13 maggio 2015 ore: 16:11
Salute

Gioco d'azzardo, "anziani a rischio dipendenza e povertà"

Studio del Cnr sulla provincia di Bergamo. I giochi praticati sono soprattutto "gratta & vinci"; lotto-superenalotto; bingo. "Hanno maggiore disponibilità di tempo e di risparmi, ma sono anche più esposti a non potersi più riscattare dalla condizione di povertà"
Gioco d'azzardo, uomo triste gioca a slot, ludopatia

MILANO - Nella provincia di Bergamo almeno 77 mila anziani, over 65, hanno giocato d'azzardo nel 2014, di questi circa 16 mila sono a rischio di dipendenza. È quanto emerge da uno studio su ‘Gioco d’azzardo e stili di vita nella popolazione di 65-84 anni della provincia di Bergamo’, condotto dalla Sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr), su incarico della Asl - Dipartimento dipendenze e osservatorio dipendenze della città lombarda. Rispetto alla popolazione anziana, a giocare è il 42%: si passa dal 48% rilevato tra i 65-69enni al 10% degli over 80, senza particolari differenze di genere. Il 49% dell’intera popolazione ha giocato a soldi almeno una volta nella vita, mentre il 18% nell’ultimo mese. I giochi praticati sono quelli ‘passivi’ e a bassa soglia di accesso: ‘gratta & vinci’ (69,8% dei giocatori) che, oltre ad essere facilmente accessibili-acquistabili in luoghi ed esercizi pubblici, rispondono con la loro ampia gamma di prezzi alle diverse disponibilità economiche delle persone; il tradizionale gioco del lotto-superenalotto (44%), cui fanno seguito i diversi tipi di lotterie istantanee (19%) e il bingo (11%); l’8% circa scommette giocando a carte. 

“La ricerca, la prima in Italia rivolta a questa specifica fascia di popolazione, è stata progettata per conoscere l’entità della diffusione e le caratteristiche del comportamento di gioco in una fascia di popolazione particolarmente ‘fragile’”, spiega Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr. Si tratta infatti di persone che hanno perso il ruolo sociale tradizionale con il conseguente rischio di solitudine, hanno maggiore disponibilità di tempo e di risparmi, ma sono anche più esposte a non potersi più riscattare dalla condizione di povertà, non essendo inseriti nel mondo del lavoro, e quindi tornano a giocare nel tentativo di rivincere o recuperare i soldi persi. Comportamento che gli esperti chiamano "chasing".“Il nostro obiettivo è disporre di basi scientifiche per definire azioni mirate alla protezione o riduzione dei rischi associati a questo comportamento -sottolinea Molinaro-. Lo studio, condotto nel luglio-dicembre 2014, ha coinvolto un campione di 2.100 persone residenti delle quali ha aderito il 51%". 

Sono i bar tabacchi i luoghi maggiormente frequentati per giocare d’azzardo (77% dei giocatori), seguiti da abitazioni private proprie o di amici (11%) e circoli ricreativi (8%). Tra gli over 80 e tra le donne sono questi ultimi, subito dopo le ricevitorie, i luoghi più frequentati. Tra i più anziani, a differenza dei giocatori di età inferiore, sono invece pochi a frequentare le sale scommesse o Bingo. “Non si riscontrano però rilevanti differenze di genere e di età, mentre incidono stato civile e percezione del proprio stato di salute”, conclude Molinaro. “L’essere celibi/nubili, vedovi o separati comporta una maggiore probabilità di diventare giocatori a rischio o problematici, così come soffrire di depressione, ansia o disturbi di natura nervosa. I giocatori coniugati, in buona salute, in una condizione di vitalità, benessere e positività, hanno minori probabilità di cadere nel gambling patologico”.

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