 161 i presenti) e a Cassino con il 73 per cento (172 posti disponibili, 298 i presenti). In assoluto, il carcere con più detenuti è Rebibbia N. C. , per altro privo di un direttore effettivo, con 1.768 presente a fronte di 1.218 posti disponibili (45 per cento).  In quasi tutte le carceri non ci sono più i vice direttori, e a Rebibbia Reclusione, il direttore è a part time perché si occupa anche della Scuola di polizia penitenziaria di Via Brava.
 
Il lavoro quotidiano compiuto dagli operatori del Garante (che nel 2012 hanno effettuato quasi 10 mila colloqui con i detenuti) e le testimonianze degli agenti hanno permesso di tracciare un quadro della situazione delle carceri del Lazio che il rapporto non esita a definire “allarmante”.
 
Il 93 per cento dei 7.069 detenuti sono uomini; il 40 per cento non è un cittadino italiano. Il 44 per cento dei reclusi è in attesa di giudizio definitivo. In carcere, oltre ai 7 mila detenuti, ci sono anche 17 bambini di età inferiore ai 3 anni, figli di detenute madri. Fra la popolazione maschile sono ricompresi anche 23 transessuali, uomini per l’anagrafe ma donne nel fisico, rinchiusi in speciali sezioni delle carceri maschili per evitare il contatto con gli uomini, con tutte le problematiche che ciò comporta.
 
“Dal rapporto - ha detto il Garante dei detenuti Angiolo Marroni - emerge la crisi di tutti gli ambiti che riguardano il complesso pianeta carcere: dalla sanità all’istruzione, dalla formazione al lavoro fino al delicato tema del reinserimento sociale di chi ha scontato la pena, che comprende la scarsità di comunità alloggio e di case di accoglienza e l’estrema difficoltà a garantire un impiego esterno agli ex detenuti. Una situazione destinata a peggiorare visto che il Prap ha comunicato, per il 2013, tagli di budget per le attività culturali, ricreative e sportive ed alle mercedi dei detenuti lavoranti mentre, per le politiche della tossicodipendenza, non ci sono più stanziamenti. In ultima analisi, la drammatica situazione che stanno vivendo le carceri italiane rende inattuabile l’articolo 27 della Costituzione, che prevede che le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e debbano tendere alla rieducazione del condannato”.
 
Secondo il Garante, l’ambito più delicato è il diritto alla salute. In assenza di statistiche ufficiali, l’esperienza sul campo ha accertato che il 35 per cento dei detenuti è tossicodipendente; circa il 50 per cento assume psicofarmaci e solo il 10 per cento può contare su un sostegno psicologico. Fra i detenuti, anche 25 minorati psichici ed oltre 150 internati provenienti dagli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Le carenze riguardano, soprattutto, l’assenza di una politica regionale per la sanità penitenziaria a 5 anni dal trasferimento delle competenze dal Ministero di Giustizia alle Asl (Dpcm 1/4/08), che causa una disomogeneità dei servizi erogati. La mappa dei disagi comprende l’assenza di assistenza sanitaria notturna nel carcere di Rieti, l’assistenza a singhiozzo negli istituti per la carenza di personale, lunghe liste d’attesa per le visite esterne. “Molte problematiche - ha aggiunto il Garante - sono legate al deficit della sanità regionale, che causa ritardi nella redazione dei piani per la salute mentale in carcere, la contrazione dei percorsi terapeutici per i tossicodipendenti e dei programmi in comunità terapeutiche. I mancati pagamenti da parte della Regione hanno causato anche l’interruzione del servizio di Telemedicina in carcere”.
 
Per trovare una soluzione, il Rapporto Garante/Cgil suggerisce l’avvio di una programmazione regionale della sanità in carcere che consenta, fra l’altro, di rendere omogenee le procedure delle Asl, di potenziare le strutture di accoglienza, di garantire il pieno funzionamento delle strutture sanitarie nelle carceri e di finanziare progetti di inclusione sociale.
 
Un capitolo a parte merita la situazione della polizia penitenziaria. Nel Lazio sono in servizio 3.166 agenti contro i 4.136 previsti. Una dotazione inadeguata alle necessità; basti pensare che nel 2001, l’amministrazione penitenziaria aveva determinato un organico di 4.136 agenti a fronte di 5.397 detenuti mentre oggi, con 7.069 detenuti, gli agenti dovrebbe essere sempre gli stessi.
 
“Il lavoro dell’agente di polizia penitenziaria è l’emblema dell’impossibilità di essere normali - ha detto Paolo Camardella, segretario regionale Cgil FP Roma e Lazio - Per citare alcuni casi, a Regina Coeli un agente deve controllare tre piani, a Frosinone, il pomeriggio e la notte, le sezioni vengono accorpate, a Rebibbia N.C. e a Regina Coeli il lavoro è aggravato dai piantonamenti in ospedale e dalle traduzioni in altri istituti e in tribunali. A Viterbo e Civitavecchia si è aggiunta anche l’acqua all’arsenico, che costringe le carceri a rifornirsi all’esterno”.
 
“Nel rapporto poniamo, alle autorità, alcune domande - ha detto Stefano Branchi coordinatore regionale FP polizia penitenziaria - Dove sono gli agenti che mancano rispetto alla pianta organica? Oltre ad essere impegnati in compiti istituzionali, sono utilizzati anche in compiti che non riguardano il loro profilo? Quali risposte intende dare l’amministrazione? Si continuerà a far conto solo sul senso di responsabilità dei lavoratori e a programmare turni di 12/16 ore fronteggiare le carenza di organico?”.
 
“E’ giunto il momento che le istituzioni facciano sentire la propria voce - ha concluso Silvia Ioli, Segretario Regionale Cgil Roma e Lazio - Non si può più continuare a pensare che, all’interno delle carceri, lo Stato sia rappresentato solo dagli agenti di polizia penitenziaria”.
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