17 ottobre 2023 ore: 11:35
Immigrazione

Guerre e migrazioni, in Italia l'Ucraina è la quarta comunità non Ue

di Chiara Ludovisi
XXXII Rapporto Immigrazione 2023 Caritas Italiana e Fondazione Migrantes. In lieve aumento i residenti stranieri , sempre in testa i cittadini rumeni. Calano i nuovi nati (- 29% dal 2012 al 2021). Il 75,2% degli occupati non-Ue svolge la professione di operaio (contro il 31,6% degli italiani). Solo 1 su 10 è un impiegato e appena lo 0,1% è dirigente

ROMA - I flussi internazionali si complicano, anche in seguito al ritorno della guerra in Europa: è all'interno di tale contesto internazionale che va letto il 32° Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes, presentato oggi a Roma. Sono stimati in 281 milioni i migranti internazionali nel 2021, ovvero il 3,6% della popolazione mondiale (a fronte di 272 milioni nel 2019). Quasi due terzi si sono spostati per ragioni di lavoro. È quanto emerge anche dal quadro europeo, dove, sempre nel 2021, si è registrato un forte aumento dei permessi di soggiorno per lavoro, passati dal 39% nel 2020 al 45% nel 2021. Complessivamente, nell’Unione europea, su una popolazione di 447 milioni, sono presenti circa 23,7 milioni di cittadini di Paesi extra-Ue (5,3%) e 37,5 milioni di persone nate fuori dall’Ue (8,4%). Nel 2021 sono stati rilasciati 2,95 milioni di primi permessi di soggiorno (rispetto ai 2,3 milioni del 2020), ovvero quasi quanto in epoca pre-Covid-19.

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha aperto anche in Europa un nuovo fronte di migrazioni forzate, facendo salire a 108,4 milioni il numero complessivo di profughi e sfollati (di cui il 40% minori). A fine maggio 2023 erano 8,3 milioni gli ucraini fuggiti in Europa: di questi, poco più di 5 milioni hanno ricevuto la protezione temporanea, una forma di asilo che, dopo le guerre nei Balcani, non era più stata utilizzata. Quasi un terzo ha ottenuto questa protezione in Polonia (1,6 milioni, pari al 31% del totale). In Italia, i profughi ucraini sono 175 mila e molti hanno trovato ospitalità attraverso il sistema di accoglienza diffusa e grazie alla rete di connazionali già presenti nel Paese. Quella ucraina, infatti, è la quarta comunità non-Ue in Italia, con circa 225 mila persone regolarmente soggiornanti, il 79% donne.

Contesto italiano

Al 1° gennaio 2023 le stime dell’Istat indicano la presenza di 5.050.257 cittadini stranieri residenti in Italia, in lieve aumento rispetto ai dati definitivi riferiti all’anno precedente (5.030.716). Continua a prevalere l’inserimento nel Nord Italia (59,1% dei residenti totali), con la Lombardia che si conferma la regione più attrattiva: da sola conta il 23,1% della popolazione straniera residente in Italia; in seconda posizione si trova il Lazio (12,2%) e, di seguito, l’Emilia-Romagna (10,9%), il Veneto (9,8%) e il Piemonte (8,2%). Quanto alle principali nazionalità, oltre alla consolidata prima posizione dei cittadini rumeni, che rappresentano 1 straniero su 5 fra i residenti in Italia, e alle successive seconda e terza posizione dei cittadini marocchini e albanesi (che si attestano all’8,4% e all’8,3% del totale), notiamo sempre più un avvicendamento delle provenienze asiatiche (del Sud Est, in particolare) rispetto a quelle africane – come la tunisina, la senegalese, la nigeriana, non più presenti nella graduatoria dei primi dieci Paesi. Tra le provenienze asiatiche, quelle di più storica presenza (come Cina e Filippine) sono in decremento, mentre quelle di più recente arrivo (come Bangladesh e Pakistan) stanno consolidando sempre più il loro percorso migratorio in Italia.

Nuovi nati in calo

In netta riduzione il numero dei nuovi nati stranieri: dal 2012 al 2021 sono diminuiti del 28,7%, passando da quasi 80 mila a meno di 57 mila. Da ormai un decennio il numero di nuovi nati stranieri diminuisce costantemente e sempre più (-5% negli ultimi due anni). Anche le acquisizioni di cittadinanza, pur avendo raggiunto la soglia del milione negli ultimi 6 anni, sono in progressiva diminuzione, e solo fra il 2020 e il 2021 sono scese del 7,5%. Un’acquisizione su cinque è appannaggio dell’Albania, seguita dal Marocco. Significativa è la terza posizione occupata dal Bangladesh, con il 4,7% delle acquisizioni totali, o la quarta e la quinta, in cui troviamo rispettivamente l’India e il Pakistan: segno di nuove tendenze, spesso sottovalutate.

Il lavoro e gli stranieri

Fra il 2021 e il 2022, gli occupati totali in Italia sono cresciuti del 2,4% e complessivamente si sono ridotti sia il tasso di disoccupazione (-14,3%) che di inattività (-3,6%). Per quanto riguarda i lavoratori stranieri, per quelli non-Ue il tasso di occupazione si è attestato su valori leggermente inferiori alla media (59,2% contro il 60,1%), quello di attività ha subito un leggero aumento (+0,6%) e il tasso di disoccupazione si allinea, nella flessione, alla media complessiva. L’aumento occupazionale più marcato si è avuto nel settore del turismo e ristorazione (+16,8% e +35,7% per la compagine di lavoratori non Ue) e nelle Costruzioni (+8,4%, che sale al +13,8% per i lavoratori non-Ue); tuttavia la maggiore incidenza di lavoratori stranieri nel 2022 si registra nel settore dell’agricoltura (39,2% del totale), seguita dalle costruzioni (30,1%) e dall’industria (22,1%). L’87% degli occupati stranieri è un lavoratore dipendente e il restante 12,9% ha un contratto di lavoro autonomo. Alcune nazionalità mantengono, al di là dell’aumento annuale, un tasso occupazionale più elevato della media non-Ue (59,2%): la filippina, la peruviana, la cinese, l’ucraina (tutte con valori intorno al 65%); mentre più basso è quello dei cittadini del Marocco, della Nigeria e del Pakistan.

Il 75,2% degli occupati non-Ue svolge la professione di operaio (contro il 31,6% degli italiani); mentre solo 1 su 10 è un impiegato e appena lo 0,1% è dirigente. Tra le difficoltà principali che i lavoratori stranieri riportano nel trovare un lavoro in Italia, vengono indicate “la scarsa conoscenza della lingua italiana”, “discriminazioni dovute all’origine straniera”, “mancanza del permesso di soggiorno o della cittadinanza”, ovvero il “mancato riconoscimento del titolo di studio conseguito all’estero”.

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news