26 aprile 2022 ore: 17:34
Giustizia

Gambero Rosso e Comunità di Sant’Egidio insieme per la formazione enogastronomica dei detenuti

Questa mattina a Regina Coeli sono stati presentati i risultati di un ciclo di quattro incontri formativi (l'ultimo il 19 aprile scorso) che hanno visto ai fornelli 13 detenuti, gli addetti al servizio mensa e i responsabili della sorveglianza

ROMA - Questa mattina, nella sala conferenze di Regina Coeli, sono stati presentati i risultati di un ciclo di quattro incontri formativi (l'ultimo il 19 aprile scorso), coordinati dagli chef di Gambero Rosso Mirko Iemma, Igles Corelli, Giorgio Barchiesi (in arte "Giorgione") e Laura Marciani, che hanno visto ai fornelli 13 detenuti, gli addetti al servizio mensa e i responsabili della sorveglianza. 
Scopo della iniziativa, portata avanti insieme alla Comunità di Sant'Egidio, è stato quello di incentivare il lavoro di squadra e i momenti di aggregazione e di recupero dei componenti della comunità carceraria. I detenuti hanno risposto con entusiasmo anche grazie agli chef e al personale Polizia Penitenziaria. Una brigata che ha lavorato fianco a fianco con l’obiettivo sia di dare benessere ai detenuti attraverso il cibo ma anche di indirizzarli in una prospettiva di reinserimento nella società.

Mirko Iemma, resident chef di Gambero Rosso Academy Roma che ha assistito i partecipanti durante tutti gli incontri, ha raccontato: "Per iniziare abbiamo effettuato un sopralluogo per capire come fossero organizzate le cucine del carcere. Abbiamo verificato lo stato di salute dei macchinari presenti, studiato le tabelle alimentari dei menu proposti e individuato il procedimento per renderli più appetibili. Nel corso degli appuntamenti abbiamo sfruttato tutte le attrezzature e insegnato ai partecipanti come maneggiare al meglio le materie prime a disposizione. Qualche esempio? Per realizzare uno spezzatino i detenuti erano soliti mettere tutto nella pentola a pressione senza preparare un fondo. Noi gli abbiamo mostrato il procedimento per cucinare un fondo vegetale e un fondo bruno per rendere lo spezzatino più saporito. Abbiamo insegnato come sfruttare il forno per la cottura combinata. In questo modo potranno cuocere sia a vapore che a convenzione per rendere quello che viene preparato più morbido come, per esempio, un piatto di seppie e piselli. Gli abbiamo mostrato come realizzare un pangrattato aromatico, come preparare uno spaghetto alle vongole cremoso e come rendere più gustosa una bieta aggiungendo semplicemente del pomodoro e pecorino”.

Claudia Clementi, direttrice di Regina Coeli, ha dichiarato: “Abbiamo seguito con attenzione questo percorso di formazione, oltre che culinaria, umana, riscontrando interesse ed entusiasmo da parte di tutti i partecipanti. Le competenze culinarie rappresentano oggi una preziosa risorsa nel mondo del lavoro, e ci auguriamo che quelle acquisite in questa sede possano essere utilizzate dalle persone detenute anche in futuro, quando la loro condizione non sarà più quella attuale. Auspichiamo inoltre che questa bellissima esperienza possa diventare un progetto stabile ed organico, da replicare in future edizioni. Ringraziamo sentitamente il Gambero Rosso e la Comunità di S. Egidio per aver voluto realizzarla in questo Istituto”.

Da parte sua Paolo Cuccia, vicepresidente esecutivo di Fondazione Gambero Rosso, ha aggiunto: “La Fondazione Gambero Rosso e il Gruppo Gambero Rosso sono sensibili a tutto ciò che accade nel mondo in cui viviamo. Con la Comunità di Sant'Egidio c'è un rapporto storico e la nostra riflessione è andata al mondo delle Carceri, un mondo dove ci sono persone che per vari motivi sono costrette alla reclusione. Il nostro auspicio è di vederli reinseriti nella comunità sociale quando la pena sarà finita grazie anche alla formazione culinaria di questo percorso formativo”. 

Infine Stefania Tallei, coordinatrice nazionale del servizio in carcere della Comunità di Sant’Egidio: “Sant’Egidio visita le carceri da oltre 25 anni. Abbiamo, certo, incontrato tanti problemi ma sempre insieme a una grande domanda di riscatto. Convinti che tutti, nessuno escluso, debbano avere una possibilità per ricominciare, siamo ovviamente sostenitori dell’inclusione. Questo progetto ci sembra, per questo, un’occasione.
Doveva partire subito prima dell’inizio della pandemia, dunque si è realizzato dopo due anni di assenza prolungata di ogni attività: una chiusura nella chiusura delle mura di un carcere. Ma forse proprio per questa forzata chiusura l'esperienza si è rivelata di grande impatto e ha regalato una speranza di futuro. Cambiare la realtà non è facile e nessuno può farcela da solo. Per questo Sant'Egidio, il Gambero Rosso, e l'Istituzione Penitenziaria auspicano che sia solo l'inizio di nuovi progetti, perché nessuno sia più privato della possibilità di ricominciare!“.
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