16 gennaio 2018 ore: 10:15
Giustizia

Giustizia: il percorso a ostacoli dei decreti preoccupa magistrati e garanti

Conams e ombudsman regionali e comunali intervengono sul processo di riforma, tra dubbi, ritardi e prospettive. Fiorillo: “La riforma deve essere sostenuta da adeguate risorse". Anastasia: “La propaganda elettorale non aiuta, bisogna fare presto e bene”
Giustizia generica, martello del giudice, bilancia

ROMA - Due prospettive diverse, criticità differenti e lo stesso obiettivo: sostenere una riforma che, tra mille ostacoli, sta cercando di ridisegnare il volto dell’esecuzione penale. Da una parte i magistrati di sorveglianza aderenti al Conams (coordinamento nazionale magistrati di sorveglianza), dall’altra i garanti regionali e comunali dei diritti dei detenuti sono intervenuti sul delicato percorso che sta affrontando la riforma.
I Garanti “manifestano una grave preoccupazione - si legge nella nota degli Ombudsman - per il ritardo nella trasmissione alle Camere dello schema di decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario già approvato dal Consiglio dei ministri, e ancora più per la mancata approvazione dei decreti sull’ordinamento minorile, sul lavoro, sulla giustizia riparativa e sulle misure di sicurezza. Un particolare allarme suscita il blocco del decreto sull’affettività in carcere”. Facendosi interpreti “di un malessere presente nelle carceri rispetto ad aspettative che potrebbero andare deluse”, i garanti manifestano la propria disponibilità al ministro Orlando “a un incontro in tempi rapidi in cui rappresentare le nostre preoccupazioni”.

Apprezzamenti per tutto il lavoro, avviato due anni fa con gli Stati generali, ma anche perplessità per alcuni punti arrivano dal Conams che “auspica che l’emanazione dei decreti attuativi costituisca solo l’inizio di una nuova stagione per l’affermazione dei diritti in carcere” e per una pena che tenda alla rieducazione dei detenuti. “La magistratura di sorveglianza associata esprime apprezzamento per il tendenziale superamento del regime delle preclusioni e degli automatismi, e per il rafforzamento dei sistemi giurisdizionali di tutela dei diritti in capo al magistrato di sorveglianza, riservandosi una più compiuta valutazione su quello che appare fin d’ora un nodo problematico in tema di semplificazione del rito” per la concessione di misure alternative ai soggetti liberi. “Evidenzia, altresì, l’urgenza di completare l’esercizio della delega anche sul tema così sentito dell’affettività in carcere”.

“Il Coordinamento – conclude la nota - ribadisce che una seria ed organica riforma del sistema penitenziario non può assolutamente prescindere da un impegno economico corrispondente agli obiettivi prefissati. La magistratura di sorveglianza si rende disponibile da subito ad una fattiva interlocuzione con i soggetti istituzionali coinvolti nel processo di riforma”.
“Ci riserviamo di leggere i decreti – spiega Antonietta Fiorillo, coordinatrice nazionale del Conams e presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna - perché bisogna capire: ad esempio sul discorso della semplificazione, la legge delega era abbastanza chiara ma è anche vero che avere la presenza dei detenuti in udienza è molto importante perché è la fase in cui si acquisiscono notizie, il soggetto può segnalare altre cose e noi possiamo chiarirci dei dubbi. Non è un giudizio negativo, ma di attesa. Avendo eliminato anche gran parte delle preclusioni, poi, sicuramente ci sarà un aumento di procedure. E noi saremo in parte sopraffatti dalle domande di soggetti che fino ad ora non potevano accedere ad alcune misure”.

Questo afflusso di procedimenti, come si concilia con la cronica carenza di organico? “Male – sottolinea la presidente -. E il problema maggiore riguarda il personale amministrativo. Nel tribunale che dirigo, ad esempio, registriamo una scopertura del 40 per cento. La nostra realtà dovrebbe arrivare a dare, in un processo penale che dura ancora molto, una risposta, al soggetto libero o detenuto, in tempi decenti. Ma se non abbiamo le forze, i tempi non si riducono. La situazione l’abbiamo segnalata in questi anni e grazie al concorso per gli assistenti è passato qualcosa, ma il potenziamento non è arrivato in tutti gli uffici. Bisognerà che si pensi seriamente anche alla copertura quantomeno delle vacanze altrimenti non riusciremo a rispondere in tempi congrui. E una risposta coerente e adeguata va data in tempi ragionevoli altrimenti, qualunque cosa si faccia, si arriva sempre tardi”.
“Quello che abbiamo davanti – spiega la dottoressa Fiorillo - è un intervento organico importante: negli ultimi anni c’erano stati solo provvedimenti tampone e da questo punto di vista bisogna riconoscere che si è tentato un intervento rilevante, ma che deve essere sostenuto con adeguate risorse. Quando si dice che in questi anni, con le riforme del ’75 e dell’86, pur avendo un sistema penitenziario meraviglioso, è stata tradita la finalità rieducativa della pena, si dice anche che non sono state investite le risorse necessarie a far funzionare il sistema”.

Ad esempio in tema di misure alternative? “Sì: in un passo del decreto – spiega la presidente - si dice che chi non ha fissa dimora deve essere sistemato nelle case di accoglienza: ma queste case di accoglienza bisogna realizzarle, altrimenti resta tutto sulla carta. Questo è un punto importantissimo che riguarda gli stranieri ma anche tanti italiani ai quali, pur in presenza di tutti i presupposti, noi non possiamo concedere la misura alternativa perché non li possiamo certo mandare in strada. Il magistrato di Sorveglianza fa enormi sforzi per utilizzare tutte le risorse possibili quando c’è una situazione meritevole. Ma se poi fuori non ci sono le strutture, è tutto inutile.
Il problema delle risorse è legato a qualsiasi legge, qui ancora di più. Certo, questo tipo di interventi va realizzato in sinergia con gli enti locali, creando quella situazione di rete che noi chiediamo da molto tempo: una collaborazione che quando non c’è, non ci consente di permettere l’accesso alle misure”.

“Il processo di riforma del sistema penitenziario è solo all’inizio, ma sembra essere già in affanno – commenta Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio -: in Parlamento non è ancora arrivato per il parere il decreto approvato in dicembre, mentre non sono passati al vaglio del Consiglio dei ministri i decreti sui minori, la giustizia riparativa, il lavoro e le misure di sicurezza. Per non dire dell’assenza di qualsiasi riferimento agli incontri riservati con familiari e conviventi. Siamo preoccupati perché il tempo stringe, la propaganda elettorale non aiuta e tra 2 mesi potremmo avere un altro Governo che decida di lasciar cadere tutto il complesso lavoro avviato con gli Stati generali. Al contrario, i numeri del ritorno dell’affollamento in carcere dimostrano che bisogna far bene e bisogna far presto”. (Teresa Valiani)

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