17 agosto 2015 ore: 14:20
Famiglia

Figlio tolto alla coppia dell'acido, "troppa pressione sui giudici"

Il Tribunale per minori di Milano chiamato a pronunciarsi sull’adottabilità del neonato. Gonnella (Antigone): se ci fosse meno clamore, si potrebbe fare una scelta ‘intermedia’ in attesa di valutare il comportamento della madre. Micucci (Anfaa): da subito una famiglia che garantisca relazioni affettive
Martina Levato in mezzo a due poliziotti

ROMA - Achille, questo il nome che i genitori avrebbero scelto per il loro bambino nato il 15 agosto alla Clinica Mangiagalli di Milano. I genitori sono Martina Levato e Alexander Boettcher, condannati in primo grado a 14 anni di carcere per avere aggredito, e sfigurato, con l’acido l’ex fidanzato di lei. A poche ore dal parto è stato depositato al Tribunale per i minori di Milano un ricorso per l’adottabilità di Achille, con l’apertura di un fascicolo e la fissazione di un’udienza. Il bambino quindi è stato separato dalla madre fin da subito in attesa della decisione dei giudici, che potrebbe arrivare nei prossimi giorni. “Un primo passaggio, sul quale eravamo stati coinvolti dalla famiglia, e che l’amministrazione penitenziaria ha fatto, è stato permettere a Martina Levato di partorire in una clinica – afferma Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone – per evitare il trauma di una nascita in carcere”. Ora però i giudici sono chiamati a una decisione “difficile, soprattutto perché va presa rapidamente, e, in tempi così rapidi, non è semplice stabilire qual è l’interesse superiore del bambino”, dice Gonnella.

Sfumare i riflettori sul caso, aiuterebbe. “Se si riuscisse a fare una scelta ‘impopolare’, ovvero non decidere sull’adottabilità del bambino oggi, ma prendere una decisione diciamo ‘intermedia’, si potrebbe valutare il comportamento della madre per capire se è in grado di crescere il figlio, nonostante il crimine di cui si è macchiata”, dice Gonnella. La decisione ‘intermedia’ potrebbe essere, ad esempio, l’affido a parenti, per il quale si sono detti disponibili sia i genitori di Martina Levato che la madre di Boettcher. “Nel caso in cui uno psichiatra stabilisse che la madre è in grado di crescere il bambino si potrebbe pensare di inserirla in un luogo diverso dal carcere, come ad esempio gli Icam, gli Istituti a custodia attenuata per madri con bambini piccoli”, spiega il presidente di Antigone. La ‘ponderatezza’ al posto della ‘rapidità’, insomma. “La decisione comunque non è facile e non ci sono ricette sicure – conclude Gonnella – Con una minore pressione dei media, in particolare quelli scandalistici, e dell’opinione pubblica, ci sarebbe più razionalità. In caso contrario, il rischio è di prendere decisioni da cui non si torna indietro”.

“Il procedimento di adottabilità è a garanzia del minore ed è un procedimento articolato che verifica le condizione dei genitori e dei parenti nel bene del bambino. – commenta Donata Nova Micucci, presidente dell’Anfaa, Associazione nazionale della famiglia adottive e affidatarie – Non abbiamo elementi per sapere perché il pm Fiorillo ha avanzato la richiesta, sappiamo solo quello che leggiamo sulla stampa. Colpisce la faciloneria dei commenti riportati dai giornali, sia pro che contro. Mi auguro che i giudici non siano condizionati, in un senso e nell’altro, da questa campagna stampa incessante”.

Quello che invece la presidente auspica è che il bambino possa da subito essere affidato a una famiglia e possa godere di quell’affetto di cui ha bisogno, fin dalle prime ore di vita. “Da subito una famiglia che garantisca relazioni affettive. Mi auguro che il neonato non resti molto in ospedale o in una comunità, che, anche se attrezzata e adeguata, non è sufficiente: un neonato ha necessità da subito di una relazione affettiva con figure di riferimento. E questo non prelude a una dichiarazione di adottabilità”.

Una soluzione di transizione, dunque. La presidente Micucci ricorda il "Progetto Neonati" del comune di Torino, attivo da 20 anni, che prevede l'affido in famiglia dei piccolissimi (0-2 anni) a famiglie selezionate e preparate, con esperienza, pronte emotivamente. Un progetto che sostiene la famiglia d’origine e attiva soluzioni “ponte” a garanzia del minore e del suo sviluppo, lasciando aperte tutte le opzioni future. (lp/cch) 

© Copyright Redattore Sociale