9 giugno 2014 ore: 10:08
Immigrazione

Fermo, il seminario che ha aperto le porte ai rifugiati dall’Africa

Oltre 50 giovani sbarcati sulle coste siciliane sono stati accolti nella struttura dell’arcidiocesi di Fermo, nelle Marche. Grazie alla sinergia tra Fondazione Caritas in veritate, suore, parrocchie e volontari. “Chi ha un campo da coltivare lo metta a loro disposizione”
http://www.informazione.tv/ Profughi a Fermo. Vinicio e Nuovo prefetto

FERMO - Un seminario arcivescovile che apre le porte a oltre 50 richiedenti asilo sbarcati sulle coste siciliane. È successo quasi due mesi fa a Fermo, per volere dell’arcivescovo Luigi Conti, che ha affidato a don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e della Fondazione Caritas in veritate, il coordinamento dell’accoglienza e alla comunità delle Piccole sorelle Jesus Caritas il compito di provvedere giorno per giorno alle necessità delle persone accolte. “La struttura del seminario è molto grande e i seminaristi non sono neppure una decina”, riferisce don Albanesi. E sorella Rita Pimpinicchi aggiunge: “In 36 ore abbiamo visto in azione la solidarietà di volontari, diaconi, parrocchie, che hanno procurato reti e materassi, lenzuola e asciugamani, vestiario, cibo. Ma dopo un primo momento di clamore anche mediatico, i riflettori si sono spenti. Eppure continuiamo ad accogliere nuovi gruppi di richiedenti asilo”.

“La Prefettura non sapeva dove accogliere queste persone e si è rivolta all’arcidiocesi”, ricorda don Vinicio. Così nella struttura si alternano le religiose (sorella Filomena, 28 anni e anglofona, insegna italiano al gruppo, mentre sorella Diomira viene chiamata “nonna” dagli ospiti e sorella Paola, infermiera, dà una mano quando può) e diversi volontari, affiancati da due dipendenti part-time, un’équipe medica e anche dall’arcivescovo, che ogni tanto passa a trovarli. “Pure i seminaristi ci danno una mano”, riferisce sorella Rita, impegnata a tempo pieno accanto agli ospiti che la chiamano “sister” o “mamma”: “Non pensavo di ritrovarmi con tanti figli tutti insieme!”, dice con un sorriso. Prima di questa missione, aveva lavorato a Casa Betesda, struttura dell’arcidiocesi che accoglie persone adulte disagiate.

Oltre a gestire l’emergenza, sorella Rita ha organizzato con altri collaboratori la scansione delle giornate: ogni mattina, dal lunedì al sabato, “seguono le lezioni d’italiano di sorella Filomena, mentre il sabato mattina alcuni volontari fanno animazione teatrale”. Nel pomeriggio, attività sportive, dal calcio al nuoto in piscina il giovedì, mentre il venerdì i musulmani vengono accompagnati alla moschea per la loro preghiera. “Per i servizi in casa, sono divisi in gruppi che hanno il nome di vari colori: i turni riguardano le pulizie, il riordino del refettorio, la lavanderia autogestita; poi ci sono lavori di manutenzione da fare”, racconta la religiosa, che pensa anche a “tirocini formativi: molti non hanno ancora il permesso di soggiorno, ma quando lo avranno potranno lavorare”.

Intanto sorella Rita lancia un appello: “Chi ha un campo da far coltivare, può metterlo a loro disposizione: molti sono esperti in agricoltura. Poi abbiamo bisogno di biancheria intima e del necessario per l’igiene personale: i fondi a disposizione non bastano mai, contiamo sull’aiuto della Provvidenza”. (lab)

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