30 luglio 2014 ore: 12:00
Immigrazione

Francia, ong denuncia: "Bambini rom esclusi dalle scuole"

L'associazione European roma rights centre, che ha condotto una ricerca nei campi rom di Lille, Parigi e Marsiglia, mette sotto accusa sindaci e autorità locali che richiedono documenti non necessari rallentando le pratiche di iscrizione
Bambina rom indica alla lavagna

ROMA – Più della metà dei bambini rom che vive in Francia non va a scuola e le autorità locali stanno deliberatamente bloccando le loro iscrizione. A denunciarlo è l’organizzazione non governativa European roma rights centre (Errc) che ha diffuso i risultati di una ricerca condotta all’inizio dell’anno su un campione di 118 intervistati nei campi rom di Lille, Parigi e Marsiglia.

Le autorità negano che ci sia in corso una politica di esclusione dalla scuola primaria ma la ricerca ha evidenziato come le procedure per l’iscrizione hanno dei tempi eccessivamente lunghi e che queste vengono alla fine rimandate a una data non definita, nonostante in Francia l’obbligo scolastico comprende la fascia d’età che va dai 6 ai 16 anni. “Ho fatto il possibile per iscrivere mio figlio a scuola – racconta una madre – presentando tutti i documenti necessari ma il sindaco ha bloccato tutto. Sono dei bambini rom e per questo vengono trattati in maniera differente”.

“A volte vengono richiesti documenti non necessari, come il certificato di residenza o quello dei vaccini – spiega Erika Bodor, che ha condotto lo studio, al quotidiano The Telegraph – anche se l’unico documento previsto per legge è la carta d’identità. Quando vediamo un bambino chiedere l’elemosina in strada – continua la ricercatrice – ci viene da domandarci se la situazione sia stata determinata da un sindaco che ha rifiutato di iscrivere il bambino a scuola ”.

“Si tratta di una violazione diretta degli obblighi nazionali e internazionali – dichiara il presidente del consiglio di amministrazione dell’Errc Rob Kushen – che mette a rischio il futuro di questi bambini, diminuisce le loro opportunità di impiego e non fa che alimentare l’esclusione sociale”. Manon Fillonneau del team di ricerca dell’Ong parla invece di una situazione che può essere “facilmente associata a una politica di espulsione”. Secondo l’Ong lo scopo delle autorità locali è infatti quello di evitare la mobilitazione da parte di insegnanti e genitori in difesa dei giovani studenti in vista della demolizione dei campi rom.

Una situazione questa che non può non richiamare alla memoria le dichiarazioni del ministro degli interni Manuel Valls, che ha causato non poche polemiche, secondo cui la maggior parte della comunità rom “non ha alcuna intenzione di integrarsi” e quindi dovrebbe far ritorno ai loro paesi di origine. Numerose manifestazioni di protesta si sono scatenate in tutta la Francia anche lo scorso anno, quando una quindicenne rom è stata costretta, davanti a tutta la classe, a scendere dall’autobus alla fine di una gita scolastica per essere rispedita in Kosovo insieme alla famiglia. (Federica Onori)

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