3 febbraio 2014 ore: 14:54
Economia

Fondi contro la povertà, per il 2014-2015 disponibile oltre un miliardo

Alle risorse della vecchia e nuova social card, andranno ad aggiungersi anche quelle del Fead, il nuovo Fondo di aiuti europei agli indigenti. Tangorra: “Previsti circa 100 milioni l’anno per sette anni”. Con i fondi strutturali europei si superano i 2,7 miliardi
Stefano Pavesi/Contrasto Povertà, distribuzione di alimenti ai poveri

ROMA – I fondi contro la povertà sfondano il muro del miliardo di euro per il biennio 2014-2015. Dopo la presentazione di alcuni giorni fa del nuovo Fondo di aiuti europei agli indigenti (Fead), il totale delle risorse destinate alla povertà assoluta in Italia per i prossimi due anni è salito a 1.047 milioni di euro, tra fondi per vecchia e nuova social card e grazie anche alla riallocazione dei fondi europei per il periodo 2006-2013 non utilizzati. Ma se si vanno a contare anche le risorse destinate all’Italia provenienti dal Fondo sociale europeo (Fse) e precisamente quelle individuate dall’obiettivo 9 (promuovere l’inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione), quindi 850 milioni l’anno incluso il cofinanziamento italiano, nel biennio appena iniziato l’inclusione sociale, la lotta alla povertà e alla discriminazione potranno contare su un budget di oltre 2,7 miliardi di euro.

I fondi finora stanziati contro la povertà estrema in Italia sono i 250 milioni di euro per il 2014 previsti nella legge di stabilità per la Social card ordinaria, mentre per la sperimentazione della nuova Social card (che il governo ha convertito nella sperimentazione del Sia, il Sostegno per l’inclusione attiva del ministro Giovannini) i fondi sono divisi in più tranche: si parte dai 50 milioni destinati alle 12 città con più di 250 mila abitanti, l’avamposto della sperimentazione della nuova card; poi ci sono i 40 milioni l’anno per tre anni (2014-2016) per estendere la nuova Social card al Centro Nord. A questi vanno aggiunti i 167 milioni provenienti dalla riallocazione dei fondi europei 2006-2013 per l’estensione della nuova card a tutto il Sud Italia per il biennio 2014-2015 ed infine il fondo di ulteriori 300 milioni annunciato dal ministro per la Coesione, Carlo Trigilia, proveniente anch’esso dalla riallocazione di fondi europei e anch’esso servirà a garantire gli interventi contro la povertà estrema fino al 2015, ma soltanto nel Sud Italia.

A queste risorse andrà ad aggiungersi un nuovo fondo, cioè il Fead, che in tutt’Europa ammonta a circa 3,8 miliardi, anche se a livello comunitario è obbligatorio fino a 2,5 miliardi e volontario per la restante parte. Per l’Italia, spiega Raffaele Tangorra, a capo della direzione inclusione sociale del ministero del Welfare, il fondo garantirà circa 100 milioni l’anno, per sette anni. “La scelta dell’Italia è quella di aderire alla quota volontaria in modo da garantire un fondo di circa 100 milioni l’anno per sette anni – aggiunge Tangorra -. La quota che spetta all’Italia è di 595 milioni per i sette anni a cui va aggiunto un 15 per cento di cofinanziamento nazionale e l’indicizzazione nel tempo delle risorse. Che è più o meno la quota spesa nell’ambito del programma alimentare”. Il fondo, infatti, nasce dalle ceneri di un vecchio programma europeo. “Eredita un’esperienza che è quella che nei passati cicli di programmazione veniva esercitata dal Pead, il programma degli aiuti alimentari agli indigenti – spiega Tangorra -. Programma nato per la distribuzione delle eccedenze alimentari sotto la politica agricola comune. Poi, negli anni, si è deciso di comprare le derrate alimentari per i cittadini bisognosi e il programma ha cambiato natura, perdendo la sua finalità originaria di politica agricola”. Dopo una serie di vicissitudini, nasce l’idea di creare un fondo che rientra nell’ambito delle politiche sociali e dei fondi strutturali, cioè il Fead.

Rispetto al Pead, il Fead permette di estendere le tipologie di attività finanziabili. “Se prima serviva per comprare solo beni alimentari – chiarisce Tangorra -, oggi serve anche per comprare altri beni materiali di prima necessità e a finanziare attività di inclusione sociale per le persone individuate come le più deprivate nel paese”. Tuttavia, il fondo non può essere dirottato sui bisogni nazionali a proprio piacimento. C’è un regolamento, nato da un accordo tra Commissione europea, Parlamento e Consiglio d’Europa. “Per utilizzare queste risorse, bisogna fare due programmi operativi – spiega Tangorra- : uno dedicato ai beni materiali e alimentari e uno all’inclusione sociale, ma non è obbligatorio fare entrambi i programmi”. Il target individuato, poi, è quello dei senza dimora, dei bambini in condizione di deprivazione materiale e della povertà alimentare. Per questo, aggiunge Tangorra, il fondo potrà rientrare tra le attività del Sia, ma solo a determinate condizioni e cioè andando a finanziare progetti dedicati al target chiesto dall’Europa. Per gli altri, spiega Tangorra, le risorse verranno pescate dal Fse, soprattutto per quel che riguarda gli adulti. Quel che serve, spiega Tangorra, è “uno sforzo di programmazione che renda complementari gli interventi”.

Il Fead, infatti, non sottrae risorse all’obiettivo 9 del Fse. “Nella sua dotazione – spiega Tangorra -, il Fead è sottratto a monte alla dotazione del paese dei Fondi strutturali. La quota attribuita al paese va sottratta a quelli complessivi, cioè al Fse e al Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale). Sulla carta, però, tutto sembra filare liscio e la matematica, stavolta, sembra essere a favore della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Ciò nonostante, le stesse voci contenute in questo sommario quadro d’insieme sulle risorse contro la povertà disponibili in Italia per il prossimo biennio suggeriscono di utilizzare i numeri con cautela. Parte del miliardo di euro disponibile nel 2014-2015 contro la povertà, infatti, riguarda fondi europei che l’Italia non è stata in grado di utilizzare tra il 2006 e il 2013 per un totale di 467 milioni di euro, poco meno della metà del totale. Fondi, per l’appunto, riallocati. Una percentuale così rilevante che, per quelli indicati dall’obiettivo 9 del Fse e disponibili per il 2014-2020, è lecito avvalersi del beneficio del dubbio sul loro reale utilizzo nei prossimi due anni.(Giovanni Augello) 

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