17 agosto 2015 ore: 14:34
Giustizia

Figlio tolto alla coppia dell'acido: ecco come funziona l'adottabilità

Tutto ancora da decidere sul futuro del figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher, nato il 15 agosto e tolto alla madre. Il pm Annamaria Fiorillo ha avanzato la richiesta di adottabilità, ma questo non vuol dire che il procedimento si chiuderà con la dichiarazione favorevole. Ecco perché
Martina Levato

TUTTE LE PORTE SONO ANCORA APERTE. Tutto è ancora da decidere sul futuro del figlio di Martina Levato, studentessa 23enne condannata a 14 anni di carcere per aver aggredito un suo ex fidanzato con l’acido, insieme ad Alexander Boettcher, padre del bambino. Per il piccolo, nato lo scorso 15 agosto, il pm Annamaria Fiorillo ha avanzato la richiesta di adottabilità, scatenando da subito molte polemiche e dividendo l’opinione pubblica tra detrattori e favorevoli. Aprire un procedimento di adottabilità tuttavia non vuol dire necessariamente che esso si chiuderà con la dichiarazione favorevole. Piuttosto la segnalazione avvia una serie di accertamenti  per capire se la madre è in grado di rispondere alle esigenze dei neonato e di provvedere a lui, indagini che tengono conto anche della condizione e disponibilità dei nonni e  dei parenti più vicini.  Ma come funziona la dichiarazione di adottabilità?

Secondo la legge italiana “un bambino è adottabile quando viene accertata dal Tribunale per i minorenni la sua situazione di privazione di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e dei parenti tenuti a provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitorio”. Ovvero quando al bambino vengano meno cibo, casa, vestiti e le condizioni necessarie al suo normale sviluppo. Ma anche nei casi di maltrattamenti, abusi o abbandono.

Chi può segnalare il presunto stato di adottabilità. La segnalazione può arrivare da un qualsiasi cittadino alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni. E’ invece  obbligatoria per i pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio, gli esercenti un servizio di pubblica necessità, quindi tra gli altri gli operatori dei servizi socio-sanitari, i medici, i capi istituto e i docenti delle scuole di ogni ordine e grado. Non si tratta di una denuncia e non si traduce in un’automatica dichiarazione di adottabilità, ma determina semplicemente l’avvio degli accertamenti sulla condizione reale del minore.

Gli accertamenti. Alle segnalazioni seguono approfonditi accertamenti da parte del Tribunale per i minorenni, che vengono svolti in stretta collaborazione con i servizi socio-sanitari del territorio, cui è affidata la funzione di svolgere indagini approfondite “sulle condizioni giuridiche e di fatto del minore e sull’ambiente in cui ha vissuto e vive”. I servizi sociali e, se del caso, anche quelli sanitari, predispongono e inviano al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, una relazione dettagliata sulla situazione del minore e del suo nucleo familiare, oltre che sugli interventi effettuati, affinché i magistrati possano disporre di tutti gli elementi necessari per una valutazione approfondita della situazione. Le decisioni sono assunte non da un singolo giudice, ma collegialmente, in camera di consiglio.

Cosa può decidere il Tribunale per i minorenni. Valutata la situazione, può essere deciso di impartire delle prescrizioni ai genitori o ai parenti del minore per garantire che vengano rispettate le esigenze del bambino, monitorandone poi l’adempimento. Può essere disposto l’affidamento familiare, nell’ipotesi in cui vi sia la concreta possibilità di un recupero dei genitori del minore, sia pur supportato da un temporaneo intervento esterno o procedere subito alla dichiarazione di adottabilità. Ma anche in questo caso la sentenza  pronunciata dal Tribunale per i minorenni,  può essere impugnata dal Pubblico Ministero, dai genitori del minore e dai parenti entro il quarto grado davanti alla Corte d’Appello e in seguito, eventualmente, davanti alla Corte di Cassazione, entro i termini previsti dalla normativa vigente. Per arrivare a una decisione di adottabilità quindi ci sono ben tre gradi di giudizio.

FONTE: Anfaa

© Copyright Redattore Sociale