5 luglio 2014 ore: 12:17
Società

Giornalisti e equo compenso, Siddi: "Contratto aggiunge diritti e non ne annulla"

Intervista al segretario della Federazione nazionale della stampa dopo le tensioni e lo scontro su contratto ed equo compenso. E difende le scelte: "Per la prima volta anche gli autonomi sono un soggetto contrattuale titolare di diritti"
Paolo Tre/A3/Contrasto Franco Siddi, segretario Fnsi

ROMA - Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa, il sindacato dei giornalisti, difende a spada tratta il nuovo contratto firmato con gli editori della Fieg e l’accordo sul lavoro autonomo che ha definito i parametri dell’equo compenso per i giornalisti che lavorano senza contratto. “Per noi questo è un contratto che aggiunge diritti e non ne annulla alcuno”, dice il segretario dell’Fnsi a Redattore Sociale. E sulla delibera con il tariffario collegata alla legge sull’equo compenso: “Per me è solo un traguardo minimo, non è un equo compenso”.

“Gli accordi li difendo strenuamente con grande determinazione e con grande rigore sicuramente - continua Siddi - perché in questo momento l’alternativa è la fine del contratto e il cuore dell’attacco è contro la contrattazione collettiva. Non capire questo credo sia un errore gravissimo dal punto di vista strategico”. Entrambi gli accordi sono oggetto di forti critiche all’interno della categoria, con l’accusa di minare la libertà di stampa per avere svenduto il lavoro giornalistico ai poteri forti delle aziende editoriali. Ma il segretario dell’Fnsi ribatte a chi dice che l’accordo sull’equo compenso sia stata la moneta di scambio per rinnovare il contratto. “Nella maniera più assoluta – afferma il sindacalista - questa è la prima volta che la Federazione della stampa non chiude un contratto se non c’è un qualche accordo sui lavoratori autonomi. E non è mai successo. All’ultimo giro i lavoratori sono stati sempre scambiati”.

Molti, anche all’interno del sindacato, si sono dissociati, c’è un appello a un referendum tra giornalisti, oggi a Roma è in corso un’assembla “per un sindacato dei giornalisti” e l’8 luglio è prevista a Roma una manifestazione contro le decisioni della dirigenza dell’Fnsi. Siddi si scaglia contro coloro che dissentono.  “Al dissenso reagiremo con i metodi e i criteri del sindacato - dichiara - il dibattito è libero nel sindacato. Ai colleghi della corrente di Puntoeacapo che hanno scelto di andarsene dal sindacato e però esigono di poter determinarne le scelte, non ho altro da dire se non auguri e buon viaggio”. Un altro nocciolo duro dell’opposizione agli accordi con gli editori è costituito dall’Associazione Stampa Romana. “Il direttivo di Stampa Romana o il suo segretario contestano il segretario della Federazione e la giunta. - ammette Siddi - È sorprendente che un’associazione si dissoci in quella maniera organizzando una protesta. Questa protesta vorrei vederla fare contro le aziende che sfruttano i colleghi, contro gli editori. È ben curioso che la controparte sia la Fnsi”.

BOXIl segretario dell’Fnsi spiega quelli che secondo lui sono i punti di forza del nuovo contratto dei giornalisti, valido fino al 2016. “Abbiamo salvato il contratto dal rischio morte, dalla disdetta che la gran parte degli editori voleva fare - dice - e dall’attacco durissimo sferrato contro alcuni istituti fondamentali come l’articolo 2 (le collaborazioni fisse), l’articolo 34 (i poteri del Cdr), l’articolo 11 sulle qualifiche, tutti gli istituti contrattuali che comportano un costo economico e cioè i parametri di calcolo per lo straordinario, il lavoro domenicale, il notturno, le ferie. Tutti questi assalti sono stati respinti”. Passa poi a elencare quelli che ritiene dei passi in avanti. “I diritti aggiunti sono i seguenti per quanto ci riguarda: una serie di norme contrattuali coniugate con il negoziato triangolare Stato-editori-giornalisti per il decreto sui fondi di stabilità. - continua - Introduciamo una serie di misure tese a stimolare la nuova occupazione: gli sgravi al 100% che paga lo Stato per le assunzioni a tempo indeterminato, al 50% per il tempo determinato”.

Alcune misure riguardano la disoccupazione. “Gli editori non assumono più i disoccupati, i quarantenni  cinquantenni che perdono il lavoro, – spiega Siddi - da parte nostra consentiamo che vengano assunti a un livello retributivo immediatamente precedente a quello che hanno lasciato. Se erano redattori ordinari ritornano a redattori prima nomina. E la stessa cosa vale per i Co.co.co. che possono trasformarsi in lavoro dipendente. Per i giovani fino a 29 anni abbiamo introdotto una norma nuova, una sfida vera e propria, l’apprendistato professionalizzante. Oggi sono rarissimi i praticantati nelle aziende, si svolge nelle scuole che costano fra i 12 e i 16 mila euro l’anno, oppure d’ufficio. Le aziende sono incoraggiate ad assumere giovani e a fargli fare il praticantato con le regole e lo stipendio da praticante. Finito l’esame lo stipendio cresce, fino ad arrivare a quello di redattore di prima nomina”.

Infine Franco Siddi affronta la questione del lavoro autonomo. “Io so bene che non abbiamo raggiunto il traguardo delle aspettative che avevamo rispetto ai colleghi che si trovano in una condizione di difficoltà. Noi parliamo di ‘minimi’, non è corretto dire che i lavoratori autonomi hanno diritto a un compenso di 250 euro al mese, quello è il minimo per una quota di servizi, 12 articoli. Io non credo che chi fa 12 articoli da 1600 battute in un mese, salvo che non sia un opinionista, un inchiestista di fama, esplichi una professione piena da cui può aspettarsi un reddito per viverci. Ma volevamo che la rete delle garanzie fosse anche per quelli più piccoli. La cifra è il frutto di uno scontro tra parti, non è che la impone la Federazione o il governo”.

Il segretario nazionale dell’Fnsi parla poi della trattativa, rispondendo a un’altra delle forti critiche ricevute, vale a dire di essere riusciti perfino a peggiorare una prima offerta della Fieg, passando da 27 euro a 20 euro lorde ad articolo. “Gli editori ci hanno fatto due proposte, – spiega Siddi - una un po’ più alta per i giornali nazionali e una più bassa per i locali. Tutta la nostra giunta ha deciso che non potevamo accettare prezzi diversi per i giornali locali, niente gabbie salariali. Si è trovato un punto d’incontro, basso. Da uno a dieci, direi che è 5. Ma oggi eravamo a zero. La prossima volta si ripartirà da cinque”. Benché la legge stessa porti il nome di “equo compenso” che sta a indicare la soglia al di sotto del quale si può parlare di sfruttamento, Siddi contesta anche questa definizione.

“Non è l’equo compenso questo dal mio punto di vista, è una tariffa minima che è mediamente superiore alla media dei quotidiani italiani. Per quanto riguarda i quotidiani in Puglia pagano 8 euro e settanta, alla Prealpina di Varese pagano 9 euro, all’Eco di Bergamo pagano 14 euro, bisogna guardare la condizione di mercato, i rapporti di forza e il rapporto domanda-offerta. È una battaglia che può continuare da un punto di partenza – continua - Per i collaboratori il potere contrattuale era zero. La Fnsi da 22 anni cercava di fare qualcosa per gli autonomi. La Fieg ha sempre detto no, perché i collaboratori autonomi li considera imprenditori ma si può considerare imprenditore chi guadagna 3 euro a pezzo?  Noi ci siamo sempre ribellati ma abbiamo sempre perso. Per la prima volta anche gli autonomi sono un soggetto contrattuale titolare di diritti perché nel contratto oltre al compenso c’è l’assicurazione infortuni, c’è il discorso sul diritto di firma, l’apertura sulla Casagit”. In conclusione l’ammissione che la trattativa sui giornalisti autonomi, il 60% degli iscritti all’Ordine, si è aperta solo grazie alle battaglie portate avanti dai precari e dai freelance insieme all’Ordine dei giornalisti che hanno portato all’approvazione della legge sull’equo compenso.  “Senza la legge sull’equo compenso non saremmo riusciti neanche questa volta a negoziare. - dice il segretario Fnsi - Ci ha aiutato a negoziare, certamente. Per me è solo un traguardo minimo, non è un equo compenso”. (Raffaella Cosentino) 

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