18 ottobre 2019 ore: 10:39
Società

Grecia, gestione migranti al collasso (non solo sulle isole)

Il problema che finora ha investito soprattutto le isole, dove si vive in 6 mila in uno spazio pensato per 650, si allarga. Pesa l'aumento dei profughi della guerra turca in arrivo. L'analisi del responsabile delle operazioni del Danish Refugee Council
Hotspot di Moria

Hotspot di Moria (Lesbo – Grecia)

La gestione dell’immigrazione in Grecia è al collasso. Un problema che finora ha investito soprattutto le isole, con eventi come quello di lunedì 14 ottobre, quando un grosso incendio ha investito l’hotspot di Samos, dove si vive in 6 mila in uno spazio pensato per 650. Ma la situazione ora, con i profughi della guerra turca in arrivo e altri fattori concomitanti, rischia di scoppiare anche sulla terraferma.

La nuova frontiera. I migranti in arrivo dalla Turchia crescono da oltre due mesi. Tanto che tra agosto e settembre è stato registrato un picco di arrivi (oltre 9 mila in agosto, 12 mila a settembre), secondo i dati dell’Unhcr. Un trend legato alla crisi del piano d’azione comune Ue-Turchia, che ha già messo in ginocchio le isole.

Il trasferimento. Kyriakos Giaglis, responsabile per le operazioni in Grecia del Danish Reguee Counsil, spiega così a Osservatorio Diritti la situazione: “Visto che la vita per i migranti sulle isole è diventata insostenibile, l'attuale governo ha pensato di spostarli sulla terraferma”. Una scelta contenuta anche nel programma in quattro punti del primo ministro Kyriakos Mitsotakis: accelerazione nella valutazione delle richieste di protezione, più collaborazione tra i vari comparti dell’amministrazione pubblica, pattuglie sui confini rafforzate e, appunto, il trasferimento dalle isole. “Più di 20 mila richiedenti asilo saranno trasferiti in 10 strutture sulla terraferma”, ha detto una settimana fa il primo ministro Kyriakos Mitsotakis.

Emergenza continua. L’approccio ai flussi migratori di tipo emergenziale fa temere che anche i centri sulla terraferma possano esplodere. A Nea Kavala, per esempio, la situazione è in continua evoluzione. Nato tre anni fa per dare un posto a chi era stato evacuato da Idomeni, fino a un mese e mezzo fa ospitava 800 persone. Improvvisamente, nei primi giorni di settembre, è stato necessario allestire tende per oltre mille persone che stavano arrivando dall’isola di Lesbo. “Qui
la qualità della vita va sempre più peggiorando - dice Giaglis - perché c'è una bella differenza tra mille persone, in una struttura che ne può contenere 948, e 2.000. Già vivere in un container non è il massimo, ma almeno ci sono un bagno e le brandine, figuratevi nelle tende, specialmente ora che sta arrivando l'inverno! Eppure in Grecia andiamo avanti così da ormai più di tre anni”.

Il contesto. Al momento nel paese si contano 29 strutture e altre sono in preparazione, stando a quanto dichiarato dal governo. “Sicuramente uno degli aspetti cruciali è il
senso di perenne insicurezza in cui vivono i rifugiati. Ci sono di continuo risse o attacchi a donne e a minori. Purtroppo la polizia non ha abbastanza fondi per rimanere a lungo e con un numero sufficiente di agenti per garantire la sicurezza adeguata. Ci sono persone in stato di ansia, agitazione, moltissime depresse visto che non riescono a vedere una via d'uscita”, dice ancora Giaglis.

L’articolo integrale di Laura Filios, "Migranti in Grecia, dopo le isole a rischio anche i centri sulla terraferma", può essere letto su Osservatorio Diritti.

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