23 maggio 2024 ore: 11:39
Società

Gaza, gli psicologi: “Siamo di fronte ad una generazione di traumatizzati e sopravvissuti”

Il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) ha condiviso un documento sulla situazione nella Striscia di Gaza. “Ci mettiamo a disposizione. E’ nostro dovere evitare lo scivolamento in una mentalità di guerra che si fonda su una cultura e, sovente, una economia bellica, non rimanendo indifferenti a quanto sta accadendo. La Psicologia può ricordarci, al di là di ogni facile demagogia, che la diversità non necessariamente divide”
Foto: Agenzia Dire Bombardamenti su Gaza

Il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) ha condiviso un documento sulla situazione nella Striscia di Gaza. Lo ha fatto facendo sue le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla crisi in Medio Oriente: “È indispensabile giungere a un immediato cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, anche per consentire il pieno accesso umanitario alla popolazione civile, da mesi stremata e bisognosa del sostegno della Comunità internazionale. Auspichiamo che quanto prima il ciclo della violenza possa essere interrotto, che si riducano le tensioni – anche al livello regionale – e che si apra la strada ad un dialogo”.

Il Consiglio degli psicologi evidenzia in una nota che “la situazione a Gaza, innescata dall’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, è atroce ed inaccettabile: oltre 33 mila morti tra i quali almeno 10 mila donne e 14 mila bambini, decine di migliaia di feriti, centinaia di giornalisti e operatori umanitari uccisi. Tutta la popolazione di Gaza si trova ad affrontare una crisi umanitaria, sanitaria ed alimentare senza precedenti, intrappolata da mesi senza vie di fuga e costretta a lottare per la vita in condizioni impensabili”.

Per il Cnop, “una generazione di bambini, ragazze e ragazzi sta vivendo un livello di violenza e atrocità senza precedenti, rischiando di essere cancellata, tanto da far dire a molti sanitari che siamo di fronte ad una generazione di traumatizzati e sopravvissuti. Come psicologhe e psicologi abbiamo il dovere di farci carico della sofferenza delle popolazioni in guerra e riteniamo essere una responsabilità collettiva fermare questa tragedia: bambini, donne, uomini inermi non possono più aspettare. Ci uniamo al Presidente della Repubblica, a Papa Francesco, alle autorità internazionali, a milioni di persone per chiedere il cessate il fuoco nella striscia di Gaza, per una tregua umanitaria che consenta di dare soccorso alla martoriata popolazione della zona, per il rilascio degli ostaggi e la fine del conflitto, perché si esca dalla logica della catena azioni-reazioni che porta a devastanti escalation e inutili massacri”.

Continua la nota del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi: “Riteniamo necessario mettere in campo tutte le azioni possibili con le stesse modalità seguite per la guerra in Ucraina, e a questo fine è già stata attivata una iniziativa verso le realtà di psicologia dell’emergenza e le agenzie che si sono mobilitate per l’emergenza in Ucraina per raccogliere tutte le esperienze in atto a supporto della crisi di Gaza e avviare ogni possibile forma di collaborazione. Mettiamo a disposizione la sezione del sito dedicata all’emergenza guerra (‘Psicologi per l’emergenza guerra’) per raccogliere e fornire a tutti i soggetti interessati materiali utili a dare supporto alla popolazione vittima del conflitto a Gaza, anche residenti in Italia o arrivate tramite i corridoi umanitari e sanitari”.

“Esprimiamo la piena disponibilità a collaborare con le Istituzioni italiane perché sia dato ogni utile aiuto psicologico alle persone vittime del conflitto rifugiate in Italia, e l’opportunità di promuovere momenti di confronto, anche e soprattutto, tra esponenti palestinesi ed israeliani al fine di contribuire ad un percorso di comprensione reciproca e di incontro”.

Il Cnop, facendosi interprete della Comunità professionale psicologica, “si riconosce nella Costituzione italiana che ‘ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’ e ritiene che debba essere un imperativo morale dell’umanità quello di limitare le sofferenze causate da questi conflitti e di prestare ogni possibile assistenza alle popolazioni coinvolte. Ricorda l’azione di quelle psicologhe e psicologi che nel tempo si sono impegnati in vario modo sia nel favorire, con metodologie appropriate, il superamento dei conflitti che nel portare un prezioso aiuto psicologico alle persone inermi coinvolte nei conflitti”. Non solo: il Consiglio intende “valorizzare ogni utile esperienza di promozione della pace e di strategie alternative per il superamento dei conflitti così come di supporto psicologico alle vittime attraverso i canali e gli strumenti ordinistici ed in collaborazione con le associazioni di psicologia dell’emergenza e le società scientifiche”.

Conclude il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi: “Siamo convinti che è nostro dovere evitare lo scivolamento in una mentalità di guerra che si fonda su una cultura e, sovente, una economia bellica, non rimanendo indifferenti a quanto sta accadendo. La Psicologia, di fronte a queste immani tragedie, può ricordarci, al di là di ogni facile demagogia, che la diversità non necessariamente divide: il riconoscimento dell’alterità dell’altro è la base non solo della convivenza rispettosa, ma, ancora più profondamente, della nostra stessa identità e del nostro senso di sé”.
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