28 novembre 2014 ore: 17:43
Economia

Franzini: "In Italia livelli di disuguaglianza simili agli Usa"

L'economista, docente all’Università La Sapienza, interviene al seminario "Rimozioni" di Redattore sociale: "Siamo un paese di immobilità economica e sociale". Reggio (Federcasse): "Tema rimosso dal dibattito pubblico, siamo assuefatti"
Stefano Dal Pozzolo Rs 2014. I giornata. Franzini

Maurizio Franzini. Foto: Stefano Dal Pozzolo

CAPODARCO – “La disuguaglianza è un tema rimosso dal dibattito pubblico ed economico: è come se in qualche modo vi fossimo assuefatti. I dieci uomini più ricchi d’Italia hanno un patrimonio pari a 500 mila famiglie operaie messe insieme: un dato che può suscitare indignazione. Ma questi temi sono trattati in maniera superficiale, ad esempio parlando del Jobs act, così come i fatti accaduti a Roma nel quartiere Tor Sapienza, rappresentato con titoli a effetto per parlare di disuguaglianze tra disuguali, senza mettere in luce cosa c’è dietro. La cultura dominante non ci aiuta”. Lo ha evidenziato Marco Reggio, responsabile dell’ufficio stampa di Federcasse, aprendo oggi pomeriggio la sessione “Perché le disuguaglianze non godono di buona stampa” durante il seminario sul tema “Rimozioni”, XXI edizione dell’iniziativa formativa promossa dall’agenzia Redattore Sociale presso la Comunità di Capodarco di Fermo.

Maurizio Franzini

“Parlare di disuguaglianze senza specificarne l’ambito rischia di generare confusione: parliamo rispetto al reddito e ci interessa la distanza fra chi si può considerare povero e ricco, fenomeno emerso alla fine degli anni Novanta”, ha evidenziato Maurizio Franzini, docente di politica economica all’Università di Roma La Sapienza, autore del volume “Disuguaglianze inaccettabili”. Importante è essere consapevoli “che non si tratta di un argomento semplice: si usa spesso il guardare al segmento molto piccolo e basso dei penultimi per spingere tutti verso l’ultimo gradino”, ha precisato. Oggi, ha riferito, “l’1% del segmento più ricco prende il 21% del reddito: è come se il più ricco a un matrimonio prendesse 20 fette della torta nuziale e ne lasciasse 80 agli altri 99 invitati. In Italia la proporzione è dell’1% dei ricchi che prendono l’8-9% del reddito totale. Dobbiamo preoccuparci di come i meccanismi di queste ricchezze enormi hanno sulla società nel suo complesso: perché i ricchi esprimono il paese in cui vivono. Noi, gli spagnoli e i greci abbiamo livelli di disuglianza simili a quelli degli Stati Uniti”.

Inoltre, ha rilevato Franzini, “siamo un Paese di immobilità economica e sociale. E le disuguaglianze derivano da livelli meritocratici? Negli Usa coloro che sono ricchi sono figli dei ricchi e i poveri sono figli dei poveri. In Italia abbiamo il peggio di tutti e due: i privilegi familiari in termini di reddito che non deriva da trasferimento di patrimoni, ma da lavoro”. Le cause di questo peggioramento di disuguaglianze? “Il progresso tecnologico lo è solo in parte, ci sono radici più profonde. Il 30-40% della popolazione ha un patrimonio netto di zero negativo; normalmente le persone che hanno un patrimonio sono anche più ricche di reddito, cioè sanno far fruttare il loro patrimonio”, ha riferito il professore. (lab)
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