28 aprile 2015 ore: 14:54
Giustizia

Fondi contro la violenza sulle donne: la classifica delle regioni più trasparenti

Emilia-Romagna, Sardegna, Lazio e Marche le più virtuose. Maglia nera a Sicilia, Calabria, Molise, Friuli Venezia Giulia e alle province autonome. Il rapporto di ActionAid su #donnechecontano. De Ponte: “Il quadro ancora parziale dice che tutte le regioni possono fare di più”
Violenza sulle donne. Pugno - SITO NUOVO

Nessuna regione può dirsi totalmente trasparente nella gestione dei fondi stanziati con la legge 119/2013 per prevenire e contrastare la violenza sulle donne. È quanto emerge dall’indagine realizzata da ActionAid in collaborazione con Dataninja sulla piattaforma open data #donnechecontano (www.donnechecontano.it). Attraverso una banca dati on line, infografiche e mappe interattive, il portale rende accessibili le informazioni reperite regione per regione, grazie all’indice di trasparenza formulato da ActionAid per illustrare come cambia l’accessibilità alle delibere adottate e il dettaglio dei dati forniti. In base a un indice di trasparenza pari a zero, la maglia nera va a Sicilia, Calabria, Molise, Friuli Venezia Giulia e alle Province autonome di Trento e Bolzano, sia nella forma che nel contenuto. Il motivo? Le delibere di queste regioni e province sono state irreperibili, on line e su richiesta diretta, e quindi non è stato possibile verificare se contenessero dettagli sulla destinazione delle risorse per tipologia di intervento e area territoriale, informazioni sulle strutture antiviolenza presenti sul territorio, dettagli sui fondi aggiuntivi stanziati dalla regione e quale uso si intendesse fare dei fondi destinati alla programmazione regionale e di quelli assegnati a ciascuna azione.

Le regioni più virtuose, al contrario, risultano essere Emilia-Romagna, Sardegna, Lazio e Marche. “Il quadro è parziale, non solo perché mancano le informazioni su alcune amministrazioni, ma anche per la frammentazione delle stesse e per i tempi di rilascio e reperimento – dice Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia – ma possiamo rilevare che, benché vi siano amministrazioni che hanno fatto sforzi maggiori di dettaglio e trasparenza, tutte le regioni possono fare qualcosa in più per rendere più chiara l’azione complessiva sull’uso dei fondi”. De Ponte si rivolge, in particolare, alle regioni che a breve andranno alle urne e che, in base all’indice di trasparenza, non hanno comportamenti virtuosi, come Campania, Liguria, Umbria e Puglia, “a cui chiediamo un maggiore impegno in termini di trasparenza e rendicontabilità delle azioni intraprese”. L’appello va anche al governo, in particolare al Dipartimento Pari opportunità, “che dovrebbe provvedere a sua volta a pubblicare le informazioni ricevute dalle Regioni on line, possibilmente in formato aperto, proponendosi come primo vero esempio di trasparenza”.

ActionAid ha verificato l’utilizzo dei fondi antiviolenza a partire dal reperimento on line e attraverso l’analisi delle delibere di tutte le regioni, che spiegano con diverso grado di dettaglio le azioni finanziate con i fondi ricevuti. L’associazione ha trovato on line le delibere di 12 amministrazioni su 21 (19 regioni e 2 province autonome), ha inviato richieste ufficiali via e-mail e Twitter alle 9 regioni mancanti ricevendo 5 risposte, di cui 3 con le delibere richieste. Dall’analisi delle 15 delibere trovate, ciò che emerge è la diversità nella definizione delle modalità di spesa e nel dettaglio delle azioni che le regioni hanno deciso di intraprendere.

In Puglia e in Campania, ad esempio, le delibere si limitano a creare capitoli di entrata e di spesa rinviando la decisione sull’utilizzo delle risorse a provvedimenti successivi. La maggior parte delle regioni ha ripartito le risorse tra aree territoriali (province o comuni), tranne la Lombardia che ha presentato la ripartizione delle risorse per area di intervento. Varia il livello di dettaglio sull’uso dei fondi per la programmazione regionale: Umbria e Valle d’Aosta, ad esempio, esplicitano l’azione o il servizio che intendono avviare, mentre la Liguria rimanda la decisione alla Conferenza dei sindaci. Inoltre, in alcune regioni il numero di strutture antiviolenza incluso nella delibera è diverso da quello contenuto nello schema di riparto approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. In generale, le regioni non hanno incluso nelle delibere i nomi delle strutture antiviolenza territoriali che beneficiano dei fondi, unica eccezione la Sardegna (370.789,89 euro il finanziamento del governo). In molti casi, sono indicati i criteri minimi delle strutture per accedere ai bandi come, ad esempio, il numero di anni di esperienza nella lotta alla violenza sulle donne: ma a volte l’esperienza minima richiesta è di 3 anni e non di 5 come previsto dalla Conferenza Unificata.

Dall’indagine risulta poi che la Lombardia (1.444.616,98 euro i fondi ricevuti) oltre a non fornire dettagli sulle strutture cita i consultori pubblici e privati come strutture da coinvolgere nell’implementazione di azioni programmatiche. Secondo ActionAid si tratta di un elemento preoccupante perché si rischia di prediligere strutture non direttamente competenti sul tema della prevenzione e del contrasto alla violenza a scapito dei centri antiviolenza presenti sul territorio.

Molte regioni hanno riorganizzato l’allocazione delle risorse senza seguire lo schema di riparto del documento approvato dalla Conferenza Stato-Regioni. Più regioni hanno privilegiato stanziamenti a favore dei centri e delle case rifugio, forse a causa dell’esiguità delle risorse a loro destinate (5.800 euro per ogni centro e 6.700 per ogni casa rifugio). La Toscana (762.834,07 euro), ad esempio, ha raddoppiato le risorse calcolate dal governo per le strutture, la regione Marche (276.398,81 euro) ha messo a disposizione delle strutture anche la metà della quota riservata alla programmazione regionale, la Sardegna ha erogato l’intero finanziamento a favore di centri e case rifugio, il Lazio (853.048,22 euro) ha stanziato 30 mila euro per ciascun centro e calcolato le risorse per le case rifugio in base ai posti letto. Abruzzo (257.907,19 euro) e Veneto (747.532,20 euro) hanno mantenuto il riparto originario e messo a bando i fondi della programmazione regionale riservandoli a centri e case rifugio. Alcune regioni hanno specificato anche le risorse aggiuntive stanziate per prevenzione e contrasto provenienti da varie fonti.

La legge 119/2013 ha sancito lo stanziamento di 16,5 milioni di euro per il biennio 2013/2014 per interventi contro la violenza di genere a favore di regioni e province autonome che devono utilizzarli per misure di contrasto e prevenzione del fenomeno. La legge di stabilità approvata a dicembre 2014 prevede ulteriori 9 milioni di euro all’anno per il triennio 2015/2017. Fine gennaio e fine marzo erano le scadenze fissate dal governo per l’invio da parte di regioni e province autonome di un elenco aggiornato delle strutture antiviolenza presenti sul territorio e delle attività realizzate con i fondi. “Abbiamo provato a comporre il mosaico delle decisioni regionali, variegate e spesso non comparabili tra loro, basandoci solo sulle informazioni contenute nelle 15 delibere individuate – conclude De Ponte – Un punto e virgola più che un punto, insomma, che non ci scoraggia ma ci stimola a proseguire la nostra battaglia per la trasparenza. Restiamo in attesa delle altre informazioni”. (lp)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news