6 agosto 2020 ore: 14:20
Immigrazione

Msf torna in mare con Sea-Watch 4: "Vittoria della società civile"

Medici Senza Frontiere sara' insieme a Sea-Watch a bordo della Sea-Watch 4, nuova nave umanitaria dedicata alle operazioni salvavita nel Mediterraneo centrale 
Sea-Watch 4 particolare della nave

Medici Senza Frontiere (Msf) sara' insieme a Sea-Watch a bordo della Sea-Watch 4, nuova nave umanitaria dedicata alle operazioni salvavita nel Mediterraneo centrale. La collaborazione, come informa l'ong in una nota, e' stata avviata con urgenza "mentre gli stati membri dell'Unione Europea usano il Covid-19 come pretesto per limitare ulteriormente le attivita' di ricerca e soccorso, perpetuando le spirali di abusi in Libia ed esponendo le persone al rischio di annegare attraverso deliberate politiche di non-assistenza".

"Mentre la criminalizzazione dei soccorsi continua- si legge ancora- le navi umanitarie stanno raccogliendo un diffuso supporto sociale". La Sea-Watch 4 era una nave per la ricerca oceanografica chiamata Poseidon, e a febbraio e' stata acquistata da Sea-Watch e ora si prepara a entrare in mare grazie alla coalizione United4Rescue, fondata a dicembre 2019 su iniziativa della Chiesa protestante in Germania, e oggi composta da oltre 500 organizzazioni della societa' civile europea. La nave sara' gestita da Sea-Watch mentre il team medico di Msf, composto da quattro persone tra cui un medico e un'ostetrica, fornira' assistenza medica e gestira' la clinica di bordo, con specifica attenzione alle misure richieste dalla pandemia di Covid-19.

"Nessun essere umano dovrebbe essere lasciato annegare o subire torture e sofferenze, eppure sono queste le conseguenze della colpevole inosservanza del dovere da parte dei governi europei" ha dichiarato Claudia Lodesani, presidente di Msf in Italia.

Lodesani ha aggiunto: "Come organizzazione medico-umanitaria, conosciamo bene le sfide imposte dal Covid-19 ma sappiamo anche che tutte le vite vanno salvaguardate, a terra come in mare. Le recenti misure dei governi per ostacolare i soccorsi, presentate come misure di salute pubblica, sono sconsiderate e puramente politiche. Sostenendo la guardia costiera libica e negando assistenza a chi tenta la traversata, gli stati europei mandano il chiaro messaggio che queste vite per loro non contano".

Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch, ha dichiarato: "La Sea-Watch 4 e l'ampia alleanza che rappresenta sono la risposta univoca della societa' civile alle politiche discriminatorie dell'Ue, che preferisce lasciare annegare le persone purche' non raggiungano le coste europee".

le due organizzazioni denunciano che negli ultimi cinque mesi, "Italia e Malta hanno troppo spesso negato assistenza a persone in imminente pericolo, fino a chiudere ripetutamente i loro porti alle navi umanitarie. Con la deliberata e sistematica inadempienza nei compiti di coordinamento dei soccorsi da parte delle autorita' competenti si sono abbandonate persone in mare per ore, giorni o anche settimane senza alcuna assistenza". (DIRE)

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