23 luglio 2014 ore: 17:19
Società

Gaza: rasa al suolo la "Terra dei bambini", asilo e centro per le donne

Era un edificio progettato da italiani e finanziato con risorse pubbliche dalla Farnesina, ma la sua costruzione aveva coinvolto l’intera comunità di Um Al Nasser, villaggio a Nord della striscia di Gaza. La denuncia dell’architetto Mario Cucinella e di Massimo Annibale Rossi (Vento di Terra)
Gaza: scuola

ROMA - La “Terra dei bambini” non era soltanto un asilo nido e una scuola materna, ma anche un centro per le donne. Era un edificio progettato da italiani e finanziato con risorse pubbliche dalla Farnesina (170 mila gli euro stanziati), ma la sua costruzione aveva coinvolto l’intera comunità di Um Al Nasser, villaggio a Nord della striscia di Gaza oggi completamente sfollato dopo l’invasione delle truppe israeliane che ha messo in fuga 5mila persone, che vanno ad aggiungersi all’esercito più grande di questo conflitto: quello dei 65mila profughi dell’intera area.

A Um al Nasser non è rimasto nessuno e non c’è neanche più la scuola progettata dagli studi italiani Arcò (Architettura e Cooperazione) e Mario Cucinella Architects, e realizzata nell’ambito del progetto gestito dal 2011 dalla Ong milanese Vento di Terra, costituita nel 2006 e da subito operativa in Palestina con uffici a Ramallah e a Gaza City. Gioiello di ecosostenibilità in quanto dotata di pannelli fotovoltaici, di un impianto di fitodepurazione e di brise soleil in legno per il controllo dall'irraggiamento solare, c’erano voluti 6-7 mesi per costruirla e aveva visto la luce neanche tre anni fa (novembre 2011), per la gioia di 130 bambini e 70 mamme di uno dei territori più sfortunati del pianeta.

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La “Terra dei bambini” è stata rasa al suolo, così come la nuova mensa comunitaria che forniva pasti alle famiglie più povere del villaggio, inaugurata solo due mesi fa. “L’esercito israeliano, messo al corrente di tutte le fasi del progetto, ha deciso senza alcuna giustificazione di demolire, quando il villaggio era già stato evacuato”, accusano all’unisono l’architetto Mario Cucinella e Massimo Annibale Rossi, presidente di Vento di Terra, che ora cercherà di raggiungere al più presto Gaza, nonostante Israele stia ancora negando il corridoio umanitario e le compagnie aeree occidentali abbiano sospeso i voli (Alitalia almeno fino a domani sera in direzione Tel Aviv).

“Le ultime notizie che ci arrivano dai nostri referenti – racconta Rossi – parlano di decine di migliaia di profughi accampati nel campo di Jabaya in condizioni inumane: vivono per terra e manca tutto, dal cibo ai farmaci. Ieri è arrivata dell’acqua ma è centellinata. Non si era mai vista una situazione del genere: più che una guerra è una spedizione punitiva”. Già, perché oltre alla scuola di Um al Nasser, l’esercito israeliano rade al suolo anche molto abitazioni. “Come nel caso della scuola, lo fanno deliberatamente, non bombardando ma dopo, a villaggi già sfollati”.

E la diplomazia internazionale, come sempre assente anche di fronte all’ennesima escalation. “L’Europa ha dimostrato incapacità politica sin dalla scelta di Tony Blair, figura alquanto sgradita al mondo arabo e che infatti in sette anni di negoziazioni non ha combinato nulla”. E l’Italia? “Non ha più il ruolo che aveva negli anni ’70 e ’80. Adesso come commissario europeo agli Affari Esteri candidiamo una persona inesperta come la Mogherini, e la cosa mi preoccupa. Vedrei molto meglio uno come D’Alema, indicato solo come seconda opzione ma che sarebbe invece un ottimo interlocutore, assolutamente capace e gradito al mondo arabo”.

“Come quando – spiega ancora Rossi – da parlamentare europeo partecipò negli anni 2000 alla conferenza euromediterranea, ad oggi ultimo risultato positivo raggiunto per la pace in Medio Oriente”. Ma nell’immediato quali saranno gli interventi di Vento di Terra e delle altre Ong? “Al momento, finché non arriva il cessate il fuoco, non possiamo fare quasi nulla: appena possibile partirò per vedere la situazione, nel frattempo ci è concesso soltanto – una volta la settimana – di inviare antibiotici e altri farmaci tramite il convoglio umanitario. Nelle ultime ore è stata comunque aperta una raccolta fondi”.

Ma Vento di Terra non si arrende. La piccola no profit con sede a Rozzano vede all’opera una trentina di persone ed è già attiva in Palestina e in altre parti del mondo dove c’è emergenza umanitaria. “In questi anni, oltre alla scuola di Um al Nasser abbiamo ristrutturato o contribuito a costruire altre 6 scuole e fondato due cooperative sociali, che si occupano una di prodotti di pelletteria, in particolare sandali, l’altra di artigianato beduino. Abbiamo anche diversi progetti educativi nella West Bank, in particolare nell’area C. Senza dimenticare il nostro intervento in Giordania in aiuto ai profughi siriani, il progetto per le donne in Afghanistan e il progetto agricolo ad Haiti dopo il terremoto”. (Giuseppe Baselice)

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