Garanti dei detenuti: “Gli stati generali? Si facciano nel carcere di Padova”
ROMA – Organizzare gli Stati generali sul carcere presso la casa di reclusione di Padova. In una nota i Garanti dei diritti dei detenuti sostengono la proposta della redazione di Ristretti orizzonti. “Interveniamo per sostenere la proposta di Ristretti orizzonti – sottolineano – di ospitare l'iniziativa meritoria del ministro Orlando per aprire un confronto sui temi della pena e del carcere. E spieghiamo le ragioni di sostanza”. Secondo i garanti con la riduzione del numero delle persone detenute “si può aprire una fase nuova per affrontare i temi irrisolti del nostro universo carcerario, dall'affettività al lavoro, agli spazi, al senso della pena, alla sperimentazione di un diverso confronto tra le persone coinvolte a vario titolo dalla commissione di un reato”. La redazione di "Ristretti Orizzonti è il luogo, forse unico, dove si pratica davvero la volontà di un cambiamento delle persone – continua la nota - dove un'informazione rigorosa e rispettosa di tutte le posizioni è riuscita a creare momenti di approfondimento e di incontro (penso quello tra vittime e autori di reati anche gravi) e soprattutto di ascolto degli altri, chiunque essi siano. Abbiamo sempre colto elementi di riflessione nuovi e profondi.”
Secondo i garanti, dunque, la redazione del giornale “il cui lavoro è riconosciuto da tutte le componenti penitenziarie per la serietà e completezza della informazione, ha l'esperienza per organizzare gli Stati generali nel carcere di Padova, garantendo la partecipazione anche dei diretti interessati. È un'occasione da non perdere”. A firmare l’appello per ora sono 13 garanti dei detenuti: Desi Bruno ( regione Emilia-Romagna); Sergio Steffenoni (garante del Comune di Venezia); Armando Michelizza (Comune di Ivrea); Francesco Racchetti (Comune di Sondrio); Alberto Gromi (Comune di Piacenza); Margherita Forestan (Comune di Verona); Fabio Nieddu (Comune di Pescara); Ione Toccafondi (Comune di Prato); Carlo Mele (Provincia di Avellino); Angiolo Marroni (Regione Lazio); Roberto Cavalieri (Comune di Parma); Davide Grassi (Comune di Rimini); Piero Rossi (Regione Puglia); Aurea Dissegna (Regione Veneto); Marcello Marighelli (Provincia e Comune di Ferrara).
Per chiedere l’organizzazione dell’evento, la redazione di Ristretti Orizzonti, ha inviato una lettera "aperta" al Ministro Orlando. “Vorremmo avanzarle una proposta molto concreta: quella di organizzare gli Stati Generali sulle pene e sul carcere qui, in questa Casa di reclusione. Lei forse sa che ogni anno noi organizziamo un Convegno, a cui partecipano circa seicento persone dall'esterno, e 150 persone detenute. Non pensa che portare gli "addetti ai lavori" a confrontarsi con le persone detenute sul senso che dovrebbero avere le pene avrebbe un valore davvero fortemente educativo per tutti, per chi deve essere protagonista di un percorso di rientro nella società, e per chi deve aiutare a costruire quel percorso? – si legge nella lettera - Ci sono tante buone ragioni per cui riterremmo utile fare qui nella Casa di reclusione di Padova gli Stati Generali sulle pene e sul carcere, prima fra tutte che in tal modo si eviterebbe di trasformarli in un lungo elenco di interventi di "esperti" senza nessun confronto con chi le pene e il carcere li vive direttamente come parte della sua vita. Abbiamo cercato di immaginare per un attimo una cosa inimmaginabile: di essere noi il ministro della Giustizia in questo difficilissimo periodo per le carceri, con l'Europa che ci sta addosso perché il nostro Paese sta gestendo il sistema della Giustizia in modo ancora pesantemente illegale. La prima cosa che faremmo allora è di provare ad aprire un dialogo con i diretti interessati, quelli che hanno sì commesso reati, ma a loro volta ora subiscono ogni giorno l'illegalità del sistema”. Secondo la redazione gli Stati Generali sarebbero l'occasione per confrontarsi non con il singolo detenuto che porta la sua testimonianza sulla sua condizione personale, né esclusivamente con operatori ed esperti, perché il confronto avverrebbe con una redazione di detenuti che da anni lavora per cambiare le condizioni di vita in carcere, ma anche per ridare un senso alle pene. “Forse è paradossale che a fare questo siano i detenuti stessi, ma in fondo non è neppure così assurdo, perché proprio vivendo pene insensate tante volte le persone hanno accumulato altri anni di carcere e hanno ulteriormente rovinato la loro vita e non vogliono più farlo; gli addetti ai lavori potrebbero sentir raccontare nei particolari più crudi anche quello che patiscono le famiglie da un sistema, che dimostra spesso scarsissima attenzione nei confronti dei famigliari dei detenuti”.