17 marzo 2016 ore: 13:46
Economia

Filiere "sporche" in agricoltura, Coop lancia la campagna "Buoni e giusti"

Nei controlli coinvolti gli 832 fornitori di ortofrutta locali e nazionali. Sono 13 le filiere più esposte a sfruttamento e illegalità tra cui agrumi, fragole, pomodori, meloni, angurie, uva, patate. “Campagna apripista per interventi concreti: ci aspettiamo forte impegno da governo e organi ispettivi”
Stranieri lavorano nei campi, caporalato, braccianti

ROMA - Agrumi, fragole, pomodori, meloni, angurie, uva, patate. Sono alcune delle 13 filiere ortofrutticole individuate da Coop come quelle più esposte a rischi di illegalità e dove sono più frequenti i casi di sfruttamento tra i lavoratori. Filiere sporche che interessano circa 400 mila lavoratori, di origine straniera nell’80 per cento dei casi, e i cui prodotti arrivano sulle nostre tavole. Per combattere questo fenomeno, Coop lancia la campagna “Buoni e giusti”: interventi concreti sulle filiere critiche, azioni e controlli sul campo e iniziative di supporto a carattere sociale. Una campagna che coinvolge non solo gli 80 fornitori ortofrutticoli di prodotto a marchio Coop (circa 7.200 aziende agricole) ma tutti gli 832 fornitori a livello locale e nazionale di ortofrutta per un totale di oltre 70 mila aziende a cui Coop ha chiesto di sottoscrivere il ‘Codice etico’ che contempla impegni per il rispetto dei diritti dei lavoratori e l’esecuzione di un piano di controlli a cui non si può venire meno pena l’esclusione dal circuito. “Il nostro è un impegno costante e non di facciata, che ci vede a fianco del ministero e di tutti quegli enti e organizzazioni che hanno a cuore questo problema – ha spiegato Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – Il rischio è che l’impresa ‘cattiva’ scacci quella buona e che la ricerca del prezzo più basso possibile faccia a pugni con i diritti delle persone. ‘Buoni e giusti’ vuole essere un apripista per intervenire concretamente sulle realtà dello sfruttamento”.

Primo distributore in Europa ad adottare lo standard SA8000 per avere precise garanzie in tema di responsabilità sociale dai propri fornitori di prodotto a marchio (sono 4 mila i prodotti a marchio Coop tra food e non), Coop presidia da sempre il settore con un approccio di filiera, controllando cioè tutti i passaggi dal campo alla tavola. Negli ultimi 5 anni Coop ha espulso 7 aziende agricole. E oggi intensifica i controlli: sotto esame la filiera degli agrumi (arance e clementine Navel) indagata dagli auditor di Bureau Veritas, società di controllo, verifica e certificazione per la qualità, salute e sicurezza, ambiente e responsabilità sociale con oltre 400 mila clienti in 140 Paesi. I primi dati sui fornitori Coop e su un terzo delle aziende agricole della filiera in Calabria, Sicilia e Puglia sono incoraggianti: nessuna segnalazione di gravi non conformità (caporalato, lavoro nero o casi di discriminazione). Sono state invece individuate problematiche relative a norme di sicurezza disattese sulle quali è stato chiesto un pronto intervento. I prossimi controlli riguarderanno fragole e pomodori ciliegini. L’altro binario su cui si muove la campagna è l’impegno chiesto alle 7.200 aziende agricole dei prodotti a marchio Coop di iscriversi alla Rete del lavoro agricolo di qualità, iscrizione che attesta di essere un’azienda pulita, in regola con le leggi e i contratti di lavoro, che non ha riportato condanne penali e non ha procedimenti in corso.

Accanto al lavoro nero e alle frodi alimentari, Coop vuole affrontare anche il tema dei prezzi nel settore ortofrutticolo perché spesso è lì che si trova un indicatore di illegalità. “La volatilità dei mercati è elevata, ma si possono e si devono trovare soluzioni affinché consumatori e produttori abbiano il giusto prezzo – continua Pedroni – Come Coop siamo attenti a riconoscere ai produttori agricoli prezzi equi, non il prezzo più basso del mercato che in certe filiere nasconde l’illegalità. Va segnalato che problemi importanti nella formazione del valore dei prodotti ortofrutticoli sono sia quello dei costi intermedi e logistici, che pesano per quasi per il 40% sul prezzo finale, che quelli di una migliore organizzazione e aggregazione dei produttori: se ne avvantaggerebbero sia i consumatori che gli agricoltori”.

Oltre all’attività sul campo, la campagna “Buoni e giusti” interessa anche la vita dei lavoratori con azioni concrete per diffondere una maggiore consapevolezza sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento, in accordo con istituzioni, volontariato e sindacati. La presentazione della campagna è stata anche l’occasione per una presa di posizione sul disegno di legge tuttora al Senato per contrastare il caporalato. “Da parte sua Coop partecipa con gli altri soggetti della filiera agricola al Tavolo voluto dai ministeri competenti e sta svolgendo una parte attiva anche sul versante del disegno di legge, tanto da aver chiesto assieme alle altre sigle della Gdo di essere ascoltata in audizione – ha detto Stefano Bassi, presidente dell’Associazione Cooperative di consumatori a marchio Coop (Ancc-Coop) – ma il ruolo dei controlli pubblici è comunque un passaggio imprescindibile per il funzionamento di un sistema che voglia raggiungere obiettivi di prevenzione e repressione di un fenomeno che ha sempre più portata nazionale”. Proprio per favorire l’adesione alla Rete del lavoro agricolo di qualità, l’Associazione Cooperative di consumatori a marchio Coop si è mossa volontariamente con il coinvolgimento delle aziende fornitrici: “Stimiamo che altri possano seguirci ma occorre esser consapevoli che la Gdo è responsabile per circa la metà delle vendite di ortofrutta in Italia, mentre l’altro 50 pe cento fugge al suo filtro – ha concluso Bassi – La nostra proposta, che ribadiremo anche in audizione, è quella di collegare l’accesso a finanziamenti pubblici o benefici di natura fiscale all’iscrizione alla Rete, così facendo potremmo dotarci di una misura più efficace nella lotta comune al caporalato”. (lp)

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