29 novembre 2018 ore: 12:30
Salute

Hiv/Aids in Italia, il Report della Lila: ancora molta confusione, poca propensione a fare il test

I risultati dell’analisi dei problemi posti dalle migliaia di persone con cui la Lega italiana per la lotta all’Aids entra in contatto ogni anno e che l’associazione pubblica in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids (1 dicembre)

ROMA - Una percezione del rischio HIV ancora molto confusa in tutte le fasce d’età, una conoscenza delle vie di trasmissione e delle regole del sesso sicuro incerta e condizionata da forti elementi emotivi e morali, una scarsa propensione a ricorrere al Test presso i servizi pubblici e un mancato uso del profilattico, che tra i giovanissimi, può superare il 50%: sono alcuni degli scenari che emergono dal “LILAReport 2018, l’Hiv/Aids in Italia”, un’analisi dei problemi posti dalle migliaia di persone con cui La Lila (lega italiana per la lotta all’Aids) entra in contatto ogni anno e che l’associazione pubblica in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids del primo dicembre. Dal rapporto emerge anche l’allarme per il forte stigma e per le discriminazioni che ancora opprimono le persone con Hiv.
Si tratta di un rapporto che, pur non avendo valore statistico, può però fornire uno spaccato approfondito delle esigenze, delle paure e dei pregiudizi che continuano a caratterizzare il tema Hiv/Aids in Italia. “Frutto del lavoro quotidiano delle nostre sedi e dei nostri volontari - scrive la Lila -, il rapporto è basato su ambiti d’intervento e di servizio per noi fondamentali quali: le attività di HelpLine per la prevenzione, l’informazione e il supporto, i servizi di test rapidi per l’Hiv e le nostre attività di prevenzione nelle scuole, esemplificate dal progetto EducAIDS di LILA Cagliari. A questi settori aggiungiamo quest’anno anche una lettura ulteriore, fornita dai dati sugli accessi al nostro sito e dei temi più discussi nel nostro forum LilaChat.

I ragazzi di EducAIDS 2018 e le caratteristiche dell’intervento. A proposito del progetto di Lila Cagliari, va detto che l’intervento, anche quest’anno, ha preso il via con un questionario, somministrato tra il 21 novembre 2017 e il 28 marzo 2018, volto ad indagare le conoscenze, gli atteggiamenti e le rappresentazioni rispetto alla percezione del rischio della trasmissione dell’Hiv nella popolazione studentesca. Successivamente si è svolto l’intervento didattico-formativo. Il questionario ha riguardato 1.551 studenti: il 90,3% degli intervistati/e si è dichiarato eterosessuale. Il campione restante è costituito da gay e lesbiche per il 2,5%, bisessuale il 3,2%, si rifiuta di rispondere il 2% e un altro 2% dichiara di non essere ancora a conoscenza del proprio orientamento.
Quasi uno studente su due dichiara di aver già avuto almeno un rapporto sessuale, per l’esattezza il 46,7%, in contrapposizione al 53,3% che afferma di non avere mai avuto rapporti al momento della compilazione del sondaggio. Agli studenti che hanno affermato di aver già avuto rapporti sessuali, è stata somministrata una breve serie di domande specifiche sulle loro abitudini in materia di prevenzione sessuale. Come prima cosa, è stato chiesto loro di quantificare approssimativamente la frequenza con cui avessero usato il profilattico: quasi la metà di questi studenti, il 48,7% dichiara di averlo sempre usato, seguita dal 36,8% che afferma di non aver usato con costanza il preservativo, il restante 14,6% dice di non averne mai fatto uso prima d’ora. Quasi il 52% dei ragazzi, dunque, ha avuto rapporti sessuali non protetti, una percentuale alta e preoccupante.
Gli studenti che usano sempre il profilattico motivano la propria scelta per: evitare gravidanze indesiderate (47,9%), evitare IST (35,1%), sentirsi più sicuri (15.5%). Solo l’1,2% per decisione del partner. Queste invece le motivazioni di chi usa il condom senza costanza: non lo ha sempre con se quando serve (27%), è scomodo usarlo (22,7%), lo usa solo in rapporti occasionali (11%), lo usa/non lo usa per decisione del partner (4,5%), per il costo eccessivo (2,1%), altri motivi non specificati (32,6%). Di seguito le motivazioni di chi non usa il condom: riduce il piacere (29,5%), è scomodo (24,6%), per decisione del partner (6,6%), per il costo eccessivo (2,5%), altri motivi non specificati (36,9%).

Dal punto di vista delle conoscenze emerge una forte esigenza di chiarezza. Hiv e Aids sono due cose diverse ma solo il 10% degli studenti sa che il virus dell’Hiv è la causa dell’Aids, se l’infezione non è trattata tempestivamente in modo adeguato. Il 18% non è sicuro dell’informazione e ben il 72% non era a conoscenza di questa distinzione. Una delle cause è il modo approssimativo con cui, talvolta, si parla di Hiv nei media, tradizionali e non, che, spesso, confondono i due termini usandoli come sinonimi.
Solo il 67% degli studenti sa che solo il profilattico e il femidom sono gli unici contraccettivi in grado di evitare la trasmissione dell’Hiv e di molte infezioni sessualmente trasmissibili. Soltanto il 35% degli studenti è consapevole della necessità di far passare almeno 30 giorni dall’ultimo rapporto a rischio prima di sottoporsi a un test Hiv.
Durante il progetto è stata dedicata una particolare attenzione al concetto di TasP (Terapia come Prevenzione), una scoperta scientifica ormai avallata da pubblicazioni delle maggiori istituzioni internazionali. Le persone con Hiv con carica virale non rilevabile non trasmettono il virus: solo il 25% degli studenti è consapevole di questo straordinario progresso garantito dalla continuità delle terapie farmacologiche.

“Il quadro che emerge dal nostro LILAReport conferma il pericoloso stallo in cui versano le politiche di contrasto all’Hiv nel nostro paese – dice Massimo Oldrini, presidente nazionale Lila - oltre un anno fa è stato approvato un Piano Nazionale AIDS coraggioso che prevede lo sviluppo integrato di tutte le strategie di prevenzione oggi disponibili: dalla promozione di condom e femidom, a percorsi di prevenzione nelle scuole su affettività e salute sessuale, all’implementazione della TasP (Treatment as Prevention), alla sperimentazione della PrEP, la profilassi Pre-Esposizione”.

Previste dal PNAIDS anche specifiche azioni rivolte alle popolazioni più vulnerabili (a partire dalla riduzione del danno) e interventi per agevolare l’accesso al Test, tuttora gravato nei servizi pubblici da troppe barriere. Tuttavia, finora il PNAIDS è rimasto lettera morta: “La non applicazione del PNAIDS è un fatto gravissimo, con pesanti ripercussioni sia sulla salute individuale sia sulla salute pubblica – prosegue Massimo Oldrini - alcuni paesi europei stanno ottenendo importanti risultati nel contenimento dell’HIV mettendo in atto proprio le strategie previste dal PNAIDS, e qui si sta ancora discutendo su questioni ormai superate dalle evidenze scientifiche. Non si pensa che ogni persona che si infetta dovrà essere curata e convivere per tutta la vita con l’HIV e non si pensa nemmeno al SSN, visto che ogni nuova infezione costerà 500.000,00 euro”.
A fronte di questo stallo resta in campo la società civile. Per tutta la settimana a cavallo della WAD (World AIDS Day), attraverso nove sedi della Lila, sarà rafforzata l’offerta di test rapidi per HIV e HCV (epatite C), anonimi e gratuiti“Conosci il tuo stato” è, infatti, il tema scelto quest’anno da UNAIDS per celebrare la giornata mondiale di lotta all’AIDS, una scelta volta a sottolineare l’importanza di favorire il ricorso al test.
“Sapere se si abbia o no l’Hiv è fondamentale per accedere tempestivamente ai trattamenti ART(Antiretrovirali), che preservano salute e qualità della vita – ricorda la Lila -. Grazie alla soppressione virologica dovuta alle terapie, le persone con Hiv, inoltre, non trasmettono il virus (TasP): il trattamento Art diventa così anche un fattore importantissimo di prevenzione generale perché interrompe la catena dell’infezione. In Italia la percentuale di persone in trattamento ART che raggiunge la soppressione virale, e dunque uno stato di non-trasmissibilità, è molto alta: tra l’85% ed il 95%”.

Uno dei principali fattori di trasmissione resta, invece, il fenomeno del sommerso: ossia di quelle persone che non si percepiscono a rischio o che, temendo stigma e pregiudizi, non fanno il test, non sanno di aver contratto l’Hiv, non si curano e possono dunque, inconsapevolmente, trasmettere il virus ad altri/e. In Italia si stima che almeno 1 persona con Hiv su 4 non sappia di aver contratto l’infezioneIl numero di quanti accedono al test in una fase molto avanzata dell’infezione o, addirittura, in fase di Aids, resta, inoltre, troppo alto e, secondo gli ultimissimi dati diffusi dal Ministero della Salute, sarebbe addirittura in rialzo, sia pure di poco. Le diagnosi tardive rappresentavano nel 2016 il 55,6% di tutte le nuove diagnosi, mentre nel 2017 questa quota sale al 55,8%Ben il 32% di tutti i nuovi diagnosticati ha eseguito il test solo dopo la manifestazione di sintomi HIV-correlati, una percentuale in rialzo rispetto al 30,7% del 2016.

In occasione di questo primo dicembre 2018 la Lila sarà come sempre in campo nelle piazze e nei luoghi d’incontro di tante città italiane  per sensibilizzare anche sui temi della prevenzione e della solidarietà. Previsti eventi musicali e artistici rivolti a più giovani, punti informativi nelle piazze, affissioni di manifesti, distribuzione di depliant, manifestazioni, incontri di formazione con il mondo del lavoro e della scuola, offerta di condom, proiezioni di film e video.
Ad affiancarci la Lila anche quest’anno, ContestaRockHair con #AIDSISNOTDEAD, iniziativa di sensibilizzazione all'uso del profilattico lanciata ogni anno in tutti i saloni del brand. “Mettici la faccia” è l'invito che viene promosso dai volti di questa campagna fotografica e social che coinvolge protagonisti d’eccezione della scena artistica e musicale. Per tutte le informazioni. “Grazie anche a Coop Italia che ha sostenuto l’acquisto dei test rapidi salivari HIV e per la donazione di 30.000 profilattici ‘Falloprotetto!’”  

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