16 giugno 2019 ore: 09:00
Società

Freelance Network Italia, insieme per un nuovo modello di welfare

di Francesco Ciampa
Barbara Reverberi, giornalista e fondatrice della rete di lavoratrici e lavoratori autonomi con base a Milano: “La condivisione per crescere e trovare la tranquillità che spesso manca. Una battaglia culturale per riconoscere anche in Italia il grande valore dei ‘freelance” come nel resto del mondo”
Barbara Reverberi

MILANO – Adattarsi al mutamento sociale, ai nuovi scenari del mercato, trovare soluzioni per superare difficoltà e cogliere le opportunità emergenti. Per le libere professioniste e i liberi professionisti, i cosiddetti freelance, sempre più numerosi e sempre esposti a incertezza e precarietà, una risposta può essere il fare rete, connettersi, la logica del network per dare vita a forme di resilienza e di welfare nel segno dell’auto mutuo aiuto: ne è convinta Barbara Reverberi, giornalista freelance, impegnata nella professione di ufficio stampa e delle pubbliche relazioni digitali (le digital pr), fondatrice di Freelance Network Italia, un network con base a Milano ma proiettato su scala nazionale. “Ho creato questo network con spirito di volontariato perché credo che il futuro sia insieme, perché sono convinta che grazie alla condivisione si possano fare grandi cose, si possa crescere e si possa trovare quella tranquillità che spesso nel lavoro dei freelance manca”, spiega la giornalista in questa intervista per Redattore Sociale.

Barbara Reverberi, cos’è il Freelance Network Italia?
“Il Freelance Network Italia è un progetto realizzato: è un gruppo di professionisti della comunicazione nel digitale che insieme guardano al mercato e al cliente in modo nuovo, diverso, più innovativo. “Insieme è meglio” vuol dire che insieme cerchiamo di lavorare, di trovare strategie nuove, e di dare una risposta al cliente che non è troppo grande rispetto alle necessità di un mercato in evoluzione. Noi, insieme, riusciamo a rispondere a molteplici esigenze: ad esempio, dalle media relations alla grafica al web design. In questo modo, da un piccolo progetto può nascere un grande progetto, a cui lavoriamo con dei costi ridotti perché non siamo un’agenzia, e questo ci permette di essere anche più duttili, di lavorare anche da remoto, di essere sul pezzo”.

Perché creare questo modello di rete a fronte di tendenze individualistiche spesso dominanti?
“Questa è una bella domanda! Forse perché io sono fatta così… Ho iniziato da free lance da sola e mi sono resa conto di quanto fosse complesso. Mi mancavano soprattutto due aspetti. Il primo era quello di potermi confrontare con qualcuno per condividere esperienze e non sentirmi sola. Il secondo era quello di avere sempre continuità di lavoro; perché mi capitavano spessissimo periodi come agosto e dicembre fino magari a gennaio inoltrato senza lavoro. Quindi, Freelance Network Italia può rispondere anche all’esigenza di mettere in sinergie tutte le nostre conoscenze e le nostre opportunità di lavoro per lavorare insieme, sempre, continuativamente”.

Un network con finalità di auto mutuo aiuto, dunque?
“Sì, è un network con finalità di aiuto-mutuo aiuto nel senso che, e ci tengo a precisarlo, non è un ufficio di collocamento: è invece un gruppo di persone che vogliono lavorare insieme; è un gruppo basato sulla fiducia, e se manca questo aspetto di lealtà preferisco che le persone non lavorino con noi. Ci stiamo ancora testando, sperimentando, cominciano a esserci dei piccoli progetti. Certo è che tutto ciò che arriva viene diffuso nel network a seconda delle aree di intervento. Inoltre, nel gruppo chiuso di Facebook offriamo formazione gratuita che resta a disposizione di tutti. Ma quello che si chiede, proprio perché si tratta di auto mutuo aiuto, è di investire un po’ del proprio tempo per dare anche agli altri delle opportunità, condividendo nel gruppo sconti di corsi di cui si viene a conoscenza, codici sconto in generale, possibilità di formazione, articoli che possono essere per noi interessanti. Si chiede questo: essere presenti, vigili, basta un commento, basta far sentire la propria presenza nel gruppo”.

Si può parlare di nuovo modello di welfare per free lance spesso senza “paracaduti” e senza tutele sufficienti? Se sì, in quali termini concreti?
“Concretamente la risposta è sì. Noi freelance lo sappiamo bene: siamo senza “paracadute” e abbiamo delle difficoltà oggettive. Ma all’interno del network possiamo offrire intanto una prima consulenza gratuita grazie agli avvocati e ai commercialisti che abbiamo nel gruppo. Per cui, quanto meno, per chi vuole iniziare e aprire una partita iva possiamo dare consigli rispetto a come fare: io stessa posso dare dei consigli, poi se le cose di complicano cedo volentieri la parola agli esperti. Rispetto invece ai “paracaduti”, immagino persone del nostro network che sono distanti e magari abitano in luoghi da cui non è facile raggiungere le grandi città e che però possono lavorare da remoto grazie al network. Penso alle persone che hanno difficoltà oggettive a muoversi, perché magari hanno problemi di salute, e quindi anche per loro c’è una possibilità: il network può fare da front office e occuparsi di tutta la parte di accounting lasciando a loro tutta la parte più operativa. Su questo ci stiamo sperimentando. E lo stesso vale per la possibilità di prendere un progetto insieme, di rendersi conto strada facendo che quel progetto è troppo complesso e di avere l’opportunità di un aiuto di altri professionisti che ci possono sostenere fino al completamento del progetto stesso”.

Accanto al Freelance Network Italia porti avanti “News per freelance”, una rubrica con contenuti audio sotto forma di podcast per proporre consigli utili su stili di vita, informazione, formazione e molto altro. Potrebbe definirsi, la tua, una battaglia culturale per l’adattamento, il cambio di mentalità e la resilienza dei liberi professionisti?
“Grazie per questa domanda. Freelance Network Italia è nato da un mio slancio cercando di mettere a sistema i feedback arrivati dai freelance a un corso di formazione organizzato in Regione Lombardia dall’Ordine dei giornalisti. Si tratta di un gruppo molto folto, siamo circa 216, non tutti operativi, ed è per questo che la nostra associazione da poco costituita sarà motivo per fare una scrematura. La mia è una battaglia culturale perché credo che bisogna innanzitutto cambiare la mentalità dei nostri clienti e fare in modo che apprezzino il valore del freelance, che è una persona sempre in movimento, sempre in formazione, sempre motivata, a differenza di un lavoratore dipendente che magari può “sedersi” perché riesce ad avere una vita più tranquilla. Quella dei freelance è di solito una vita molto attiva, un po’ come le montagne russe, fatta di “sali e scendi”. E questo ci porta a essere estremamente resilienti e a non demordere mai. Insieme, come dico sempre, è ancora meglio. A tal proposito, “News per freelance” è una rubrica audio fruibile da tutti in ogni modalità, anche mentre si è alla guida o sui mezzi, per offrire l’occasione di sentire una vicinanza, di sentire che non si è soli e per dare qualche consiglio basato sulla mia esperienza. Avrei voluto che qualcuno mi desse una mano, che mi accompagnasse, quando ho cominciato, più di sette anni fa, a lavorare in questo mondo di freelance. Non è stato così, e quindi ho sbagliato sul campo, ho fallito e ricominciato ogni volta. Pertanto, credo che questo contributo sia prezioso e vorrei regalarlo agli altri”.

Nei tuoi discorsi emerge spesso il concetto di “orgoglio”: l’orgoglio di essere freelance…
“Orgoglio freelance, sempre. Credo che il freelance sia una cifra distintiva che noi dobbiamo portare come fosse un fiore all’occhiello. Perché anche in Italia dobbiamo restituire a questo termine il grande valore che ha nel resto del mondo. La libertà di poter gestire il nostro tempo la conquistiamo ogni giorno e costa carissima: bisogna sapersi organizzare e bisogna trovare le modalità per lavorare con gli altri, con umiltà e anche con determinazione, facendo quadrare la propria personalità con quella degli altri, imparando a lavorare insieme. Sono orgogliosamente freelance perché credo che questo sia il futuro. Non credo che sarà sempre facile trovare il posto fisso. Anzi, credo che sarà sempre più difficile. Penso piuttosto che dovremo imparare a crearci il nostro lavoro. Un bambino che inizia oggi la scuola elementare, nel 99 percento dei casi farà un lavoro che ancora non esiste. E allora, crediamoci e continuiamo. Forza così!”.

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