7 luglio 2015 ore: 11:17
Immigrazione

Fotografo argentino sposato con un italiano rischia l'espulsione dopo 12 anni

Roberto è in Italia dal 2003. Nel 2014 si è sposato a Buenos Aires con il compagno con cui convive dal 2008 a Bologna. Al quarto rinnovo del permesso di soggiorno di lavoro ha chiesto la conversione per motivi familiari. Ma non è stata accettata
- Roberto Ruager in una foto di Luca Vanzella Roberto Ruager

Roberto Ruager

Roberto Ruager. Foto di Luca Vanzella
Roberto Ruager

BOLOGNA – “Vivo qui da 12 anni, lavoro, pago le tasse e l’affitto. Ma ogni due o tre anni devo dimostrare allo Stato che ho diritto di rimanere. Mi sento un cittadino di seconda categoria: fino a quando dovrò giustificarmi?”. A parlare è Roberto Ruager, 48 anni, architetto e fotografo argentino che vive in Italia dal 2003. Dopo aver lavorato in Argentina e in vari Paesi nel campo della progettazione in architettura, Roberto è arrivato in Italia, a Roma. E poi si è trasferito a Bologna dove dal 2008 convive con il compagno italiano Luca che, dal febbraio 2014, è diventato suo marito. “Siamo registrati come conviventi al comune di Bologna e l’anno scorso ci siamo sposati a Buenos Aires – racconta Roberto – In Argentina i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali dal 2010”. Dato che in Italia il matrimonio non è considerato valido, Roberto continua ad aver bisogno di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro per poter restare nel Paese in cui ha scelto di vivere. Quest’anno è al quarto rinnovo, ma a pochi giorni dalla scadenza è arrivata la notizia, la richiesta di convertire il permesso da ‘motivi di lavoro’ a ‘motivi familiari’ non è stata accettata. E ora rischia l’espulsione. “Andarmene dall’Italia? Mi dispiacerebbe tantissimo. Ho un legame con questo Paese”.

- Il primo permesso per motivi di lavoro Roberto l’ha avuto a inizio 2003, sei mesi dopo l’entrata in vigore della Legge Bossi-Fini. “Ho aperto la Partita Iva come freelance”, racconta. Da allora ogni 2 o 3 anni, a causa delle lungaggini burocratiche, ci sono stati 3 rinnovi. “Ogni volta ho fatto i salti mortali per presentare la documentazione corretta e anche per far quadrare i conti perché non importa quanti soldi hai in banca, devi dimostrare di aver avere un certo reddito negli anni considerati”, spiega. E ovviamente la crisi si è fatta sentire. Se i primi anni le cose andavano bene, poi il lavoro ha iniziato a diminuire. “Ho iniziato a lavorare come fotografo di architettura per alcune riviste straniere – dice Roberto – Poi l’evoluzione delle tecnologie nella fotografia ha fatto sì che chiunque potesse scattare una foto, di conseguenza è calata la richiesta di fotografie di buona qualità. In più 3 riviste con cui collaboravo hanno chiuso”. Insomma, nel 2014 Roberto ha lavorato pochissimo. Poi il matrimonio e la decisione di chiedere la conversione del permesso di soggiorno. “Avremmo voluto chiederlo già l’anno scorso, dopo il matrimonio, ma abbiamo preferito aspettare nel caso in cui l’Italia, nel frattempo, avesse adottato una legge”, racconta Roberto. A settembre dello scorso anno, il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha avviato la trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero. Anche Roberto e Luca hanno fatto richiesta ma le cose sono andate per le lunghe. Poi è arrivato l’annullamento delle trascrizioni da parte del Prefetto.

I documenti per il rinnovo sono stati presentati a marzo, il 25 giugno la notizia – ancora in via ufficiosa – del diniego. E ora? C’è la possibilità del ricorso, “ma costa e i tempi non sono certi – dice Roberto – . Se inizi una causa ti concedono un permesso e ti rinnovano la tessera sanitaria per un anno, ma non è detto che in quell’anno il tribunale arrivi a una decisione. È una roulette e io nel frattempo non potrei lavorare, affittare, uscire dal Paese ma solo pagare le tasse”. A questo punto il rischio di espulsione è reale. “Sono arrabbiato – conclude Roberto – Che cosa serve allo Stato per capire che ho un legame con questo Paese? Che cosa significa per lo Stato ‘ricongiungimento familiare’? Se mi neghi il rinnovo per motivi familiari, non solo neghi il matrimonio, e passi visto che la legge italiana non lo riconosce, ma neghi che ci sia un qualsiasi legame tra me e mio marito, e con l’Italia”. (lp)

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