31 agosto 2014 ore: 11:01
Salute

Gioco d’azzardo, a Bologna tutti i Sert pronti all’accoglienza

Nei 9 ambulatori, 25 operatori garantiranno risposta immediata e percorsi personalizzati ai giocatori d’azzardo patologici. Gambini (Ausl): “Diamo una risposta adeguata a una richiesta crescente”. Iori (Centro sociale Papa Giovanni XXIII): “Ora anche Bologna è in linea col resto della regione”
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BOLOGNA – Tutti i SerT (servizi per le tossicodipendenze) dell’area metropolitana bolognese potranno assistere i giocatori d’azzardo patologici. All’inizio, solo alcuni di essi erano in grado di farlo, da qualche settimana l’offerta si è decisamente ampliata: 9 ambulatori idonei (3 a Bologna, e poi Budrio, San Giorgio di Piano, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro di Savena, Zola Predosa e Vergato) e 25 operatori appositamente formati lo scorso anno (tra i 130 totali) in grado di fornire risposte personalizzate per ogni paziente. “Si fissa un appuntamento per un primo contatto, al quale segue un periodo di osservazione, per capire come intervenire – spiega Daniele Gambini, coordinatore del servizio tossicodipendenze dell’Ausl di Bologna – Ci diamo 60 giorni: dobbiamo acquisire tutti gli elementi necessari, capire la persone e il contesto, valutare le sue risorse. Poi tracciamo il programma terapeutico. Ovviamente, in caso di necessità, interveniamo immediatamente”.

A Bologna, il SerT ovest è stato il primo a farsi carico dei giocatori d’azzardo, e sul suo esempio l’impegno si è allargato alle altre strutture: “Il SerT ovest ha cominciato prima del 2009, è da sempre il nostro punto di riferimento”. A gennaio 2013, in linea con quanto deciso nel decreto Balduzzi, tutti i SerT hanno cominciato con l’accoglienza anche dei pazienti dipendenti da Gap (gioco d’azzardo patologico). Progressivamente, ogni ambulatorio è passato dall’accettazione della domanda alla messa in campo di un vero e proprio percorso: “Da molti anni vediamo, attraverso i nostri pazienti, che alla dipendenza da alcol, successivamente, capita si associ anche quella da gioco d’azzardo. In tempi più recenti, si sono rivolte a noi persone che non hanno seguito quel rapporto di causa-effetto, ma che hanno contratto un problema di gioco d’azzardo patologico a prescindere da altre dipendenze. Così, ci siamo adeguati”, continua Gambini. Il 29 settembre partirà un ciclo di incontri (che si concluderà il 24 novembre) promosso da Ausl e dall’associazione bolognese Umanamente dedicato ai familiari: “Nei casi di Gap, è la famiglia che per prima si rivolge al servizio – continua Gambini – Perché anche a loro vogliamo offrire informazione e orientamento”. Gli incontri sono a numero chiuso, per un massimo di 18 persone: per iscriversi, contatti@associazioneumanamente.org

Stando alle stime dell’Osservatorio dipendenze dell’Ausl di Bologna, a soffrire di Gap tra 2000 e 2012 sarebbero stati 133 cittadini, 350 su tutta la provincia. Numeri che fanno riferimento al periodo tra 2000 e 2012, ma che escludono tutti quelli che ancora non erano riusciti a chiedere aiuto o non sapevano come farlo. L’incremento negli ultimi anni è netto, complice proprio la maggiore informazione a riguardo: nel 2010 a Bologna 27 giocatori d’azzardo patologici si sono rivolti ai SerT; nel 2013, 85, il 214 per cento in più. Per aiutare i casi più gravi, l’anno scorso a Reggio Emilia è nato Pluto, tra le prime realtà pubbliche rivolte ai giocatori d’azzardo, gestita dal Centro sociale Papa Giovanni XXIII (www.libera-mente.org). Nei primi 12 mesi (luglio 2013-giugno 2014) ha accolto 45 persone: tra loro, 24 pazienti dell’Emilia-Romagna, di cui 5 della provincia di Bologna). “Sono soprattutto uomini tra i 30 e 50 anni, sposati e con figli, con un diploma e un lavoro”, racconta Matteo Iori, presidente del Centro, che commenta con soddisfazione l’ampliamento dell’offerta dei SerT bolognesi: “Fino a poco tempo fa, l’area metropolitana bolognese era quella un po’ più indietro rispetto al resto della regione: tra i primi SerT in grado di occuparsi di Gap, vanno sicuramente ricordati quello di Cortemaggiore, in provincia di Piacenza, e quello di Parma. Ora anche Bologna si è allineata”.

Solo pochi mesi fa, Matteo Iori aveva presentato la ricerca ‘Giocato e perso nel mondo – la situazione in Italia del gioco d’azzardo’, in cui sottolineava come l’Emilia-Romagna fosse al quarto posto in Italia per fatturato legato al gioco d’azzardo, “con 15 milioni di giocatori abituali, di cui 2 a rischio patologico. Sono 800 mila i giocatori già patologici: per curarli, sono necessari, ogni anno, 5/6 milioni”. Non solo: rapportando i soldi persi al numero di abitanti dei vari Paesi e al loro reddito pro capite, si scopre che l’Italia è al secondo posto al mondo (non al quarto, come troppo spesso si sente dire) per spesa in gioco d’azzardo, dietro solo all’Australia. Perché l’Australia spenderà sì più di noi in gioco d’azzardo, ma in busta si ritrova, mensilmente, uno stipendio molto più alto. “Questi dati mettono in luce una situazione molto più grave – chiude Iori – se non si parte da qui, tutte le analisi risultano parziali”. Il rapporto e il suo intervento completo al link: www.youtube.com/watch?v=wCirZh2UjNI&feature=youtu.be (ambra notari)

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