23 novembre 2013 ore: 10:28
Giustizia

Francesca Prestia: "Canto le donne che si ribellano alla 'ndrangheta"

Cantastorie calabrese ha dedicato due brani a Lea Garofalo e Giuseppina Pesce: "Il loro pentimento è un fatto epocale, ma oggi ci sono ancora troppe donne che stanno zitte"
Francesca Prestia

LAMEZIA - “Ancora oggi ci sono donne che stanno zitte, che piangono in silenzio, che non si ribellano alla loro condizione di sottomissione, di oppressione da parte dei maschi della famiglia o del contesto sociale in cui vivono. A queste donne, e non solo alle pentite di ‘ndrangheta, voglio dare voce con le mie storie in musica. Voglio ‘cuntari e cantari’, raccontare e cantare il coraggio, la voglia di riscatto delle donne, dell’intero popolo calabrese”. Francesca Prestia, cantastorie calabrese originaria di Catanzaro, spiega a Redattore Sociale le ragioni per cui ha ripreso la sua carriera artistica dopo diversi anni dedicati esclusivamente alla famiglia e all’insegnamento. Due lauree e un diploma al conservatorio la proiettano giovanissima verso il mondo della scuola a cui si dedica con grande dedizione e passione come per tutte le cose che fa, ma il desiderio di esprimersi musicalmente non viene mai definitivamente accantonato; la famiglia e la nascita delle due figlie rallentano solo per un certo periodo la carriera artistica che riprende a pieno ritmo con l’attività di cantastorie.

 “Sono una musicista completa – afferma Prestia – Dieci anni fa ho deciso di rientrare nel mondo della musica, anche se sapevo che non sarebbe stato facile ricominciare tutto daccapo a 38 anni”. Una rentrée che non è certo passata inosservata anche perché Francesca Prestia ha deciso di recuperare una forma artistica molto particolare come quella della cantastorie. Alla domanda “se nei panni di cantastorie si sente inadeguata o comunque fuori luogo nell’era di internet e dei social network”, Prestia ha così risposto: “Quando ho deciso di dare vita all’attività della cantastorie, ho subito pensato che questo antico mestiere andava rivisitato. Ho due figlie giovanissime e conosco i gusti delle giovani generazioni. Ho quindi apportato delle modifiche al classico modo di fare e di esprimersi dei vecchi cantastorie, pur rispettando il ricco patrimonio che essi ci hanno tramandato”. L’artista catanzarese precisa che le sue ballate non durano più di 3 minuti e che i disegni che solitamente accompagnavano gli antichi menestrelli di una volta, ora sono moderne immagini proiettate dal suo computer  su un grande schermo; molto importante anche l’utilizzo di Youtube e di Facebook per mantenere vivo il contatto soprattutto con i giovani che non conoscono la tradizione, le profonde radici della terra calabrese.

Francesca Prestia ha scritto e musicato due brani, una ballata e una ninna nanna per ricordare rispettivamente Lea Garofalo e Giuseppina Pesce, due donne calabresi nate e cresciute in famiglie ‘ndranghetiste e che ad un certo punto della loro vita hanno deciso di collaborare con la giustizia, di voltare le spalle ad un’esistenza  criminale in ogni suo aspetto. “Lea e Giuseppina sono state figlie e mogli di uomini di ‘ndrangheta ed esse stesse per un certo periodo della loro vita sono state fiere e orgogliose di appartenere ad un mondo criminale che dava loro forza e potere – evidenzia la cantastorie – un potere che loro non disdegnavano di ostentare con tracotanza, con sprezzante arroganza. Poi però hanno compreso che la violenza e la prevaricazione non portano da nessuna parte”.

“Il pentimento di Lea e di Giuseppina, secondo Francesca Prestia, è un gesto emblematico, un fatto epocale per la Calabria che consente di guardare queste due donne con occhi diversi. Il loro atto coraggioso deve essere un esempio per tante altre donne e non solo per quelle che appartengono alle organizzazioni criminali, ma per tutte coloro che ancora subiscono passivamente violenze e soprusi di ogni genere”.  Per la ninna nanna “Lu bene re la mamma sì tu, figghja – Il bene della madre sei tu, figlia,” la cantastorie si è ispirata ad una lettera che Giuseppina Pesce ha scritto alla figlia.

Per la “Ballata di Lea” (Ciangiti assema a mia, ciangiti forti!Ciangiti ‘e chista donnaA dura sorti!Piangete insieme a me, piangete forte! Piangete di questa donna la dura sorte!) ha fatto da leit motiv la tragica vicenda della pentita di ‘ndrangheta, trucidata dal suo stesso compagno e padre di sua figlia. I due brani fanno parte dello spettacolo “Fimmini d’u Sud”, inserito nel progetto “Dedicato a Lea e a tutte le donne calabresi”, promosso dal Miur-Unar  e dal dipartimento Pari opportunità della Presidenza del consiglio dei ministri. Lo spettacolo è stato e continua ad essere rappresentato da Francesca Prestia in tutta la Calabria e anche in giro per l’Italia. Con la “Ballata di Lea”, la cantastorie ha conseguito la menzione speciale nel contest nazionale “Musica contro le mafie 2012″ promosso dalla Mkrecords e la Mei-Meeting etichette indipendenti, con la seguente motivazione:“La cantastorie Francesca Prestia, canta dei soprusi e dei diritti e con i suoi ‘cunti’ ha dato e dà voce a molte donne che con il loro coraggio aprono varchi alla libertà ed alla giustizia”. (Maria Scaramuzzino)

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