19 ottobre 2016 ore: 14:56
Economia

Fondo anticrisi, dalla chiesa ambrosiana 500 mila euro per “dare lavoro"

Parte la terza fase del "Fondo famiglia e lavoro" della Diocesi di Milano: risorse a disposizione per tirocini e borse lavoro. E il cardinale Angelo Scola chiede alle imprese di collaborare. Per ora le associazioni datoriali si sono limitate a sottoscrivere una lettera d'intenti
Lavoro, impresa sociale: ingranaggi

MILANO - Il cardinale Scola ci mette 500 mila euro, le imprese e le agenzie interinali si limitano a sottoscrivere una lettera d'intenti. Parte sbilanciata la fase tre del Fondo Famiglia Lavoro, istituito dal cardinale Tettamanzi nel 2009, e rilanciato dal suo successore alla guida dell'Arcidiocesi di Milano. Dopo aver sostenuto le famiglie in difficoltà (prima fase) e dopo aver sostenuto corsi di formazione o microcrediti (seconda fase), ora la Curia punta a trovare un impiego alle persone che chiedono aiuto. Tanto da chiamare questa svolta "Diamo lavoro". In sostanza, il cardinale Angelo Scola ha invitato associazioni imprenditoriali e agenzie interinali a collaborare. I 70 distretti del Fondo, distribuiti nel vasto territorio della diocesi (comprende oltre a Milano, anche le province di Varese, Lecco, Monza e una parte di quella di Como), raccoglieranno le richieste di lavoro tra quelle persone con almeno un figlio a carico e disoccupate da non prima del mese di luglio 2015, oppure che, alla stessa data, abbiano cessato di beneficiare delle provvidenze pubbliche previste a favore di chi ha perso il lavoro. Tramite le risorse del Fondo, queste persone potranno beneficiare di tirocini o borse lavoro. Paga la Curia, grazie alle offerte dei fedeli. Le associazioni datoriali per ora hanno sottoscritto una lettera d'intenti, con la quale si impegnano a "promuovere presso i propri associati l'avvio dei tirocini". Idem per le agenzie interinali: GiGroup, Manpower, Randstad e Umana. Nulla di più. Non garantiscono quanti tirocini o borse lavoro accetteranno, né incrementano il Fondo.

Le imprese entreranno però nel Comitato dei sostenitori, che avrà il compito di monitorare lo sviluppo dei percorsi di inserimento lavorativo e di sviluppare le attività del Fondo e il suo patrimonio, riunendosi una volta all'anno. La guida del Fondo rimarrà, però, saldamente in mano all'Arcidiocesi, tramite un Consiglio di gestione, presieduto da mons. Luca Bressan (vicario episcopale per le cultura e la carità) e di cui fanno parte, tra gli altri, il presidente delle Acli, Paolo Petracca, e il direttore della Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti.

Il Fondo Famiglia e Lavoro in sette anni ha aiutato 10.678 famiglie, erogando complessivamente 21,3 milioni di euro. Quasi la metà delle offerte raccolte e distribuite sono arrivate da privati cittadini e parrocchie. Il 55% di chi ne ha beneficiato è straniero. Età media tra i 35 e i 45 anni. L'identikit dell'utente del Fondo Famiglia Lavoro è uomo, di mezza età, con un profilo professionale medio-basso, nessuna conoscenza delle lingue e scarsa competenza informatica. Soggetti poco appetibili per il mercato del lavoro. Ed è per questo che il cardinale Scola ha lanciato la terza fase, mettendoci la faccia e i soldi. "Vedremo che cosa riusciremo a fare -ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo corso del Fondo -. Il bisogno di lavoro si pone in termini macroscopici. La Chiesa non può non interessarsi alla vita di tutti i giorni". Per sostenere questa nuova fase del Fondo, verrà lanciata nei prossimi giorni una nuova campagna di raccolta tra i fedeli. Intanto le offerte dei fedeli al Vescovo durante le sue visite pastorali nelle varie zone della Diocesi stanno confluendo nel Fondo. E a dicembre verranno messi all'asta gli oggetti che il Cardinale riceve in regalo. (dp)

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