4 agosto 2014 ore: 12:23
Welfare

Fondi Pac non spesi, Borgomeo: “Il pubblico non si fida del terzo settore”

Il presidente della Fondazione con il Sud commenta il ritardo nell’utilizzo dei 730 milioni destinati a 4 regioni meridionali per interventi su minori e non autosufficienti. “C’è da cambiare rotta: aprire i bandi all’associazionismo è possibile”
Anziana in carrozzina davanti alla finestra, disabilità

ROMA – “Nel 2014 un pezzo di pubblica amministrazione non si fida del terzo settore”. È questa la provocazione di Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud commentando i risultati raggiunti ad oggi dal Piano d'azione Coesione (Pac) che sulla carta prevede un fondo di 730 milioni per il periodo 2013-2015 a favore delle quattro regioni dell’obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), ma che nella realtà non è ancora riuscito a decollare lasciando nelle casse dello stato la gran parte delle risorse destinate ai servizi per la prima infanzia e a quelli di cura per la non autosufficienza. Un piano già contestato dal mondo del terzo settore per l’incapacità di spesa, dovuta ad una serie di difficoltà incontrate sul campo. Per il presidente della Fondazione con il Sud, però, è giunta l’ora di cambiare rotta e di aprire l’utilizzo delle risorse anche al mondo dell’associazionismo e delle cooperative.

Il Pac, infatti, prevede che siano i comuni, riuniti in ambiti, a presentare i progetti sui temi stabiliti. Tuttavia, a metà percorso, la gran parte delle risorse sono ancora inutilizzate. Sul perché dei ritardi del piano, per Borgomeo si rischia di cadere nelle risposte scontate. “La risposta più tradizionale – spiega - ci costringerebbe a discutere della procedura individuata, del perché i comuni ai quali l’autorità di gestione ha chiesto di fare dei progetti non li hanno fatti bene. Sarebbe un modo di discutere tradizionale. Qualcuno dirà che è colpa dei comuni che non fanno bene i progetti. I comuni diranno che è colpa del ministero che ha richiesto progettazioni troppo sofisticate e siamo un po’ alle solite”.

Per Borgomeo, occorre fare un salto di qualità e porsi altre domande per rispondere ai dubbi nati proprio dalla stessa esperienza della Fondazione, che ultimamente si ritrova a dover rigettare progetti validi, anche sugli stessi temi del Pac, per mancanza di risorse. “Come Fondazione con il Sud, in sette anni abbiamo finanziato progetti per 105 milioni. Circa 20 milioni l’anno negli ultimi tempi per progetti che, inoltre, hanno un alto tasso di sopravvivenza”. Va detto che la Fondazione ha una natura diversa rispetto ad un ministero. Le risorse di cui dispone provengono dalle Fondazioni di origine bancaria. Tuttavia, il confronto tra i numeri dei progetti finanziati al Sud dalla Fondazione e quelli del Pac è diventato sempre più stridente, soprattutto se si guarda ai fondi disponibili nelle casse del Viminale. “Il ministero – spiega Borgomeo -, avendo a disposizione risorse pazzesche per infanzia e anziani non autosufficienti non ritiene di fare dei bandi rivolti alle organizzazioni di terzo settore. La differenza sostanziale è qui: perché non fanno dei bandi rivolti alle organizzazioni di terzo settore che fanno questo da una vita? Mi mangio le mani quando ho sotto gli occhi decine e decine di progetti ben fatti che non si possono finanziare perché non abbiamo tutti questi fondi. Sapendo che ci sono risorse inutilizzate fa un po’ rabbia”.

Per Borgomeo, l’apertura al terzo settore, anche se non così facile, non è poi impossibile. Soprattutto perché non ci sono vincoli europei che stabiliscano in contrario. “I fondi del Pac sono il frutto di un lavoro che ha fatto l’ex ministro Barca raccogliendo fondi inutilizzati dalle regioni – spiega Borgomeo -. Una parte consistente di questi soldi è agli Interni (cioè i Pac, ndr). Un’altra parte più piccola è finita al dipartimento per la Gioventù che ha fatto un bando riferito al terzo settore. Quel bando ha funzionato, poteva essere fatto meglio, ma le risorse sono state assegnate, sono partite decine o centinaia di progetti. Non c’è un vincolo comunitario, c’è una scelta della pubblica amministrazione italiana tra il ministero della Coesione territoriale e il ministero dell’Interno che hanno deciso di adottare questa procedura”.

Un’eventuale apertura dei fondi al terzo settore, che richiederebbe però decisioni politiche, non significherebbe escludere gli enti locali dallo sviluppo e realizzazione dei progetti. “Nelle nostre procedure – aggiunge Borgomeo -, il soggetto titolare dell’intervento deve essere del terzo settore, ma al progetto possono essere associate istituzioni locali, piani di zona, Asl e comuni. La logica non è che il terzo settore è contro il pubblico, però il punto decisivo è capire se il terzo settore, visto che si parla tanto di sussidiarietà, finalmente può essere considerato come un soggetto che si prende le sue responsabilità”. Per Borgomeo, l’apertura del Pac alle associazioni è una strada praticabile, soprattutto perché si tratta di intervenire su un “ritardo gravissimo da un punto di vista sociale. Non stiamo parlando di giardinetti, ma di assistenza ai non autosufficienti e minori”. (ga)

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