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19 giugno 2019 ore: 10:15
Immigrazione

Giornata rifugiato. Viaggio tra i piccoli siriani, bambini di strada a Beirut

di Eleonora Camilli
Secondo l’ultimo rapporto Unhcr il Libano è il paese con il numero maggiore di rifugiati al mondo rispetto alla popolazione totale. Le famiglie siriane vivono nel paese in uno stato di grave povertà e i minori sono costretti a lavorare. Abbiamo raccolto le loro storie raccolte nella banlieu sud della capitale libanese
Federica Mameli Bambini di strada Beirut

Bambini di strada a Beirut

BEIRUT - Nour non c’è. Zayra la chiama più volte, cerca nei vicoli, apre la porta della piccola baracca dove vive: quattro mura strette, un tavolo e due brandine, ma la bambina non c’è. L’operatrice lascia un sacchetto col cibo: “Torniamo a vedere come sta nel pomeriggio”, dice. Nour ha 11 anni e vive da sola in una delle stradine di Ouzayi, quartiere sud di Beirut. Non va a scuola, vende piccoli oggetti in strada insieme alla nonna, che si prende cura di lei. Il padre è spesso fuori casa, la madre nessuno sa che fine abbia fatto. Ma ora che la nonna è in ospedale vive completamente da sola. “Abbiamo cercato più volte di convincere la famiglia a farsi aiutare dai servizi sociali, almeno per mandarla a scuola, perché la bambina è analfabeta. Per un periodo ci siamo riusciti. Nour ha seguito alcune lezioni, ma poi la mattina hanno smesso di svegliarla presto al mattino per prendere il pullman che la portava in classe. Ci hanno detto che la bambina gli serve, lavorando porta a casa qualcosa per la famiglia, mandarla a scuola è tempo sprecato per loro”, mi spiega Alexia Haddad, project coordinator dell’Unità mobile che si occupa dei bambini in strada a Beirut, nata da un’iniziativa congiunta dell’ong francese Samusocial international e dell’ong libanese Amel. Un piccolo furgoncino che si muove per le strade delle zone più povere della città, seguendo la metodologia di intervento chiamata maurade: un servizio di prossimità a cui segue una presa in carico, caso per caso, dei minori e delle loro famiglie. Il fenomeno dei bambini in strada riguarda, in particolar modo i piccoli rifugiati siriani, figli di famiglie che hanno dovuto lasciare il paese dopo lo scoppio della guerra e che ora vivono in Libano, spesso senza documenti e la possibilità di lavorare. E così i bambini sono l’unica speranza di sopravvivenza: il lavoro minorile è la norma, a cui si sommano i matrimoni precoci e altre forme di violenza.

Libano bambini di strada

Secondo l’ultimo rapporto Global Trends 2018 dell’Unhcr, il Libano è oggi il paese che accoglie il numero maggiore di rifugiati al mondo rispetto alla sua popolazione totale: quasi un milione e mezzo di siriani (di cui 944 mila registrati dall’Unhcr). Il rapporto è di un rifugiato ogni 6 persone, segue la Giordania  con 1 rifugiato ogni 14 persone e la Turchia (1 ogni 22). Secondo la ricerca Lebanon's response to the Syrian refugee Crisis", realizzata  presso l’Institute des Finances - Basil Fuleihan a Beirut da Roberto Renino, un giovane ricercatore italiano, almeno il 78 per cento dei bambini siriani ( tra i 5 e i 17 anni) in Libano è vittima di una qualche forma di violenza o sfruttamento. Il 64 per cento dei profughi vive sotto la soglia di povertà, in un paese dove circa 3,5 milione e mezzo di persone sono indigenti su una popolazione totale di 6 milioni.

“Noi ci occupiamo delle situazioni di grave esclusione - continua Haddad -. Per questo abbiamo pensato a un intervento nella banlieu sud di Beirut con un’ équipe multidisciplinare: abbiamo un’assistente sociale, un’infermiera per la parte medicale, un altro operatore sociale che deve anche garantire la sicurezza dello staff e una psicologa. L’approccio che usiamo viene definito maurade perché andiamo strada per strada nei quartieri più difficili a identificare le persone più vulnerabili. In particolare i bambini, che sono i più esclusi tra gli esclusi. Li cerchiamo, ci entriamo in contatto e cerchiamo di conquistare la loro fiducia per poi iniziare un vero intervento di aiuto - aggiunge -. In generale ci occupiamo di  tutte le persone che si trovano in strada per lavorare, per mangiare, per dormire. Nel 90 per cento dei casi le persone che incontriamo sono siriane, vivono qui da sei, sette anni, in situazione di povertà. Il resto sono palestinesi o libanesi, perché anche nel paese c’è una situazione di grave indigenza. E poi c’è qualche iracheno”.

Mentre parliamo una donna siriana di 40 anni, si avvicina al camper col figlio di 15 per ritirare un kit con il cibo: un pacco di riso, lo zucchero e alcuni pomodori. E’ arrivata in Libano dalla Siria nel 2013, vive sola con i due figli minorenni, che lavorano saltuariamente in un garage. Non hanno documenti: da quando, nel 2015, il Libano ha operato una stretta sul riconoscimento dei rifugiati, infatti, sono aumentati i sans papier che vivono da invisibili nel paese. Ogni tanto - dice la donna - vanno in strada a mendicare, ma ora il più piccolo è malato, tornerà la settimana prossima per farlo visitare. “Con le famiglia si cerca di entrare in contatto per favorire l’intervento sociale, la presa in carico dei minori prevede il contatto coi genitori e la conseguente presa in carico dell’intero nucleo - continua Haddad -. Qualche volta le famiglie sono in strada con i bambini, altre volte li lasciano soli: il lavoro minorile viene considerato un buon affare perché di solito i bambini vendono più degli adulti”.

bambini di strada Beirut 2

Uscendo dai vicoli, si incrocia la strada che porta all’aeroporto. Qui in ogni angolo c’è qualcuno che offre bottoglie d’acqua, fazzoletti, frutta, succhi di frutta. Mohammed, 8 anni, e suo fratello Ahmed, 12, si avvicinano all’unità mobile. Il carrello carico di pacchi di fazzoletti sovrasta il loro corpo esile: “Vedi, ora sono un vero commerciante - dice sorridendo a una delle operatrici, che gli porgono un cappellino per ripararsi dal sole torrido-. Non vendo più per strada, porto la merce ai negozi, sono in affari”. I due bambini siriani non vanno più a scuola da tempo, il padre non lavora e hanno preso in carico l’intera famiglia. “Si sente fiero perché non lavora più in strada ma fa da intermediario e così può aiutare la famiglia - sottolinea la responsabile del progetto -. Questa è una situazione che si verifica spesso, ci sono i genitori che non possono lavorare oppure che hanno un lavoro instabile e dunque i bambini sono costretti a crescere in fretta e a prendere responsabilità più grandi di loro”. Ad accendere i riflettori sul tema ha contribuito di recente il film “Cafarnao, caos e miracoli” della regista Nadine Labaki, premiato all'ultimo festival di Cannes. “Le problematiche raccontate nel film sono assolutamente realistiche - aggiunge Haddad -. Ovviamente non accade mai che in un’unica storia si verifichino tutte insieme, ma lo sfruttamento del lavoro minorile, le spose bambine, la violenza, l'estrema povertà, sono situazioni con cui abbiamo a che fare spesso”.

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