20 marzo 2013 ore: 11:55
Disabilità

Giornata down, le famiglie: ''Senza volontari non c’è autonomia''

Molti i progetti di integrazione portati avanti grazie al lavoro di associazioni e genitori. Come “Amico” promosso da Grd a scuola e “Fare Uno” di Centro21 sul teatro. Una madre: “Fare rete è fondamentale”
Shobha/Contrasto Ragazzini down con macchina fotografica

Ragazzini down con macchina fotografica

BOLOGNA – “Senza il lavoro di tutti voi non sarei mai riuscita ad arrivare dove sono arrivata, e così mia figlia”. A parlare è Otilia dell’associazione Passo a Passo. Otilia, mamma di una ragazza di 17 anni affetta da sindrome di Down, vive con sua figlia a Marzabotto. “Mia figlia è una ragazzina molto autonoma ma tutti i suoi passi avanti non sarebbero mai stati possibili senza l’appoggio di genitori e famiglie. Non posso che ringraziare le associazioni che ogni giorno ci danno una mano e aiutano noi madri a rimanere meno sole. Fare rete è fondamentale”. Otilia, come molti altri genitori di ragazze e ragazzi affetti da sindrome di Down, ha partecipato all’incontro organizzato dalla Provincia di Bologna in occasione della Giornata mondiale della sindrome di Down (vedi lancio precedente). Un evento che ha permesso a genitori e associazioni sparpagliate nel bolognese di incontrarsi, di confrontarsi, e di raccontarsi ordinarie storie a lieto fine, storie che parlano di un percorso verso l’autonomia e una vita piena. “La dimostrazione che lavorare assieme funziona, e che la cooperazione permette di raggiungere grandi risultati”, spiega Maurizio Sgarzi di Ceps.

Come Otilia è venuta a Bologna anche Piera, mamma di Caterina, anche lei affetta da sindrome di Down. “Caterina ha 24 anni e ha lasciato la scuola al terzo anno dell’istituto d'arte. Si è iscritta a un centro di avviamento al lavoro, e grazie al lavoro degli educatori è riuscita a inserirsi. La disponibilità e l’impegno che si è attivato attorno a noi ha permesso a Caterina di diventare autonoma”. Grazie all’aiuto di una cooperativa di tipo B che l’ha avviata a una professione Caterina ha trovato un lavoro: di giorno è pagata attraverso una borsa lavoro, di sera con un regolare contratto di 12 ore a settimana. “Quando torna a casa a volte ci racconta del ristorante pieno e delle 50 persone che ha dovuto servire. È molto orgogliosa e ha fiducia in sé stessa”.

La storia di Caterina è una delle tante storie di chi è riuscito a superare la propria disabilità, storie sparse qua e là ma aiutate e tenute in vita dal lavorio incessante delle associazioni di genitori e volontari. Uno dei progetti messi in campo per spingere verso l’integrazione delle persone Down è “Amico”, un percorso avviato con 13 ragazzi del Liceo Fermi di Bologna e con altri 5 ragazzi di un istituto privato cittadino. “Amico” è un progetto dell’associazione Grd, Genitori di ragazzi Down. “Siamo partiti con un’assemblea nell’aula magna del liceo – spiega un genitore dell’associazione – Un modo per sensibilizzare tutta la scuola, insegnanti compresi. Poi però abbiamo chiesto ai ragazzi di dare la propria disponibilità e alcuni di loro hanno scelto di dedicare del proprio tempo a chi è affetto da sindrome di Down. Un momento di crescita culturale e umana per loro, un modo per aumentare l’integrazione in classe e ridurre la solitudine che i ragazzi down sperimentano una volta usciti da scuola, soprattutto alle superiori”. Altro progetto è quello dell’associazione Centro 21 di San Lazzaro. “Fare Uno è un’idea che nasce da uno spettacolo che vuole creare nello spettatore e nell’attore consapevolezza delle proprie potenzialità e capacità di migliorare sé stessi. Grazie a Fare Uno – spiega una volontaria dell’associazione Centro 21 – ora i ragazzi con sindrome di Down sono stati in grado di affrontare un copione complesso per il loro spettacolo, senza semplificazioni e scorciatoie. Metterli di fronte a problemi superabili li aiuta a trovare fiducia e a crescere”. (giovanni stinco)
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