28 novembre 2016 ore: 14:31
Non profit

Haiti: a quasi 2 mesi dall’uragano Matthew raccolti distrutti e scuole inagibili

Continua l’emergenza nell’isola caraibica dopo il passaggio: i danni ai raccolti hanno fatto sparire le derrate alimentari necessarie a sopravvivere. Caporizzi (Gvc): “Ci sono già casi accertati di violenze, la situazione potrebbe diventare esplosiva”
Uragano Matthew a Haiti

PORT AU PRINCE (Haiti) – Raccolti distrutti, scuole inagibili, violenze sulle categorie più vulnerabili. A quasi due mesi dal passaggio dell’uragano ad Haiti, è questa la situazione sull’isola caraibica:  Matthew ha colpito oltre 2 milioni di persone, di cui 900 mila bambini. In tre grandi dipartimenti del Paese (Grand’Anse, Sud e Nippes) ha distrutto la totalità dei raccolti, mentre nelle zone del Sud, in cui i principali centri sono villaggi rurali (come Saint Louis, Saint Jean e Tiburon), ne è andato perduto l’80 per cento. Persino gli alberi da frutto sono stati sradicati: “Qui il cocco è una fonte di reddito importante, è venduto a livello nazionale e all’estero. E anche se ripiantato, impiega 6 anni a ricrescere – spiega Chiara Caporizzi, rappresentante della ong bolognese Gvc ad Haiti –. I campi sono pieni di detriti, alberi caduti e carcasse di animali. Pensare che nel giro di qualche settimana si sarebbero dovuti raccogliere fagioli, patate e tutti gli altri prodotti alla base dell’alimentazione. Andando a visitare queste zone il contrasto fra la bellezza dei luoghi, il mare limpidissimo, le montagne maestose, e la rovina nei campi, con tutti – ma proprio tutti – gli alberi recisi, è impressionante”. 

Se non si ripianta entro la fine dell’anno non ci saranno raccolti: niente da mangiare né da vendere per comprare beni di prima necessità: “In certe zone il rischio malnutrizione è già in agguato in condizioni normali: stando così le cose, la situazione potrebbe precipitare diventando catastrofica ed endemica”. L’economia del Paese si basa su un’agricoltura di sussistenza, sia a uso familiare sia come fonte di reddito: è il caso degli alberi da frutto, ma si parla anche di attrezzature, bestiame e sementi. E danni all’agricoltura ammontano a 580 milioni di dollari, superiori alle stime iniziali: “Gli haitiani sono sconvolti: dicono che lo Stato non ha mosso un dito. Anzi, ha portato avanti il processo elettorale (il primo turno è stato lo scorso 20 novembre, si aspetta lo scrutinio per sapere se sarà necessario un secondo turno a gennaio, ndr), anche quando le vie d’accesso alle sedi di voto erano invalicabili. La comunità internazionale sembra assopita: tutti sanno dell’emergenza e informalmente è assodato che se non si lavora ora con largo anticipo a marzo sarà una catastrofe. Ciononostante, i fondi per l’assistenza sono meno del 50 per cento del necessario, con l’Unione europea fanalino di coda nei fondi stanziati. È necessario distribuire semi, rifornire di attrezzature e bestiame, ma l’intervento più urgente è sgomberare i campi e ripristinare un terreno coltivabile”. 

Oltre ai campi sono stati spazzati via anche edifici e scuole. In particolare 116 mila bambini fra i 5 e i 14 anni non vanno a scuola da oltre 2 mesi, sia perché le scuole non ci sono più (1.663 sono distrutte o inagibili), sia perché sono occupati dalle famiglie di sfollati che non saprebbero dove andare. E quando qualche attività educativa riprende, ci sono interruzioni frequenti per le riabilitazioni, o manca il materiale, o manca l’insegnante. “Tenuto conto che per la maggior parte dei bambini haitiani la scuola è il luogo in cui sono più sicuri e protetti, anche qui il rischio che alcuni abbandonino, o che rimangano vittime di abbandono o violenze, è altissimo. La tensione è alta, ci sono stati già casi di assalti ai convogli umanitari: quando la lotta è fra miseria e miseria nera, a far scoppiare la violenza basta poco. Sono anche iniziate delle migrazioni interne dalle campagne alle città, in particolare a Port Au Prince, la capitale, ma dicono tutti che se non si riusciranno a riavviare le attività agricole in tempo utile, questi flussi potrebbero diventare degli esodi. Ci sono già diversi casi accertati di violenze, specie sulle categorie più vulnerabili, donne – si calcola che quasi 11 mila di loro siano a rischio di violenza sessuale – bambini e anziani, ma la situazione potrebbe diventare esplosiva”. 

Gvc è presente ad Haiti dal 2010. Oggi l’obiettivo è raggiungere 10.500 persone, a cui saranno distribuiti kit per riavviare le attività di agricoltura familiare (sementi, attrezzi, capi di bestiame) e per la clorinazione dell’acqua potabile per contenere il più possibile i focolai di colera. Contemporaneamente saranno riabilitati i punti sorgente e di distribuzione di acqua potabile nelle comunità colpite, in coordinamento con la Direzione Nazionale per l’acqua potabile dando priorità alle scuole e ad altri punti comunitari di riferimento. Parallelamente, Gvc – che ha anche aperto un conto corrente per la popolazione di Haiti – porta avanti progetti di sostegno alla sussistenza alimentare e di prevenzione dai rischi di catastrofi ambientali. 

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