28 maggio 2021 ore: 15:35
Salute

Gioco, in Emilia-Romagna il lockdown ha fatto "risparmiare" 557 milioni

Ben 125 euro "guadagnati" pro capite, neonati compresi a seguito della chiusura per circa 170 giorni di videolottery, sale bingo e altri luoghi delle scommesse. I dati diffusi dalla campagna "Mettiamoci in gioco"
slot machines gioco azzardo

ROMA - Ben 125 euro 'guadagnati' pro capite, neonati compresi: complessivamente 557 milioni. E' quanto gli emiliano-romagnoli non hanno perso nel 2020 nei diversi giochi d'azzardo fisici, a seguito della chiusura per circa 170 giorni di videolottery, sale bingo e altri luoghi delle scommesse. Una riduzione del 49,3% del gioco fisico (a livello nazionale il 47,1%), per la quale ovviamente è stata determinante, a causa della pandemia, la chiusura dei luoghi dell'azzardo per poco meno della metà dell'anno. Questi i dati diffusi oggi da "Mettiamoci in gioco", la campagna nazionale contro i rischi del gioco d'azzardo. Dati che per quanto "provvisori" si prestano ad alcune riflessioni, ad esempio sulle vincite, che "si sono contratte in modo assai significativo". Nel 2019 "era stato restituito in vincite il 77,4%" degli euro giocati, percentuale "calata nel 2020 al 73,6%". Altra "grande sorpresa, che smentisce molte previsioni", è che malgrado la pandemia in Emilia-Romagna "non si registra il sorpasso del gioco online su quello fisico, consegnato dai dati nazionali.

Pur nell'assenza di dati definitivi, nel 2020 si è registrato un incremento presumibile attorno al 15-20% (dato non ancora elaborato), non lontano dal trend degli ultimi anni, ma superiore al 12,5% di crescita a livello nazionale". In Emilia-Romagna nel 2020 il gioco d'azzardo fisico ha quindi rappresentato "il 59% del giocato complessivo, contro il 41% del giocato online. Complessivamente (fisico e online) in regione sono stati investiti nel gioco d'azzardo nel 2020 5.189.727.008 euro. A livello nazionale il dato è sceso dai 110,5 a 80,135 miliardi, con un calo complessivo del 27,5%.

I coordinatori della campagna (tra i promotori ci sono Acli, Anci, Arci, Azione cattolica, Cgil, Cisl e Uil) pongono poi l'accento su di un fenomeno "ancora poco valutato: quello dell'utilizzo del trading online come succedaneo del gioco d'azzardo". Un fenomeno "in crescita durante il lockdown, che tocca fasce variegate della popolazione, ma in prevalenza uomini, con buona scolarità, nella fascia tra 20 e 50 anni. Comportamenti che sovente raggiungono il patologico, come dimostra la crescita delle persone che si rivolgono ai servizi di aiuto psicologico".

Insomma "giocare in borsa" in molti casi "è una variante complessa al giocare ad una videolottery; ma gli effetti sui bilanci familiari e personali sono nettamente peggiori, con almeno il 75% dei trader che perde online somme, anche rilevanti".

(DIRE)
© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news