17 giugno 2022 ore: 09:00
Immigrazione

Giornata rifugiato. Denuncia di Save the Children: "Così l’Europa respinge i minori migranti"

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, l’Organizzazione presenta il secondo rapporto “Nascosti in piena vista” per documentare storie di minori soli e di famiglie in arrivo o in transito alla frontiera nord, a Trieste, Ventimiglia e Oulx. “Disparità di trattamento con gli ucraini”
© Gianfranco Ferraro per Save the Children Foto Unicef/Save the Children - Migranti

ROMA - Viaggi che durano mesi o anni, passando da uno Stato all’altro da ‘invisibili’, attraverso montagne, boschi, lungo i binari e superando confini violenti, macchiati di sangue, dove ragazzi e ragazze soli, a volte poco più che bambini, e famiglie con figli piccoli -in fuga da guerre, conflitti, povertà estrema, alla ricerca di un futuro possibile - conoscono l’orrore delle percosse, dei cani aizzati contro, della morte dei compagni di viaggio, dentro e fuori l’Europa. 

Come è successo a Javed*, 17enne afghano,che alla frontiera tra Turchia e Bulgaria ha subito trattamenti violenti e umilianti: “I poliziotti hanno sguinzagliato il cane su di me, questo mi ha tirato e io mi sono messo a urlare perché mi aveva morso due volte il piede […]. Si radunavano attorno al fuoco a bere vino e ci facevano sdraiare nudi sulla schiena”. Durante il lungo percorso migratorio ha più volte filmato i suoi trasferimenti. Questi video, uniti al racconto in prima persona, documentano l’atrocità dei viaggi di minori non accompagnati e famiglie nel pieno del XXI secolo. Il suo lungo racconto dall'Afghanistan all’Italia passa per Pakistan, Iran,Turchia, Bulgaria (sono stati ben 23 i tentativi di superare il confine bulgaro, ovvero l'ingresso nell’Unione Europea), Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Italia.

Un anno dopo la ricerca effettuata alle zone di confine della frontiera Nord d’Italia -a Trieste, per chi arriva nel nostro Paese attraverso la cosiddetta rotta balcanica e in uscita verso la Francia, a Ventimiglia in Liguria e a Oulx in Piemonte, Save the Children, è tornata a raccogliere testimonianze e a raccontare storie di passaggi e respingimenti di minori soli o con le loro famiglie nel rapporto “Nascosti in piena vista”, curato anche quest’anno dal giornalista Daniele Biella e diffuso oggi, a pochi giorni dalla Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno. 

Violenze, respingimenti, umiliazioni

Tante le testimonianze di violenze, respingimenti, umiliazioni subite durante il viaggio, vere e proprie violazioni dei diritti umani e dei diritti dei minori, che fanno emergere un'Europa a due livelli:in uno scenario mondiale profondamente mutato,l’Europa e i suoi Paesi hanno dimostrato di saper spalancare braccia e porte alla popolazione in fuga dalla guerra in Ucraina, ma al contempo si sono dimostratibrutali e disposti a usare forza ingiustificata contro gente inerme, “colpevole” di non avere documenti validi per l’ingresso, ma bisognosa allo stesso modo di un posto sicuro.  

“I profughi ucraini, con ammirabile solidarietà, vengono accolti ai valichi autostradali con donazioni di cibo, vestiti e un trattamento dignitoso che fa onore all’Italia e all’Europa. Ma nei rilievi del Carso triestino, così come sul Passo della Morte tra Ventimiglia e Mentone e tra i sentieri del colle del Monginevro, numerosi vestiti, documenti e altri oggetti abbandonati testimoniano il passaggio di persone analogamente in fuga da privazioni e violazioni dei loro diritti, ma provenienti da altri Stati, obbligati a viaggiare nell’ombra, attraversando nel buio le frontiere in un’Europa che chiude loro le porte” dichiara Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Sono stati 35 i minorenni stranieri non accompagnati respinti alle frontiere interne o esterne dell’UE nei primi tre mesi del 2022, che la coalizione di enti non profit europei Protecting Rights at Borders ha intercettato nelle sue attività. Probabilmente la punta di un iceberg, se si pensa che solo ad aprile sono stati segnalati 38 minori non accompagnati in transito a Trieste (oltre a quelli accolti dal sistema istituzionale di protezione) e - sempre ad aprile – 24 sono stati registrati in transito a Ventimiglia e 35 a Oulx. Minorenni “nascosti in piena vista”.

I respingimenti non si presentano all’ingresso in Italia a Trieste e dintorni, ma vengono registrati ancora alle frontiere con la Francia: il team di ricerca di Save the Children ha raccolto evidenze dirette di trattamento differenziato a seconda dei luoghi di transito. A Claviere un minore non accompagnato ha più probabilità di essere ammesso presentandosi direttamente alla polizia di frontiera francese, a Mentone invece viene segnalata  ancora la pratica della polizia di modificare la data di nascita per fare risultare la persona maggiorenne e quindi espellibile tramite il refus d’entrée, il foglio di via. In ogni caso, se la frontiera francese rimane comunque permeabile - il numero di tentativi dipende spesso dalla fortuna– rimangono praticamente insuperabili gli accessi dall’Italia a Svizzera e Austria.

 “Il disperato si appiglia a qualunque speranza” dice Mahmoud, padre giordano-palestinese che il team di ricerca incontra con moglie e cinque figli dopo il terzo respingimento al confine tra Mentone e Ventimiglia. Sono in viaggio da due anni, destinazione Germania. In Croazia hanno superato il game - il passaggio tra le frontiere - dopo 20 tentativi.“Nessuno provava compassione per noi (…) sia che fossimo stanchi, affamati o assetati”.  “La cosa più importante è farmi stare in una casa e mandare i miei figli a scuola, non voglio nient’altro” aggiunge Mariam, sua moglie.

Disparità di trattamento

 Save the Children riporta l’attenzione sulle disparità di trattamento e chiede la fine delle violenze lungo le frontiere. “È difficile arrivare da soli in altri Paesi. Senza padre, senza madre, senza fratello e nessun amico. Ma dobbiamo farlo, perché abbiamo un sogno: vogliamo avere un futuro, vogliamo essere brave persone”. Sono parole di Naweed*, costretto a fuggire dall’Afghanistan, 14 anni, forse meno,che gli operatori di Save the Children hanno incrociato i primi di maggio a Claviere, nell’alta Valle di Susa, in Piemonte, all’ennesimo confine da valicare, quello con la Francia, verso Montgenevre, attraverso montagne ancora innevate, determinato a proseguire in direzione Finlandia, dove vive il fratello.Con sé ha un foglio informale che indica la minore età, da consegnare ai poliziotti di frontiera francesi nella speranza di non essere respinto, in quanto minore straniero non accompagnato.

Ad aprile sono 14.025 i minori stranieri non accompagnati presenti nel sistema di accoglienza italiano, secondo i dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali , di cui il 16,3% sono bambine e ragazze, quasi il 70% hanno tra i 16 e i 17 anni e oltre il 22% sono sotto i 14 anni. Per quanto riguarda le nazionalità, la novità di quest’anno è rappresentata dagli ucrainial primo posto (3.906, pari al 27,9%, la cui quasi totalità è ospitata presso parenti o famiglie affidatarie), poi ci sono gli egiziani con il 16,6% e a seguire bengalesi, albanesi, tunisini, pakistani, ivoriani. Gli afghani sono306 pari al 2,6%, a testimonianza della loro volontà di raggiungere altri Paesi in Europa. Ad aprile sono entrati nel territorio italiano 1.897 minori soli - di cui solo 272 con gli sbarchi alla frontiera sud e i restanti1.625 entrati evidentemente dalla frontiera terrestre– in maggioranza ucraini (1.332, pari al 70,2%), egiziani (169, pari all’8,9%), afghani (71, pari al 3,7%). Le regioni che ne accolgono di più sono Lombardia (19,6%), Sicilia (18%) ed Emilia-Romagna (8,8%).

Con l'arrivo della bella stagione il flusso di minori non accompagnati è aumentato notevolmente in un solo mese in tutti e tre i territori monitorati: a Trieste (dalla rotta balcanica) dai 38 passaggi di aprile ai 60 di maggio, a Ventimiglia da 24 a 47, a Oulx addirittura da 35 a 150, per lo più ragazzi afghani, che arrivavano sia dalla rotta balcanica che dalla frontiera marittima, cioè dal Mar Mediterraneo, le cui traversate risultano sempre più letali  e dove di recente ha ripreso vigore la tratta dalla Turchia alla Calabria.

“La straordinaria solidarietà dimostrata verso il popolo ucraino, anche in termini di rapidità della risposta nell’accordare alle persone in fuga la giusta protezione, dovrebbe mostrare la via per un’Europa migliore, capace di apertura e accoglienza di chi fugge da guerre, persecuzioni e fame - si legge nel rapporto -. Gli scenari che emergono dalle crisi globali impongono di non derubricare la fuga dall’emergenza fame o da quella climatica, che costringono tante persone a lasciare le proprie case e i propri Paesi, a “migrazione economica” verso la quale i Paesi europei hanno sempre adottato un approccio repressivo”.

“Il 10 giugno i ministri presenti al Consiglio europeo Giustizia e Affari Interni hanno discusso di un meccanismo volontario di distribuzione dei migranti, ma sullo stesso tavolo si discuteva di estendere, a determinate condizioni, la possibilità di derogare al codice Schengen per un periodo più lungo di due anni. Chiediamo alle istituzioni europee e ai Paesi Membri di avere una voce univoca in materia di protezione dei minorenni. In particolare chiediamo alla Commissione europea l’adozione di una Raccomandazione agli Stati Membri per l’adozione e l’implementazione  di politiche volte ad assicurare la piena protezione dei minori non accompagnati ai confini esterni ed interni dell’Europa e sui territori degli Stati Membri, promuovendo il loro benessere e sviluppo psicofisico anche mediante strategie tese all’inclusione scolastica e formativa e velocizzando le procedure che riguardano i minorenni non accompagnati, tra cui i ricongiungimenti familiari. Chiediamo, altresì, ai governi europei di astenersi dall’utilizzo di pratiche che erroneamente distinguono fra categorie di rifugiati, rispettando il diritto internazionale e il principio del non respingimento, consentendo l'accesso a tutti i richiedenti asilo, e di estendere le buone pratiche istituite per i rifugiati ucraini a tutti i richiedenti asilo, introducendo anche nelle discussioni sull’approvazione o revisione dei provvedimenti del Patto sull’Asilo e la Migrazione. Infine, riteniamo fondamentale l’adozione di sistemi di monitoraggio delle frontiere, che permettano anche di perseguire i casi di violazione dei diritti umani” aggiunge Raffaela Milano.

“Tanto deve essere fatto anche in Italia a partire dalla creazione e dal supporto alle reti virtuose sul territorio, stanziando risorse a sostegno di esperienze di organizzazioni multi-attoriali (che coinvolgano istituzioni, Terzo settore, cittadinanza, istituzioni religiose, settore privato) per una risposta in termini di accoglienza e protezione, con priorità per le aree di transito e transfrontaliere. I progetti di assistenza umanitaria sui territori di confine dovrebbero garantire almeno una gestione integrata, un rifugio notturno, un’accoglienza per minori e famiglie, un adeguato numero di mediatori culturali, un meccanismo di referral per le potenziali vittime di tratta e per le persone con problemi di salute mentale” conclude Raffaela Milano.

 

 
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