11 febbraio 2022 ore: 10:15
Giustizia

Giustizia minorile. Antigone: “Trovare soluzioni diverse rispetto al carcere”

Un nuovo codice penale per i minori, un passo avanti verso la residualizzazione del carcere e una revisione del sistema degli aggravamenti che prevede l’invio negli istituti penali in caso di violazioni delle regole di una comunità. Le proposte di Antigone nel nuovo rapporto
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ROMA - “Il sistema dei reati e delle pene per gli adulti non soddisfa minimamente il principio, sancito nella Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia del 1989, del superiore interesse del minore”. Così l’associazione Antigone che nel suo ultimo rapporto, quello sulla giustizia minorile, torna a chiedere un “nuovo codice penale per i minori”. “L’articolo 27 della Costituzione assegna alla pena una funzione rieducativa e pone limiti all’esercizio del potere di punire allo scopo di evitare trattamenti contrari al senso di umanità - si legge nelle conclusioni del rapporto presentato oggi -. Alla luce dell’evoluzione giurisprudenziale costituzionale, significa che le pene devono essere dirette a favorire la reintegrazione sociale della persona condannata, la cui dignità umana non deve essere mai messa in discussione. Questi principi, per essere adattati a ragazzi e ragazze, richiedono una diversa elencazione di reati e un ben più vario pluralismo sanzionatorio. Un furto di un ragazzino in un supermercato non può essere paragonato a quello in appartamento di una persona adulta. Il primo potrebbe essere depenalizzato, trattato civilmente, o affidandosi alla giustizia riparativa”.
 
Per Antigone, inoltre, è giunto il momento di pensare ad un “definitivo superamento del ricorso al carcere per i minori di 16 anni, o per i minorenni in generale - continua il rapporto -. Non sono molti, sono in istituti penali minorili (Ipm) in larghissima maggioranza in misura cautelare, e si trovano a convivere con ragazzi che ormai sono per la maggior parte maggiorenni (il 18% ha addirittura più di 21 anni). È evidente che il ricorso agli Ipm in Italia sta diventando sempre più marginale, il che è confortante, ma questo significa anche che i più giovani sono sempre meno, e la costruzione di percorsi e spazi riservati a loro in Ipm diventa sempre più difficile. Forse è tempo di fare un ulteriore passo avanti verso la residualizzazione del carcere escludendo del tutto i minori di una certa età, seppure imputabili, indipendentemente dal reato”.
 
Secondo l’associazione, l’introduzione di norme specifiche relative a un ordinamento penitenziario per gli Ipm, avvenuta nell’ottobre 2018, “impone inevitabilmente norme specifiche di esecuzione che sappiano differenziare le esigenze e le prospettive dei ragazzi da quelle degli adulti - spiega il rapporto di Antigone -. Si pensi ai temi della socialità, dei contatti col mondo esterno, della disciplina, dell’isolamento, della scuola, della formazione, della vita comune, degli affetti, delle
tecnologie”. 
 
Infine, va rivisto il sistema degli aggravamenti che prevede l’invio del ragazzo in un Ipm qualora violasse le regole della comunità. “Si tratta di una permanenza difficile da gestire e ben poco fruttuosa dal punto di vista pedagogico - spiega Antigone -. Gli operatori degli Ipm sono indifesi e ben poco possono fare rispetto a ragazzini che arrivano già agitati. È l’ora di cercare soluzioni diverse per reagire alla violazione delle regole della comunità, soluzioni che non richiedano il passaggio in carcere, sempre traumatico per il giovane, e che al tempo stesso non gravino gli Ipm di questa utenza indiretta, che in effetti è essenzialmente utenza delle comunità stesse”.
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