16 ottobre 2020 ore: 10:00
Giustizia

Guinea e Costa d’Avorio al voto in un clima di proteste e violenze

In due settimane Guinea e Costa d’Avorio voteranno il nuovo presidente. Ma non si tratta di elezioni qualunque: in entrambi i casi è alto il pericolo di violenze e c’è il rischio di ritrovarsi con presidenti che non sono disposti a lasciare il potere
Foto: Aboubacarkhoraa (via Wikimedia Commons) Proteste in Guinea, ottobre 2019

In due settimane Guinea e Costa d’Avorio voteranno il nuovo presidente. Ma non si tratta di elezioni qualunque: in entrambi i casi è alto il pericolo di violenze e c’è il rischio di ritrovarsi con presidenti che non sono disposti a lasciare il potere.

In Guinea il voto è previsto per domenica 18 ottobre e tra i candidati c’è, ancora una volta, Alpha Condé. L’uomo, 82 anni, sta provando a restare al vertice del paese per la terza volta consecutiva. La carta costituzionale, in realtà, prevede che non si possa andare oltre le due elezioni, ma a marzo una riforma ha innalzato il mandato da 5 a 6 anni. Risultato? Si riparte da capo con il conteggio e anche all’attuale presidente sarà concesso presentarsi. Il cambio della costituzione era stato contestato nelle piazze, manifestazioni che sono state represse con la violenza.

Situazione esplosiva. “La campagna elettorale è molto polarizzata e c’è un forte rischio che il confronto si trasformi in violenza intercomunitaria”, ha commentato a Osservatorio Diritti Gilles Yabi, analista del think tank Whati di Dakar. Del resto, lo stesso presidente Condé ha parlato ai suoi con toni preoccupanti: “Queste non sono semplici elezioni, è come se fossimo in guerra”.

In Costa d’Avorio, invece, l’appuntamento è per l’ultimo giorno di ottobre. E anche in questo caso uno dei candidati è il presidente che conclude il mandato, Alassane Ouattara. L’anziano politico, 78 anni, come Condé si trova alla terza candidatura nonostante avesse già dichiarato che avrebbe lasciato spazio al capo del governo, Amadou Gon Coulibaly. Questi, però, è morto lo scorso agosto e Ouattara si è detto pronto al “sacrificio” di tornare in corsa. Anche in questo caso, la decisione di non mollare lo scranno più importante del paese si è portata dietro proteste e morti (almeno 14). E pure qui, per potersi candidare pare che abbia forzato la mano: per ammetterlo, il consiglio costituzionale ha dichiarato che la riforma della costituzione di quattro anni fa ha fatto nascere un paese nuovo e, di conseguenza, il conteggio può ripartire da capo.

L’International crisis group, che si occupa di studiare i conflitti, chiede un rinvio del voto. “Le misure di sicurezza messe in atto dalle autorità hanno momentaneamente ristabilito la calma nel paese, ma la disputa tra governo e opposizione rende improbabile che si svolgano elezioni pacifiche, i cui risultati sarebbero accettati da tutti. Questa tornata elettorale doveva essere l'occasione per chiudere con il passato e lasciare spazio a una nuova generazione”.

L’articolo integrale di Franca Roiatti (da Ouagadougou, Burkina Faso), "Elezioni Africa: Guinea e Costa d’Avorio rischiano violenze e presidenti a vita", possono essere letti su Osservatorio Diritti.

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