6 settembre 2019 ore: 14:08
Disabilità

Azzardo davanti alla Corte: “Sono islamici, non possono rappresentare Tafida”

A Londra respinta dal giudice la richiesta, avanzata dall’ospedale in cui la piccola è ricoverata, di impedire che la madre si costituisse come parte in giudizio in rappresentanza della bambina: “Non possono avere una mentalità aperta”. La replica: “Tesi offensiva e illegale”. A giorni la decisione finale sul caso
Tafida Raqeed

Tafida Raqeed

In virtù dei loro convincimenti religiosi i familiari di Tafida Raqeeb non possono avere “una mentalità aperta” e, non potendo essi conseguentemente “agire nel suo migliore interesse”, dovrebbe essere loro impedito di prendere parte – in rappresentanza della bambina - alle udienze dell’Alta Corte di Londra che la prossima settimana deciderà sul suo caso medico e giudiziario.  E’ una richiesta inattesa quella pervenuta ieri sul tavolo del giudice Alistair MacDonald nel corso di un’udienza preliminare sul caso di Tafida, 5 anni, dal febbraio scorso ricoverata al London Royal Hospital in stato di minima coscienza, in seguito ad una grave emorragia cerebrale causata dalla rottura di un’arteria. Per lei i sanitari che l’hanno in cura hanno chiesto al Tribunale la sospensione della ventilazione artificiale che le permette di restare in vita: eventualità duramente contrastata dai genitori della piccola, che alla stessa Corte hanno invece chiesto il permesso di trasferire Tafida all’ospedale Gaslini di Genova, da tempo resosi disponibile ad accoglierla.

La fatwa: "Inammissibile la rimozione del sostegno vitale"

A nome della Fondazione Barts – che gestisce la struttura sanitaria londinese – l’avvocato Katie Gollop ha presentato domanda per la rimozione di Shelina Begum, madre di Tafida e lei stessa avvocato, dal ruolo di rappresentante, davanti alla Corte, degli interessi della bambina. Gollop ha citato il fatto che la donna si sia rivolta al Consiglio islamico d’Europa per un pronunciamento sul caso di Tafida: la decisione (“fatwa”) che ne è scaturita, secondo il diritto islamico, ha condannato la procedura di rimozione del supporto vitale che il Royal London Hospital vorrebbe praticare su Tafida, procedura indicata come “un grave peccato” e quindi “assolutamente inammissibile”.

"Nessuno di loro è adatto"

In ragione di ciò, Gollop – che aveva rappresentato la struttura sanitaria anche nel caso giudiziario relativo a Charlie Gard – ha affermato che “nessun membro della famiglia è adatto” a rappresentare Tafida davanti alla Corte, perché, “soprattutto alla luce della fatwa”, “non è possibile per loro avere una mentalità aperta” riguardo alla decisione su quale sia il miglior interesse (best interest) della bambina. La richiesta di dichiarare illegittima la presa in carico della difesa di Tafida da parte della madre si basa dunque in sostanza sulla tesi che, essendo quest’ultima – come tutti gli altri familiari – di religione islamica, essi non sarebbero in grado di rappresentare adeguatamente la bambina.

Il legale dei Raqeeb: "Tesi scandalosa, offensiva e illegale"

L’avvocato David Lock, in rappresentanza di entrambi i genitori di Tafida (la madre Begum e il padre Mohammed), ha definito “scandalosa per un ente pubblico” la tesi sostenuta dall’ospedale: “La logica della posizione dell’azienda sanitaria è quindi che a chiunque sia di fede islamica dovrebbe, in virtù dell'adesione a tale fede, essere impedito di diventare rappresentante presso la Corte per Tafida”. Per il legale dei Raqeeb impedire alla madre o a chiunque altro di rappresentare la bambina per il solo fatto di aderire ai principi di una grande religione, e quindi “a causa delle proprie convinzioni religiose”, è qualcosa di “altamente offensivo”, nonché di “illegale”.

La decisione del giudice MacDonald

Un botta e risposta a cui è seguita la decisione del giudice, che ha respinto la richiesta della struttura sanitaria (ribadendo la “libertà di religione”) e disposto dunque che nel corso dell’udienza cruciale, prevista a partire dalla prossima settimana, la piccola Tafida – avendo un primario interesse a che ciò accada - possa essere una delle parti in causa, con una propria rappresentanza legale in giudizio (ruolo assunto, nel caso specifico, dalla madre). Data “l’emotività del caso”, MacDonald ha anche lanciato un appello alle parti, in vista del confronto ormai imminente, a “moderare i toni del confronto”.

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