19 luglio 2017 ore: 09:34
Giustizia

Giustizia minorile e misure alternative: la famiglia diventa protagonista

Il nuovo capo del Dipartimento, Gemma Tuccillo, presenta i primi mesi di lavoro. Tra i temi in evidenza: giustizia riparativa, banca dati adozioni e ordinamento penitenziario minorile. Per l’esecuzione penale esterna “la sfida è quella di realizzare la più completa osmosi tra le esperienze”
Giustizia minorile. Ragazzino dietro a rete

ROMA - In primo piano trattamento, giustizia riparativa, pieno funzionamento della Banca Dati adozioni (che permetterà di incrociare le caratteristiche dei bambini adottabili e delle coppie disponibili all’adozione, su tutto il territorio nazionale)e stesura dell’ordinamento penitenziario minorile, a cui, finalmente, si è deciso di porre mano a livello legislativo e che “mai era stato realizzato in passato”. Una carriera in magistratura, dalla Sorveglianza alla Procura minorile, al Tribunale per i minori, come giudice e come presidente, il capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, Gemma Tuccillo, fino al marzo scorso vice capo di Gabinetto del ministro Andrea Orlando, presenta a Redattore Sociale il nuovo corso che rilancia e dedica maggiori energie al solco tracciato da Francesco Cascini, il dirigente che ha guidato il Dipartimento dal 2015.

Giustizia minorile: un’eccellenza italiana che riflette le sue peculiarità nel Dipartimento. Dal dirigente che l’ha preceduta, Francesco Cascini, arriva un’eredità importante. La sua direzione è nel segno della continuità o ci saranno cambiamenti sostanziali?
Il cons. Cascini, mio predecessore e collega, ha svolto un eccellente e difficile lavoro teso sempre più a valorizzare la specializzazione e la delicatezza della materia minorile e la tutela dei diritti dei minori di età, coniugando questo impegno con quello particolarmente complesso della completa ristrutturazione del Dipartimento, oggi della Giustizia minorile e di comunità, che vede estesa la sua competenza sull’intero mondo dell’esecuzione penale esterna. Il solco tracciato, pertanto, è quello che intendo proseguire, implementando sempre più gli interventi perché in quest’ambito non si fa mai abbastanza.

Nuovo capo dipartimento con una lunga esperienza nel minorile. Da dove è partita, in questi primi mesi, prendendo le redini del nuovo incarico?
Ho lavorato a lungo come magistrato minorile, sia in Procura che in Tribunale e con riferimento all’ambito minorile di competenza di questo Dipartimento, particolare attenzione sarà dedicata alla implementazione delle opzioni trattamentali, alla giustizia riparativa, al pieno funzionamento della Banca Dati adozioni e alla predisposizione di proposte per la stesura dell’ordinamento penitenziario minorile, espresso punto di delega, mai realizzato in passato.

Con l’accorpamento dell’esecuzione penale esterna, il Dipartimento registra una sinergia o le due funzioni restano distinte?
La sfida è quella di realizzare la più completa osmosi tra le esperienze, valorizzando i buoni risultati ottenuti nell’ambito della giustizia minorile, diffondendo le buone prassi e lavorando in piena sinergia, nel profondo rispetto dei fisiologici tratti di diversità che per alcuni utenti - penso ai cosiddetti ‘giovani-adulti’ - consentono un percorso assolutamente parallelo. Anche in considerazione dei punti di delega dedicati, sarà particolarmente intenso e determinante il lavoro in tema di giustizia riparativa e funzionalmente, per la diffusione sempre più ampia della mediazione penale.

I percorsi avviati all’interno di un settore tanto complesso quanto delicato hanno bisogno dell’intervento e del supporto di tutta la società civile. Come pensa di convogliare gli sforzi e coinvolgere ‘l’esterno’?
Si tratta di invertire la rotta e superare l’idea che sicurezza è repressione. La costituzione parla di pene e non di pena. Dunque la misura alternativa non è un premio ma un modo di eseguire la pena alternativo e con pari dignità di sanzione che ben applicata produce sicuri risultati in termini di sicurezza sociale e diminuzione del rischio recidiva. E’ necessario implementare le risorse, rafforzare gli uffici con personale adeguatamente formato e motivato, anche per poter affrontare l’auspicato incremento di misure alternative alla detenzione all’indomani dei decreti attuativi della delega che necessita di un intenso lavoro anche in sinergia con le strutture detentive. L’esterno sarà coinvolto valorizzando l’apporto del volontariato, anche quello relativo al servizio civile,con progetti da realizzarsi su tutto il territorio nazionale, come auspicato con la firma dell’Accordo con la Conferenza nazionale del volontariato. Ma fondamentale rilievo viene conferito, e sempre più si intende conferire, al coinvolgimento attivo del nucleo familiare di appartenenza, la cui consapevole adesione è elemento imprescindibile per la buonariuscita degli stessi progetti. (Teresa Valiani)

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