29 ottobre 2014 ore: 15:39
Salute

Gli "angeli del Parkinson", équipe di sole donne per assistere i malati

Tra loro una logopedista, una neuropsicologa e una neurologa a formare una rete di integrazione fra ospedale e territorio per la presa in cura: "Le esperienze e gli studi hanno dimostrato che se un paziente viene trattato in maniera integrata dall’inizio, la malattia rallenta"
Anziani: assistente e malata di parkinson

PALERMO – Nasce a Palermo un progetto pilota, il primo del genere in Sicilia, per l’assistenza domiciliare ai pazienti affetti dalla malattia di Parkinson. Parte dall’azienda Villa Sofia-Cervello questa nuova iniziativa che punta a creare una rete di integrazione fra ospedale e territorio per la presa in cura dei soggetti alle prese con questa malattia neurodegenerativa progressiva. Un progetto di un anno, proposto e curato in collaborazione con l’Asp di Palermo, dall’ambulatorio Parkinson del Cto, nato nel 1979, coordinato da Tania Avarello e dal 2002 riconosciuto come centro di riferimento regionale per il Parkinson.

Per questo progetto è stata formata una vera e propria task force, gli angeli del Parkinson, un’equipe composta da cinque figure professionali, tutte donne: una logopedista, una neuropsicologa e una neurologa, assunte a contratto dall’azienda per questo progetto, più un’assistente sociale e una fisioterapista già in organico all’azienda. Il loro territorio di riferimento, individuato dal progetto, è quello degli ex distretti sanitari 12 e 13 e interessa la zona di Borgo Nuovo e poi parte dei quartieri Libertà, Politeama e Partanna-Mondello. Sono i medici di base, coinvolti e informati dell’iniziativa dall’Asp 6, ad attivare la procedura segnalando al centro Parkinson, mediante e-mail creata ad hoc, le situazioni che riguardano i loro pazienti affetti dalla malattia. Entra a questo punto in gioco l’equipe che interviene a domicilio, effettua una valutazione del paziente e compila una scheda con la diagnosi e la terapia al fine di attivare i percorsi necessari che possono prevedere l’assistenza domiciliare per i soggetti che non possono deambulare o la presa in carico ambulatorialmente da parte dell’Asp 6. Questa fase riguarda i pazienti con la malattia in fase avanzata e sono già una ventina i casi affrontati dal mese di luglio da quando il progetto è entrato nella sua fase operativa. Ma il progetto prevede anche una fase di prevenzione per quei soggetti nei quali il Parkinson si trova nella fase iniziale.

Le esperienze e gli studi che ci provengono dal modello anglosassone – spiega la dottoressa Tania Avarello – hanno dimostrato che se un paziente viene trattato in maniera integrata fin dall’inizio con le figure professionali competenti e con un percorso individuale, la malattia rallenta notevolmente, come dimostrato dalla stabilizzazione della terapia. Questo significa non solo una migliore qualità di vita per i pazienti, ma anche ridurre le complicanze nel coinvolgimento delle strutture ospedaliere e di conseguenza anche razionalizzazione delle risorse economiche. La nostra equipe sta effettuando anche questo tipo di valutazione per avviare successivamente i pazienti verso i centri convenzionati esterni, creando una rete riabilitativa ambulatoriale”. Oltre a queste due fasi, elemento qualificante del progetto è la cartella elettronica che permette di seguire in maniera lineare il percorso diagnostico-terapeutico del paziente con indicazione degli interventi effettuati da ciascuna figura coinvolta. “Uno strumento – afferma ancora Avarello – di estrema importanza sia per i pazienti che per i medici e gli operatori. Seguirà il paziente in tutte le fasi della malattia e  garantirà maggiore efficienza e una migliore organizzazione del lavoro. Ci stiamo lavorando e a breve sarà pronta”. (set)

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