26 gennaio 2024 ore: 11:56
Società

Giorno della memoria. In un volume la storia di Fredy Hirsh, ebreo, omosessuale, educatore nei campi di concentramento

Pubblicato da edizioni La Meridiana, il volume di Carlo Scovino racconta una storia poco nota. Tra i 5 e i 15mila omosessuali sono internati nei campi di concentramento insieme a ebrei, rom, sinti e testimoni di Geova
Pietra d'inciampo dedicata a Fredy Hirsch. Un particolare del volume “Un educatore ad Auschwitz. L’omocausto, una storia dimenticata”, di Carlo Scovino (edizioni la meridiana)

ROMA - Coloro che si imbattano in un “Stolperstein” (pietra d’inciampo) sono invitati a ricordare, a non dimenticare, a riflettere su quanto è accaduto in passato per ridare dignità a chi è stato privato di tutto, anche del nome, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità. Chi si imbatterà nelle pagine di “Un educatore ad Auschwitz. L’omocausto, una storia dimenticata”, di Carlo Scovino, pedagogista, formatore, con un impiego presso un centro di salute mentale e una docenza a contratto per l’Università degli Studi di Milano. Il volume, pubblicato in occasione del Giorno della memoria da edizioni La Meridiana con il patrocinio di Amnesty International e Associazione Nazionale Educatori Professionali (Anep), andrà oltre il nome scritto sulla pietra d’inciampo che ricorda Fredy Hirsch, ebreo omosessuale ed educatore. Ciò che riuscì a fare nell’abisso di Auschwitz prima di morire, fu dal punto di vista educativo, una sorta di miracolo: per la possibilità di riflettere sul senso umano (e umanizzante) dell’educazione e dell’educare, in uno scenario storico considerato la massima esperienza di disumanità e cancellazione della dignità del soggetto, e anche per la straordinaria lezione di resilienza e resistenza che ci spinge a considerare alcuni aspetti metodologici della cura educativa e della relazione di aiuto in condizioni estreme.

Il volume introduce anche il lettore nei temi dell’Omocausto, sui quali solo da alcuni decenni si è cominciato a far cadere il velo del silenzio. Nel corso del regime nazista numerosi omosessuali furono internati in campi di concentramento insieme a ebrei, rom, sinti e testimoni di Geova. Tra il 1933 e il 1945 almeno 100 mila uomini furono arrestati come omosessuali, di questi circa la metà fu condannato; la maggior parte ha trascorso il periodo di detenzione assegnato nelle prigioni regolari, ma tra i 5 e i 15mila hanno finito con l’essere internati nei campi. Solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento si è cominciato a riconoscere anche questo episodio di storia come inerente alla più ampia realtà della persecuzione nazista. Nel 2002, infine, il governo tedesco ha chiesto ufficialmente scusa alla comunità LGBTIQ+.

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