7 novembre 2023 ore: 10:00
Economia

Formazione è inclusione: storie di povertà e di violenza, sognando un lavoro

di Chiara Ludovisi
Imparare un lavoro per poter fare a meno del reddito di cittadinanza, o per riprendere in mano la propria vita dopo un abuso: è lo scopo dei corsi di formazione gratuiti, finanziati con fondi regionali e nazionali e quindi gratuiti. L'Istituto Meschini si fa il punto e lancia un appello: dopo la formazione, ci sia il lavoro
Lia Aminov quadro Lia Aminov

"Passero sulla recinzione", olio su tela (Lia Aminov)

ROMA – Formazione fa rima con emancipazione e con inclusione, ma anche con occupazione: chi impara un mestiere, deve avere la possibilità di lavorare, sopratutto se proviene da una condizione di disagio, dalla quale vuole emanciparsi. Del senso e del valore della formazione, come opportunità di riscatto accessibile a tutti, si è parlato nei giorni all'istituto Meschini di Roma, dove si sono da poco conclusi alcuni corsi finanziati con fondi regionali o nazionali e quindi completamente gratuiti per i partecipanti. Partecipanti arrivati da diversi territori, per lo più tramite i servizi sociali, che ora hanno le competenze (e l'attestato) di operatori socio sanitari, o assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza museale e bibliotecaria, oppure, ancora, addetto receptionist presso strutture alberghiere o programmatore Java. Storie diversi e percorsi diversi, accomunati dalla voglia di rimettersi in gioco e prendere in mano la propria vita: storie che attendono, ora, di poter proseguire, con un inserimento lavorativo che per alcuni è già arrivato, mentre altri ancora attendono. Storie che sono state raccontate, nel corso di un evento dedicato proprio al racconto dei risultati della formazione del primo semestre. Ecco alcune di queste storie.

Emanuela è una giovane donna, separata, con 5 figli, ha da poco concluso il corso da operatore socio sanitario: percettrice del reddito di cittadinanza, ha colto al volo la possibilità di formarsi, offerta grazie a fondi pubblici, in un ambito, quello della cura alle persone, da lei sempre amato. Adesso sta facendo il tirocinio.

Emanuele, dopo il diploma, ha fatto il magazziniere e poi il rider, ma a 26 anni ha deciso che non è troppo tardi per inseguire il suo vero sogno: diventare 3D Artist e fare animazione grafica: così, nell’ambito del programma “Garanzia Giovani”, ha deciso di frequentare il corso da programmatore Java.

Lucia ha deciso di non portare in un hospice la mamma anziana e con una gravissima demenza, è lei che se prende cura ogni giorno ma aveva bisogno di rafforzare le proprie conoscenze e anche di sentirsi meno sola: così ha frequentato il corso per caregiver, promosso dalla Regione Lazio.

Sono tre dei circa mille partecipanti ai corsi di formazione finanziati con fondi regionali, finalizzati quasi tutti all'inserimento nel mondo del lavoro di persone in condizione di fragilità, come giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione (i cosiddetti Neet), oppure donne vittime di violenza o, ancora, percettori del reddito di cittadinanza, che hanno accolto con serietà questa occasione: appena il 10% del totale dei partecipanti non è arrivato a termine del percorso. “Nessuno vuole vivere tutta la vita senza fare nulla, percependo un reddito di cittadinanza – racconta uno di loro – Non ci piace il racconto che viene fatto su di noi e l'immagine che viene diffusa: noi vogliamo un lavoro e stiamo facendo di tutto per averlo”.

Il 48% corsi è stato riservato ai caregiver familiari, che hanno appreso nozioni di rianimazione cardiopolmonare con uso del defibrillatore, la manovra di Heimlich per la disostruzione delle vie aeree e inoltre hanno inoltre acquisito le basi delle tecniche di rilassamento e gestione dello stress personale.

Tra i partecipanti, 40 percettori del reddito di cittadinanza, residenti nei comuni di Gaeta, Formia, Minturno, Itri, Ss. Cosma e Damiano, Castelforte, Spigno Saturnia, Ponza e Ventotene, che hanno frequentato corsi di riqualificazione professionale, erogati dall’Istituto Meschini e finanziati con fondi regionali e nazionali: operatore socio sanitario, addetto receptionist presso strutture alberghiere, assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza museale e bibliotecaria. Nell'ambito di quest'ultimo, i partecipanti al corso hanno realizzato una mostra virtuale: un progetto fotografico per la valorizzazione dei siti Unesco in Italia, che raccoglie curiosità e testimonianze su questi luoghi. Un modo per mettere in pratica quanto appreso durante il corso, ma soprattutto per valorizzare le competenze e le passioni di ciascuno. La mostra virtuale è fruibile online.

Sono 17 invece le donne vittime di violenza che, grazie alla formazione finanziata dall’associazione Alliance for African Assistance Italy tramite bando regionale, hanno partecipato al corso di Operatore Socio Sanitario e hanno conseguito l’attestato di qualifica

 “Quest’evento vuole essere un’occasione anche per gettare luce su tutti quei progetti formativi che vedono nel lavoro un mezzo, non un fine, in grado di restituire e promuovere la dignità delle persone e avvicinare o riavvicinare questi cittadini e cittadine a quel mondo del lavoro dal quale, fino a questo momento, sono stati esclusi”, afferma Marta Meschini, direttore della Formazione.

Redattore Sociale ha raccolto le voci dei partecipanti al corso per assistente alla fruizione, accoglienza e vigilanza museale e bibliotecaria. Puoi ascoltarle qui

 

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