Giubileo, la missione di suor Vittorina: io, sorda, al fianco dei miei fratelli
Suor Vittorina
BOX ROMA - Si definisce “figlia dei Sacri Cuori” suor Vittorina Carli, 54 anni, delle Maestre di Santa Dorotea figlie dei Sacri Cuori, che vive in provincia di Vicenza e in tutta Italia la sua missione fra i sordi e con i sordi sperimentando questa disabilità sensoriale sulla sua pelle. Anche lei, come tante altre persone credenti con disabilità, si prepara a vivere il Giubileo della misericordia.
Cos’è per te, consacrata sorda, il Giubileo della misericordia?
“Per me è una grande festa giubilare: lo è per tutti ma per me, consacrata sorda, figlia del Sacro Cuore di Gesù, ‘il trafitto per noi’ dal quale posso ricevere ricchezze di grazia e di misericordia, spero sia anche un tempo e un cammino di conversione concreta. Sento che ho voglia di impegnarmi a ‘gustare il Suo sguardo incrociato’ per vedere voci, per leggermi dentro-intorno e dare piccoli doni quotidiani ai miei amici-fratelli sordi. Infatti come sorda, religiosa dorotea, sono invitata a essere vera imitatrice di Dio nella sua misericordia: ‘Siate misericordiosi sul modello di Dio’ (Lc 6,36)”.
Nella tua vita religiosa in che modo e in quali gesti senti di essere una missionaria della misericordia?
“Per vocazione e per carisma, nella mia congregazione, ogni figlia dei Sacri Cuori è e deve essere ‘dispensatrice di misericordia’, perché solo per mezzo della misericordia e del perdono può diventare operatrice di pace (cfr. Mt 5,9). Però prima di tutto io devo essere misericordiosa con me stessa, purificarmi e pacificarmi ogni giorno per poter essere misericordiosa con gli altri. Come? Nella comprensione e nell’accettazione dei miei limiti, non solo ‘handicap’ fisici ma anche fragilità comportamentali. Solo superando i miei egoismi potrò sperimentare la gioia di vivere intensamente per amore di Gesù misericordioso e dell’umanità”.
Come riesci ad aiutare gli altri se tu per prima hai bisogno di aiuto?
“Prendo la frase della Prima lettera di San Paolo ai Corinzi: ‘Non può l’occhio dire alla mano: Non ho bisogno di te!’ (1Cor 12,21). Vivo il mio limite-dono (la mia sordità), chiedo aiuto alla mia comunità e insieme riversiamo l’aiuto su ogni persona bisognosa, specialmente sorda. La mia-nostra missione è questa. Dio ha scelto me, ha deciso che fossi sorda, perché io offra qualcosa agli altri. Solo chi è debole si lascia amare e si fa aiutare dagli altri, ma anche fa amare e aiuta gli altri. Uno strumento eccellente per seminare gesti-segni di aiuto è il mio prezioso cellulare. In questo anno giubilare cercherò di usarlo tanto, senza consumarlo... Farò viaggiare attraverso questo mezzo la Parola di Gesù e quella di Papa Francesco”. (Laura Badaracchi)